raggiunto l’accordo

Brexit, cosa prevede il compromesso sul confine irlandese

La Commissione europea e il governo britannico hanno trovato giovedì 17 un nuovo atteso accordo sul divorzio della Gran Bretagna dall’Unione europea. Ora però il testo dev’essere approvato sabato dal Parlamento britannico ma unionisti irlandesi e laburisti potrebbero votare contro

dal nostro corrispondente Beda Romano


Backstop, cos'e' e perche' spaventa

3' di lettura

BRUXELLES – Dopo una ultima corsa negoziale, la Commissione europea e il governo britannico hanno trovato giovedì 17 un nuovo atteso accordo sul divorzio della Gran Bretagna dall’Unione europea. L’intesa è giunta a tre ore da un vertice europeo che dovrebbe dare il suo appoggio almeno politico al nuovo compromesso che il premier Boris Johnson dovrà ora far approvare da Westminster. Non sarà facile; a differenza dell’approvazione del Parlamento europeo che appare più semplice.

Brexit: vertici Ue soddisfatti per accordo
«Abbiamo ottenuto un risultato giusto e ragionevole che corrisponde ai nostri principi», ha detto in una conferenza stampa il capo negoziatore europeo Michel Barnier. «Il testo garantisce certezza giuridica, in particolare per i cittadini», ha aggiunto l’uomo politico, ammettendo che le ultime giornate sono state segnate da «discussioni difficili». Su Twitter, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha definito l’intesa «eccellente».

Dopo sei mesi di stallo, il negoziato ha subito una accelerazione la settimana scorsa dopo un incontro a sorpresa tra il premier britannico Boris Johnson e il premier irlandese Leo Varadkar. Oggetto del contendere il backstop , ossia l’accordo trovato tra Bruxelles e l’allora governo May per evitare il ritorno di una frontiera fisica tra le due Irlande. L'ipotesi di considerare il Regno Unito nell'unione doganale europea è stata bocciata da Boris Johnson perché avrebbe limitato l'autonomia commerciale inglese.

Brexit: compromesso sul “backstop”
Di conseguenza, mentre si avvicinava rapidamente la data di Brexit fissata per il 31 ottobre, Bruxelles e Londra hanno discusso in questi giorni una alternativa la quale prevede che l'Irlanda del Nord resti nel territorio doganale britannico, ma applicando le regole del codice doganale europeo.

Secondo l’intesa, controlli doganali avverranno sul territorio britannico, ma lontano dal confine tra le due Irlande. A essere negoziato è stato in particolare il protocollo dedicato all'Irlanda (in tutto 19 articoli).
Il compromesso è il risultato di un ammorbidimento delle rispettive posizioni. Tra le altre cose, i Ventisette hanno dovuto accettare che a effettuare i controlli siano doganieri di un paese terzo. Peraltro questi saranno chiamati volta per volta a decidere se un bene è diretto verso il Regno Unito o verso l’Unione. Il nuovo backstop durerà quattro anni. Nel caso l'assemblea parlamentare dell'Irlanda del Nord decidesse di non rinnovarlo, la fine del backstop avrebbe luogo due anni dopo.

Brexit: il nuovo “backstop” pensato per durare
Il nuovo backstop entrerà in vigore alla fine del periodo di transizione, fissata al 31 dicembre 2020. In un comunicato, Bruxelles ha precisato che tecnicamente il nuovo backstop non è una polizza di assicurazione per evitare il ritorno di una frontiera in attesa dell'accordo di partenariato tra Unione europea e Regno Unito, «è una soluzione pienamente operativa da un punto di vista legale» che potrebbe rimanere in essere anche con l'entrata in vigore del partenariato.

Nel frattempo, il premier Johnson ha accettato che l’Irlanda del Nord debba alinearsi alle regole del mercato unico, in particolare per quanto riguarda la legislazione sui prodotti, le norme filo-sanitarie, le regole sugli aiuti di Stato, sulla produzione agricola. Nel contempo, l’uomo politico conservatore si è accordato sull’impegno di allineare le aliquote dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) in Irlanda del Nord a quelle predominanti nella Repubblica d’Irlanda, per evitare concorrenza sleale.
Interessante è notare che secondo il nuovo accordo, il Regno Unito avrà piena libertà di negoziare accordi commerciali con il resto del mondo, applicandoli anche all'Irlanda del Nord «purché queste nuove intese non portino pregiudizio all'applicazione del protocollo» appena rinegoziato tra Londra e Bruxelles (articolo 4). Paradossalmente, neppure con la nuova intesa la libertà di manovra del premier Johnson in campo commerciale è piena e totale.

Brexit: destino dell’accordo appeso a Dup e laburisti
La partita europea appare pressoché chiusa, al netto dei tempi di finalizzazione giuridica e di ratifica parlamentare. Non è ancora chiaro invece se il premier Johnson potrà ottenere una maggioranza a Westminster. Un accordo di divorzio, quello negoziato dal governo May, fu bocciato tre volte negli scorsi mesi. Ruolo cruciale lo ha il Democratic Unionist Party, vale a dire un partito che conta a Londra una decina di parlamentari e che per ora esprime dissenso sul nuovo accordo.

Osservatori a Londra spiegano che per ottenere una maggioranza, il premier deve evitare al massimo franchi-tiratori nelle file dei conservatori così come deve attirare a sé il maggior numero possibile di parlamentari laburisti, soprattutto quelli che provengono da regioni che nel referendum del 2016 hanno votato Leave. Parlando qui a Bruxelles prima dell'inizio del vertice, il presidente francese Emmanuel Macron si è detto «relativamente fiducioso» su una ratifica da parte del Regno Unito.

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