l’apertura del capo negoziatore barnier

Brexit, le condizioni Ue per riaprire il dialogo con Londra

di Beda Romano


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Michel Barnier (Epa)

2' di lettura

Nell’intento di evitare una uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione dopo il drammatico voto di martedì sera di Westminster contro l’accordo di divorzio, l’establishment comunitario ha ribadito che l’intesa di recesso non può essere rinegoziata. Tuttavia, ha ricordato la possibilità di ritoccare la dichiarazione politica sul futuro partenariato tra Londra e Bruxelles. L’obiettivo in ultima analisi è di trovare una soluzione alla questione irlandese che sia accettabile a tutti.

Parlando ieri a Strasburgo, davanti al Parlamento europeo, il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier ha avvertito che «mai prima di ora il rischio di una hard Brexit è stato così elevato», a 10 settimane dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. In questo contesto l’uomo politico ha ribadito: «Se il Regno Unito decidesse di rivedere le sue linee rosse in futuro, andando oltre un accordo di libero scambio, allora l’Unione europea sarebbe pronta a rispondervi favorevolmente».

Attualmente la dichiarazione di partenariato si basa sul desiderio di inglese di non partecipare né al mercato unico né all’unione doganale. Aprendo la porta a un nuovo negoziato su questo fronte, Michel Barnier ricorda alla controparte inglese che è possibile una nuova forma di intesa che risolverebbe la questione irlandese. L’accordo di divorzio è stato bocciato perché il paracadute per evitare il ritorno della frontiera tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord non ha convinto molti deputati.

Con un accordo di partenariato che prevederebbe la partecipazione del Regno Unito nel mercato unico e nell’unione doganale la questione irlandese verrebbe risolta di fatto: non vi sarebbe alcun confine. È pronto il governo May a rivedere le sue condizioni? Nulla è meno chiaro, tanto più che il paracadute irlandese è stato bocciato anche perché stabiliva tra le altre cose la partecipazione della Gran Bretagna all’unione doganale, un aspetto di cui i brexiteers sono molto critici.

Dietro alla mossa comunitaria vi è certamente il tentativo di evitare che Bruxelles possa essere accusata di non fare abbastanza per evitare una hard Brexit. Vi è anche il desiderio di proporre soluzioni concrete per cercare se possibile di prevenire una uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione, che avrebbe nefaste conseguenze economiche e sociali. Brexit è prevista per ora il 29 marzo, a meno che Londra non chieda un rinvio.

Il premier irlandese Leo Varadkar ha detto ieri di vedere «poco spazio» per nuovi negoziati. Più ottimista la cancelliera Angela Merkel che da Berlino ha spiegato come vi sia «ancora spazio per trattare». Ha aggiunto: «Vogliamo che i danni, e ve ne saranno in ogni caso, siano i minori possibili. Allora naturalmente cercheremo di trovare una soluzione ordinata insieme». L’accordo di divorzio negoziato da Londra e Bruxelles negli ultimi due anni è stato bocciato a Westminster con 432 voti contrari e 202 voti a favore.

L’establishment comunitario aspetta che Londra, in piena crisi politica, faccia la prima mossa, decidendo come comportarsi. Il governo May ha tempo fino a lunedì per offrire nuove soluzioni, secondo un emendamento procedurale approvato ai Comuni all’inizio del mese. Intanto, il capogruppo liberale al Parlamento europeo Guy Verhofstadt ha esortato «tutti partiti britannici a mettere all’ordine del giorno gli interessi del Regno Unito, piuttosto che i loro interessi personali».

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