la sconfitta della premier britannica

Brexit, disfatta per Theresa May: accordo bocciato con 230 voti di scarto


Brexit, dal referendum alla bocciatura - La timeline

4' di lettura

Il Parlamento inglese con 432 voti contrari e 202 favorevoli ha bocciato l’accordo con la Ue. Il voto della serata di martedì 15 gennaio alla Camera dei comuni a Londra è stato un momento storico e si è concluso con l’esito più probabile della bocciatura. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha invocato le elezioni generali e annunciato una mozione di sfiducia contro il governo guidato da Theresa May.

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Da parte sua la premier, escludendo le proprie dimissioni, ha chiesto alle opposizioni di presentare una mozione di fiducia sul suo governo, per discuterla mercoledì 16 gennaio e vedere, dopo il voto negativo dei Comuni sull’accordo sulla Brexit, se l’esecutivo dispone ancora del sostegno di una maggioranza. La premier ha detto che il no all’accordo è chiaro, ma che non sono emerse chiaramente altre proposte sul tavolo. Dire no alla ratifica dell’accordo proposto dal governo britannico sul divorzio dalla Ue significa «incertezza, divisioni e un rischio» concreto «di no deal o di no Brexit». La premier ha parlato di un voto decisivo per le prossime generazioni e destinato a definire l’eredità di ciascuno dei deputati che stasera hanno votato, invocando (senza successo) un sì per evitare il rischio di un salto nel buio. Il governo britannico non ha, comunque, per ora in programma di chiedere all'Ue un rinvio dei termini della Brexit rispetto alla scadenza del 29 marzo, ha detto a Bbc Radio la ministra Andrea Leadsom, brexiteer di spicco rimasta nel governo.

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Sarebbero serviti 318 voti al primo ministro inglese Theresa May per portare a casa l’accordo sulla Brexit. Il leader dei laburisti Jeremy Corbyn ha invocato «elezioni generali» come «miglior soluzione per il Paese». Di diverso avviso Theresa May: secondo la premier britannica l’accordo sulla Brexit rispetta «la volontà democratica» espressa dal popolo britannico nel referendum del 2016 e apre la strada «a un futuro migliore» per la Gran Bretagna. May, concludendo il dibattito ai Comuni, ha passato in rassegna le alternative, denunciando un eventuale secondo referendum come uno strumento di divisione per il Paese.

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L’accordo sulla Brexit, secondo May, avrebbe garantito «il recupero del controllo» della Gran Bretagna sui suoi «confini, denaro, leggi e sulla pesca», garantendo i necessari legami con la Ue a tutela «dei posti di lavoro e della sicurezza». La premier ha inoltre denunciato come illusoria la prospettiva di poter negoziare un’altra intesa con Bruxelles, sottolineando come la Ue lo abbia già escluso, mentre - rispondendo alle contestazioni del capogruppo degli unionisti nordirlandesi del Dup, Nigel Dodds - ha osservato che non ci può essere alcun accordo senza backstop, il contestato meccanismo di salvaguardia dei confini aperti fra Dublino e Belfast. Sul tavolo dei quattro emendamenti presentati è rimasto proprio quello (F) che riguardava il backstop, che ha ricevuto 600 voti contrari e 24 voti a favore. La Camera dei Comuni ha così stroncato l’emendamento all’accordo sulla Brexit presentato dal deputato Tory brexiteers per concedere al Parlamento britannico la possibilità di esprimersi a favore dell’uscita dal meccanismo del backstop.

IL DOCUMENTO / Il testo in votazione al Parlamento britannico

Juncker: «Rischio Brexit disordinata»
Ora «il rischio di un ritiro disordinato del Regno Unito dalla Ue è aumentato, mentre non vogliamo che ciò accada. La Commissione continuerà nel suo lavoro di emergenza per assicurarsi di essere pienamente preparata». È il commento a caldo di Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, che ha invocato un chiarimento urgente da Londra. E intanto nella mattinata del 16 gennaio, gli europarlamentari discutono la situazione della Brexit dopo la bocciatura dell’accordo Ue-Regno Unito da parte della Camera dei Comuni. Nel corso del suo intervento il negoziatore Ue Michel Barnier ha ammonito che non è mai stato così forte il rischio di un divorzio senza accordo tra le due parti.
Alle sue parole si aggiungono quelle del presidente Ue Donald Tusk: «Se un accordo è impossibile e dato che nessuno vuole un non-accordo, allora chi alla fine avrà il coraggio di dire qual è la sola situazione positiva?». Questo il suo tweet a commento del voto britannico. Una dichiarazione subito interpretata come l’invito a trovare «una soluzione positiva».

Tajani: «Alla May tutte le concessioni possibili»
Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani è netto: «Non credo che ci sia molto da cambiare. Al Regno Unito era stato concesso tutto ciò che chiedeva quando era parte integrante dell’Unione europea. È stato concesso tutto ciò che potevamo concedere senza ledere gli interessi dei cittadini europei: non credo che si possa aggiungere altro». La priorità del Parlamento dell’Unione, adesso, è «la tutela dei diritti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito in caso di una “hard Brexit”, ovvero l’uscita del Paese dall’Unione senza un accordo».

Conte: «Limitare gli effetti negativi»
Sul versante italiano, «il governo prende atto del voto del Parlamento britannico», pertanto «continueranno e saranno intensificati i preparativi per essere pronti a tutti gli scenari, incluso quello poco auspicabile di un recesso senza accordo il 29 marzo 2019», si legge in una nota di Palazzo Chigi. Per il premier italiano Giuseppe Conte, «in attesa di un chiarimento delle intenzioni del Governo britannico sui prossimi sviluppi, il Governo italiano continuerà a lavorare in stretto contatto con le Istituzioni e gli altri Stati membri dell’Ue per limitare le conseguenze negative della Brexit, e, in particolare, per garantire i diritti dei cittadini italiani nel Regno Unito».

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La partita della sfiducia a May
La Camera dei comuni mercoledì 16 gennaio deve pronunciarsi sulla mozione di sfiducia presentata da Corbyn, andando al voto alle 19 ora locale, le 20 in Italia. Se la May dovesse perdere il sostegno del Parlamento, avrà altri 14 giorni per calendarizzare un nuovo voto di fiducia. In caso di ulteriore sconfitta, si aprirebbe automaticamente la porta a elezioni generali. Una rappresentante del Partito Democratico Unionista ha dichiarato alla Bbc che i 10 deputati del gruppo sosterranno la May che oggi tuttavia ha dovuto incassare il «tradimento» di 118 conservatori ribelli.

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