LE REAZIONI

Brexit, il Dup contro l’accordo: niente compromessi sui confini irlandesi

L’accordo di Brexit tra Regno Unito e Ue deve ancora essere siglato, ma già emergono le prime reazioni nella politica britannica. Gli unionisti del Dup (per ora) verso il no nel voto alla Camera dei Comuni: vogliamo preservare l’integrità del Regno Unito

di Alb.Ma.


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Boris Johnson (Ap)

2' di lettura

L’accordo di Brexit tra Regno Unito e Ue deve ancora essere siglato, ma già emergono le prime reazioni nella politica britannica. L’intesa in via di definizione tra il premier britannico Boris Johnson e la sua controparte europea ha già fatto alzare un sopracciglio al Democratic unionist party, il partito unionista nordirlandese, preoccupato dalle troppe «concessioni» avanzate dal numero uno di Downing Street nei confronti degli ex partner comunitari.

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Uno scetticismo che si accompagna all’opposizione già annunciata dagli indipendentisti dello Scottish national party: la leader del gruppo Nicola Sturgeon ha paragonato il «crudo populismo» di Johnson a quello di Trump, ribadendo la sua intenzione di lanciare un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito l’anno prossimo.

Il vero scoglio è il voto del Dup
Fra i due, è ovviamente il Dup ad attirare di più le attenzioni di Boris Johnson. Il voto dei 12 deputati eletti nel partito di destra protestante è cruciale per il successo dell’eventuale accordo Johnson-Europa nel suo passaggio alla Camera dei Comuni, il penultimo step prima del voto dell’Eurocamera e l’approvazione definitiva dell’accordo. I vertici del partito hanno già dichiarato che «discuteranno con Johnson» sui contenuti del patto, ma il confronto si annuncia intenso. Lo stallo fra Londra e Bruxelles si è sbloccato grazie ai compromessi raggiunti da Johnson sul tema dei confini irlandesi.

Il premier ipotizza la creazione di un confine via mare tra la Gran Bretagna e l’isola irlandese: la soluzione eviterebbe l’installazione di un confine fisico, ma lascerebbe di fatto l’Irlanda del Nord nell’unione doganale della Ue. Uno scenario già respinto per principio dai vertici del Dup. «Vogliamo un patto - ha detto il leader Dup Arlene Foster - Ma deve essere un patto che rispetti l’integrità economica e istituzionale del Regno Unito. Il che vuol dire tutto il Regno Unito, compresa l’Irlanda del Nord».  Nel caso la misura venga mantenuta nell’accordo finale, ha detto Foster, il Dup voterà «no, perché non avremmo la possibilità di dire la nostra su quei dazi (della Ue, ndr)».

D’altronde il compromesso abbozzato da Johnson non convince neppure alcuni partner europei, secondo le voci trapelate da Bruxelles durante le trattative che si sono svolte il 15 ottobre. La soluzione di un confine «dislocato» nel mare irlandese sembra più complicata che efficace, facendo crescere la richiesta per un ritorno al progetto originario di backstop: una sorta di polizza che garantisca la non-costruzione di un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord fino alla stipula di un accordo definitivo tra Londra e Bruxelles sul futuro dei propri rapporti commerciali.

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