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Brexit è arrivata: ma anche la paura per la fine della Ue

di Beda Romano


Brexit: ecco tutte le date del divorzio

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – È con sentimenti preoccupati che i capi di Stato e di governo dei Ventisette hanno sancito stamani il primo passo verso l'uscita del Regno Unito dall'Unione. I leader hanno fatto propri sia l'accordo di recesso che la dichiarazione politica che deve servire a incanalare i negoziati sulla futura relazione con la Gran Bretagna. Con un occhio al prossimo voto al Parlamento britannico, i Ventisette hanno sottolineato che l'intesa di divorzio non può in alcun caso essere rivista.

«Chi pensa che respingendo l'accordo di recesso negoziato tra Londra e Bruxelles si possa ottenere un migliore accordo sarà deluso», ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. In una conferenza stampa a vertice terminato, l'ex premier lussemburghese ha ribadito che l'accordo approvato oggi dai Ventisette, «è il miglior accordo possibile». Il Parlamento britannico sarà chiamato a dare il suo benestare nella prima metà di dicembre.

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May ora deve convincere gli inglesi
Ancora oggi la premier Theresa May, presente qui a Bruxelles, ha difeso l'intesa criticata non poco in patria. Non piace né ai brexiteers, che avrebbero voluto un taglio più netto dei rapporti con l'Unione, né ai remainers, che fino all'ultimo hanno cercato di mantenere in vita l'ipotesi di un secondo referendum sul futuro della Gran Bretagna nell'Unione. La signora May ha inaugurato una vera e propria campagna elettorale per convincere i deputati ad approvare l'intesa.
In una Lettera alla Nazione, la signora May ha spiegato ai suoi concittadini: «Si tratta di un accordo in vista di un futuro migliore che ci permetterà di cogliere le opportunità che ci aspettano». Oltre al benestare di Westminster, dovranno dare la loro approvazione anche il Parlamento europeo, a maggioranza semplice, e i ministri degli affari europei che voteranno a maggioranza superqualificata (72% dei voti ponderati dei paesi, pari ad almeno il 65% della popolazione europea).

Voto in bilico a Westminster
L'esito del voto a Westminster, atteso come detto nella prima metà di dicembre, appare terribilmente incerto; anche se cinicamente l'intesa siglata dal governo May è in fondo la migliore garanzia di Brexit per gli stessi brexiteers. «È importante che tutti capiscano nel Regno Unito che questo accordo è il risultato finale – ha sottolineato dal canto suo il cancelliere austriaco Sebastian Kurz –. L'intesa non sarà rinegoziata. Non vi sarà nuovo margine di manovra».

Pericolo di uscita disordinata
Il timore dei Ventisette è che un voto negativo a Westminster provochi una uscita disordinata della Gran Bretagna, con spaventose conseguenze sui due lati della Manica. Addirittura l'europarlamentare verde belga Philippe Lamberts ha detto che un no-deal trasformerebbe il Regno Unito in “uno stato canaglia (…) inaffidabile sulla scena mondiale”. In una Bruxelles terribilmente uggiosa, le dichiarazioni della giornata di oggi sono state impregnate dal sentimento di partecipare a un momento storico.

Assistere all'uscita del Regno Unito dall'Unione «non è un momento di felicità né di celebrazione, è un momento triste, è una tragedia», ha ribadito il presidente Juncker in una conferenza stampa. Il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier, che ha ricevuto i ringraziamenti dei paesi membri per il suo «infaticabile lavoro» durante i 18 mesi di trattative con Londra, ha assicurato che il Regno Unito rimarrà “un alleato, un partner, un amico”.

Timori per il futuro dell’Unione
Dietro alle prese di posizione si nasconde la terribile preoccupazione che l'uscita del Regno Unito rappresenti per l'Unione l'inizio della fine, un momento che rimette in discussione l'intera costruzione comunitaria. Le prospettive per il continente, se così fosse, rischierebbero di essere segnate dal ritorno dei conflitti che hanno storicamente caratterizzato l'Europa nei secoli. Non per altro il presidente francese Emmanuel Macron ha spiegato che Brexit deve indurre l'Unione a «una rifondazione».

Area euro più unita
Il referendum del giugno 2016 che ha sancito il desiderio dei britannici di uscire dall'Unione ha fatto scattare un negoziato tra i paesi membri della zona euro per rafforzare i legami nell'unione monetaria. In dicembre, i capi di stato e di governo dovrebbero approvare una tabella di marcia che potrebbe prevedere la nascita di un primo bilancio della zona euro. L'integrazione è molto graduale, segnata da prudenze nazionalistiche e paure elettorali, a sei mesi dal prossimo voto europeo.

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