DOPO LA SENTENZA

Brexit, Johnson sfida il Parlamento: «Usciamo il 31 ottobre in ogni caso. Sfiduciatemi o andate a casa»

Dopo la sentenza della Corte suprema la Camera dei comuni torna al lavoro. Il premier britannico parla all’assemblea in un clima incandescente e accusa il Parlamento. Per il leader laburista Jeremy Corbin, Johnson è inadeguato come primo ministro: «Se vuole le elezioni chieda una proroga per Brexit e subito dopo andiamo al voto»

di Nicol Degli Innocenti

Boris Johnson (Epa)

3' di lettura

LONDRA – La migliore forma di difesa è l'attacco: ne è convinto Boris Johnson, che il 25 settembre è tornato a Londra in tutta fretta da New York per affrontare il Parlamento con toni battaglieri.
Reduce dalla sentenza-bomba della Corte Suprema, che ha stabilito che il premier ha agito in modo illegale e illegittimo nel sospendere il Parlamento per cinque settimane senza valide ragioni, Johnson non intende cospargersi il capo di cenere.
Tutt’altro: il premier non è entrato nel merito del verdetto della Corte, salvo per dichiarare che «con tutto il rispetto, la decisione è sbagliata». Si è poi lanciato in un attacco frontale contro l'opposizione laburista e contro il Parlamento, accusando i deputati di essere “sabotatori” pronti a tradire la volontà popolare cercando di rinviare se non annullare l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea.

Per riguadagnare consensi il premier ha ignorato la sentenza e ha puntato invece tutto il suo intervento su Brexit. «Voglio attuare Brexit entro il 31 ottobre, con un nuovo accordo se possibile, ma senza intesa se necessario», ha detto il premier.

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Ha affermato però che la Ue sta scendendo a compromessi: «Stiamo negoziando alternative alla backstop che fino a poco fa non volevano prendere in considerazione».
La gente, ha dichiarato il premier, «non vuole un altro referendum. Vuole solo che sia rispettato il risultato del primo referendum».
Johnson ha schernito l’opposizione e il Parlamento, sfidandoli a procedere con un voto di fiducia per andare a elezioni anticipate. «Scappano via, ma di cosa hanno paura?» ha chiesto all'Aula in tumulto.

Pronta la risposta del leader laburista Jeremy Corbin, che ha definito inadeguato il primo ministro e «nullo e inutile» il suo discorso. Corbin, a proposito delle elezioni, ha poi aggiunto: «Le vogliamo anche noi. Se il primo ministro le vuole è molto semplice: chieda una proroga della Brexit e andiamo subito dopo al voto».

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Il premier si rifiuta di dare le dimissioni, come è tornata a chiedere il 25 settembre l'opposizione, e non intendere chiedere scusa al Parlamento, al Paese o alla Regina, che è stata convinta con motivi pretestuosi a concedere la sospensione richiesta dal Governo. Downing Street ha confermato che Johnson ha parlato con Elisabetta II al telefono il 24 settembre sera, ma non ha reso noto dettagli della conversazione.

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Il Parlamento di Westminster il 25 settembre mattina ha potuto riprendere i lavori dopo la decisione della Corte Suprema e i deputati sono tornati in aula pronti alla rivincita. I partiti di opposizione sono uniti nella volontà di impedire un'uscita dall'Unione Europea senza un accordo il 31 ottobre e per questo hanno deciso di non votare la sfiducia al Governo, che porterebbe a elezioni anticipate prima della data prevista di Brexit.
Il Governo ha invece accusato i deputati dell'opposizione di essere «troppo codardi per andare al voto di fiducia».
A preparare il terreno per il discorso di Johnson è stato Geoffrey Cox, il procuratore generale il cui parere legale al Governo – che sospendere il Parlamento per cinque settimane era del tutto legittimo – si è rivelato clamorosamente sbagliato.

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Anche Cox ha detto che non intende dare le dimissioni e ha preferito l'attacco all'autodifesa. Ha insistito che il Governo ha agito «in buona fede» e senza ulteriori motivi nel chiedere la chiusura del Parlamento e, pur affermando di rispettare il verdetto della Corte Suprema, ha sottolineato che diversi giudici e avvocati si sono trovati in disaccordo.
Cox, noto per la sua voce tuonante e il suo stile teatrale, ha poi sferrato un attacco frontale al Parlamento «morto e illegittimo», accusandolo di essere «una vergogna» perché «sta bloccando 17,4 milioni di persone» che hanno votato Brexit e sta facendo di tutto per ostacolare la volontà popolare.

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Sta emergendo quindi con chiarezza la strategia del Governo: andare a elezioni anticipate il prima possibile presentando Johnson come il paladino del popolo e il Parlamento e i giudici come l'establishment teso a frustrare la volontà popolare e a impedire Brexit.
La speranza è di raccogliere i voti dei molti elettori frustrati da tre anni di polemiche e ritardi e di sfruttare la popolarità di Johnson, sempre che non sia stata intaccata dagli errori commessi nei due mesi al potere, dipingendolo come l'unico difensore dei milioni di cittadini che nel 2016 avevano votato per Brexit.
Per questo Cox ha dichiarato che il Governo intende chiedere per la terza volta elezioni anticipate. Le prime due richieste non erano state accolte dai deputati, ma «a breve» ci sarà un terzo tentativo di andare alle urne.

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