la mossa dei Tories

Brexit e cittadini Ue, la linea dei conservatori: «Saranno come gli altri immigrati»

Una proposta di legge del partito di Boris Johnson riduce i diritti dei residenti comunitari: dovranno avere un lavoro stabile e per cinque anni non godranno del servizio sanitario gratuito

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

LONDRA - L’immigrazione torna al centro della campagna elettorale in Gran Bretagna. I conservatori hanno presentato la loro strategia per il dopo-Brexit, che prevede che i cittadini europei saranno trattati alla stregua di tutti gli altri stranieri quando la Gran Bretagna avrà definitivamente lasciato l’Unione Europea. Dal primo gennaio 2021, quando sarà finito il periodo di transizione, le regole sull’immigrazione verranno uniformate, cesserà la libera circolazione e i cittadini Ue non avranno più un trattamento preferenziale.

Stop all’assistenza sanitaria gratuita
Se vorranno trasferirsi in Gran Bretagna dopo quella data dovranno dimostrare di avere in tasca un’offerta di lavoro, con poche eccezioni nel caso di scienziati e imprenditori. Per i primi cinque anni di residenza non avranno diritto a ricevere sussidi statali e non avranno diritto all’assistenza sanitaria gratuita del National Health Service (Nhs).

Una tassa «a priori»
Per mettere fine alle accuse che gli immigrati pesano sull’Nhs il partito conservatore intende far pagare a tutti – europei e non – una «tassa» a priori di 625 sterline a testa, aumentata dalle 400 sterline che i cittadini extra-Ue devono pagare ora. La tassa dovrà essere pagata comunque, che si utilizzi il servizio sanitario pubblico o meno. Gli obiettivi del partito conservatore sono tre: il primo è ridurre l’immigrazione, ma senza porsi obiettivi numerici come i Governi Cameron e May, che avevano promesso di ridurre gli arrivi in Gran Bretagna a «qualche decina di migliaia» all’anno e non erano mai riusciti a centrare l’obiettivo. L’immigrazione netta non è mai scesa sotto le 200mila persone all'anno.

Meno immigrati senza qualifiche
Il secondo è ridurre il numero di immigrati senza qualifiche o titoli di studio e fare entrare solo persone che per le loro capacità professionali possono essere utili all’economia britannica, come ingegneri, medici o tecnici informatici. Verrà quindi introdotto un sistema di immigrazione «a punti», come quello in vigore in Australia, che valuterà l’utilità della persona prima di concedere il visto e il permesso di lavoro, con costi ridotti per specialisti nei settori dove ci sono carenze di personale, come la sanità.

I rischi per le imprese
Il terzo è ristabilire un sistema basato sulla parità di condizioni e trattamento tra cittadini Ue e di altri Paesi extra-europei. «Uscire dalla Ue ci concede un’opportunità di avere un sistema equo che tratta tutti allo stesso modo», ha detto il premier Boris Johnson. La Cbi, la Confindustria britannica, ha detto di essere «molto preoccupata» per l’impatto sulle imprese del sistema di immigrazione proposto dal Governo conservatore, che si teme possa esacerbare le carenze di personale.

«Gli immigrati servono»
«L’economia britannica ha bisogno di lavoratori a tutti i livelli, non solo i superqualificati e i più brillanti», ha spiegato Carolyn Fairbairn, direttrice della Cbi. «Se si vogliono costruire 200mila case all’anno non servono solo architetti e ingegneri ma anche falegnami, elettricisti e muratori. Gli immigrati servono».

Labour a lavoro su una controproposta
L’opposizione laburista presenterà giovedì il manifesto con i dettagli delle loro proposte. In un’intervista oggi il leader Jeremy Corbyn non ha chiarito se il partito di schiererà a favore di una continuazione delle libera circolazione dei cittadini Ue anche dopo Brexit. Sicuramente ci sarà ancora «molto movimento dalla Ue», ha detto, sottolineando che l’immigrazione ha portato benefici economici e sociali alla Gran Bretagna e che i laburisti vogliono mantenere stretti rapporti economici con i 27.

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