londra nel caos

Brexit, i due fronti opposti che si sfidano sul «no deal»

di Nicol Degli Innocenti

(Epa)

3' di lettura

LONDRA - In Gran Bretagna i due fronti opposti affilano le armi e si preparano alla cruciale battaglia che la settimana prossima in Parlamento vedrà schierati sostenitori e avversari del Governo. Mentre continua la polemica sulla decisione di Boris Johnson di sospendere il Parlamento per 5 settimane, il premier stamani ha cercato di placare gli animi promettendo di fare di tutto per raggiungere un nuovo accordo con l'Unione Europea.

In attesa della ripresa dei lavori a Westminster settimana prossima, il fronte contrario alla chiusura forzata del Parlamento sta seguendo varie vie legali per ottenere una sentenza dei giudici contro il colpo di mano di Johnson.

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No del Tribunale scozzese
Un giudice scozzese si è rifiutato di bloccare la sospensione del Parlamento decisa dal Governo. Un gruppo di 75 parlamentari aveva chiesto un'ingiunzione urgente per fermare “un atto incostituzionale”, ma Lord Doherty non l'ha concessa perché, ha spiegato, non vedeva la necessità di agire con urgenza.

Il giudice non ha però respinto la petizione o le sue motivazioni ma ha anzi accelerato i tempi fissando una nuova udienza martedì prossimo, durante la quale il Governo dovrà anche spiegare le proprie ragioni per la decisione “nell'interesse della giustizia”.

Un altro tentativo simile al tribunale di Belfast non ha avuto miglior fortuna e il giudice ha deciso di rinviare l'udienza alla settimana prossima.
Un'udienza è stata invece concessa per il 5 settembre a Londra per la causa contro il Governo intentata dall'attivista Gina Miller. L'ex premier conservatore Sir John Major si è alleato con Miller per l'occasione, dichiarando che unirsi per un'unica causa elimina le duplicazioni e accelera i tempi. Major ha definito la mossa di Johnson un gesto non democratico e contrario alla tradizione britannica della sovranità del Parlamento.

Le promesse del Governo
Johnson ha annunciato oggi che i negoziatori britannici avranno incontri più frequenti con le controparti Ue a Bruxelles nelle prossime settimane per tentare di trovare un compromesso prima del summit europeo del 17 ottobre.

Il premier si è impegnato ad attuare Brexit entro la data prevista del 31 ottobre “a qualsiasi costo” ma insiste che preferirebbe uscire con un accordo. Johnson si era anche detto disposto a fare proposte nuove e credibili alla Ue per sbloccare i negoziati, ma per ora non ha reso note le sue intenzioni, limitandosi a dichiarare che la backstop va del tutto eliminata.

La polizza di assicurazione per impedire il ritorno a controlli al confine interno in Irlanda è la parte più controversa dell'accordo di recesso che il Parlamento di Westminster ha bocciato per tre volte. Bruxelles ha ribadito di attendere “proposte concrete” da parte di Londra.

Le strategie dell'opposizione
Molti deputati non condividono l'ottimismo di Johnson che un accordo con la Ue è ancora possibile nel breve tempo a disposizione e si stanno mobilitando per bloccare un “no deal”. L'alleanza tra parlamentari di tutti i partiti si sta rafforzando e punta ad approvare una legge per rinviare Brexit in tempo record la settimana prossima, tra martedì 3 settembre quando riprendono i lavori dopo la pausa estiva e il 10 settembre quando il Parlamento sarà chiuso per ordine del Governo.

Per raggiungere l'obiettivo i deputati sono diposti a proseguire i lavori della House of Commons anche durante il fine settimana. Stamani il notabile conservatore, Sir Oliver Letwin, ha confermato di avere discusso delle procedure pratiche per accelerare i tempi con lo Speaker del Parlamento, John Bercow, che ha criticato la decisione del Governo di sospendere il Parlamento come “un oltraggio alla Costituzione”.

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