sabato il voto in parlamento a londra

Brexit, Juncker e Johnson trovano l’intesa. Nordirlandesi e Corbyn dicono «no»

Raggiunto l’accordo a Bruxelles. Ora si attende il voto del Parlamento britannico di sabato ma gli unionisti nordirlandesi che appoggiano il governo conservatore dicono ancora no. La notizia dell’intesa alla vigilia del Consiglio europeo

di An.Man.


Brexit, ultime trattative per evitare il no deal

3' di lettura

A Bruxelles è stato raggiunto l’accordo tra Ue e Regno Unito per l’addio dell’isola al blocco dei 27. Lo annuncia il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, esulta il premier britannico Boris Jonhson: «Abbiamo un nuovo grande accordo». Anche il capo negoziatore Ue, il francese Michel Barnier che ha parlato subito dopo in conferenza stampa, ha elogiato questo «accordo rivisto, che risponde all’incertezza creata da Brexit».

Sempre a Bruxelles oggi pomeriggio è in programma un summit, ma gli ostacoli per Brexit sono stati finora a Londra e lì si dovranno superare perché il Parlamento dovrà votare l’intesa e dire la parola fine a questa lunga travagliata trattativa. I voti contrari del Parlamento britannico agli accordi firmati dalla precendente premier Theresa May hanno sinora rimandato il momento dell’addio del Regno all’Unione europea.

I negoziati tecnici con il governo britannico sono proseguiti a oltranza fino a stamane, ora il testo d’intesa almeno politico c’è.

Nel pomeriggio si riuniscono i capi di Stato e di governo Ue, in mattinata i leader europei Donald Tusk e Angela Merkel avevano espresso cauto ottimismo.

L’ostacolo nordirlandese
I nordirlandesi, però, rovinano la festa. Arlene Foster, la leader unionista del Democratic Unionist Party (Dup, i nazionalisti nordirlandesi), e il suo vice Nigel Dodds avevano detto di non poter dare il loro sostegno alla bozza d’accordo su cui hanno lavorato il governo di Boris Johnson e la Commissione Ue.

Alla notizia dell’intesa hanno ripetuto che non cambiano posizione. I parlamentari nordirlandesi sono dieci, sono alleati che tengono in piedi il governo conservatore di Boris Johnson e quindi i loro voti sono necessari per far passare l’accordo, a meno che Johnson non trovi un quanto mai improbabile appoggio fra le opposizioni. Il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn ha infatti già detto che questa intesa è irricevibile: «Se Johnson avrà o meno la maggioranza lo vedremo sabato al voto a Westminster, ma al momento sembra che non abbia il sostegno dei suoi alleati, tra cui il Dup, e noi non sosteniamo questo accordo. Vedremo cosa accadrà sabato e se non passa l'accordo Johnson dovrà chiedere l'estensione», ha aggiunto Corbyn.

Senza il sostegno del Dup, dunque, difficilmente il Parlamento britannico ratificherà qualsiasi intesa. Foster e Dodds avevano detto in un tweet che avrebbero continuato a lavorare con il governo per arrivare ad un accordo «ragionevole». «Allo stato attuale non possiamo appoggiare ciò che viene suggerito riguardo alle questioni doganali e del “consent” (dell'assemblea locale dell'Irlanda del Nord sull’intesa relativa ai confini irlandesi, ndr), e manca chiarezza sull’Iva», scrivono Foster e Dodds nel tweet.

Cosa non accettano i nordirlandesi
L’accordo Johnson-Ue ricalca quello May-Ue e porta molti benefici alle aziende nordirlandesi - beneficerebbero sia degli accordi Uk-paesi terzi, sia di sconti sulle tariffe che il Regno Unito assicurerebbe loro - ma il Nord Irlanda, ufficialmente parte del Regno Unito, dovrebbe accettare la creazione di una frontiera pur in mare che dividerebbe l’Isola dalla Gran Bretagna, cosa che gli unionisti da sempre fedeli a Londra e ostili al resto dell’isola non vogliono accettare.

Il no del Dup all’accordo sulla Brexit hanno perdere la sterlina, che scivola sull'euro cedendo lo 0,4% e scambiando a 1,1527. La notizia dell’intesa ha elettrizzato le Borse con Milano che ha guadagnato subito l’1 per cento.

Farage, leader del Brexit Party, boccia intesa
La reazione di Nigel Farage, ex leader dell’Ukip e ora leader del Brexit Party, ovvero la neoformazione che è stato il primo partito col 30 per cento dei voti alle elezioni europee dello scorso maggio, non conta nulla per la decisione di sabato a Westminster perché non ha parlamentari ma conta in termini di consenso elettorale: Farage boccia questo accordo perché «non rappresenta una vera Brexit», preferisce il rinvio e chiede nuove elezioni politiche.

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