scontro in tv

Brexit e voto: il dibattito tra leader finisce pari

Ci sono analisti che vedono una possibile maggioranza assoluta dei conservatori alle prossime elezioni del 12 dicembre, cosa che spianerebbe la strada al piano di Johnson per uscire finalmente dalla Ue

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

LONDRA - Le aspettative erano elevate per il primo dibattito elettorale in diretta televisiva tra un primo ministro e un leader dell'opposizione in Gran Bretagna. Alla fine però lo scontro verbale tra Boris Johnson e Jeremy Corbyn ieri sera non sembra aver cambiato in modo decisivo le sorti del voto del 12 dicembre.

Un sondaggio di YouGov, fatto a caldo subito dopo il dibattito, rivela che il 51% degli interpellati ritiene che abbia vinto Johnson e il 49% Corbyn. Per gran parte dei conservatori ha dominato il premier, mentre i laburisti pensano che Corbyn sia emerso vincitore.

Tra Brexit e sanità
I due temi principali del dibattito sono stati Brexit e sanità. Johnson ha cercato di concentrare la discussione su Brexit, perché il punto di forza dei Tories è la promessa del premier di portare la Gran Bretagna fuori dall'Unione europea in tempi rapidi.

Se avrà la maggioranza in Parlamento, Johnson intende far approvare l'accordo negoziato con Bruxelles entro poche settimane e concludere un iter iniziato tre anni e mezzo fa. «Il mio accordo è pronto per il forno, basta metterlo nel micro-onde e Brexit sarà conclusa» ha detto, contando sul fatto che gli elettori sono esausti dopo anni di discussioni e rinvii.

Il premier ha cercato più volte di mettere in difficoltà Corbyn, la cui posizione su Brexit è invece molto meno lineare e semplice da spiegare. I laburisti intendono rinegoziare un accordo con la Ue entro tre mesi dal voto e poi «dare la parola agli elettori» che dovranno scegliere se approvare l'accordo o restare nella Ue in un secondo referendum da tenere entro sei mesi.

Corbyn, nonostante le critiche e le ripetute insistenze di Johnson, si è rifiutato di dire per cosa voterebbe, mantenendo la sua posizione di neutralità sull'argomento più controverso della politica britannica.

Il leader laburista ha invece puntato tutto sui servizi pubblici e in particolare sulla sanità, in grave crisi dopo dieci anni di “austerità Tory”. Ha accusato Johnson di voler «privatizzare» l'Nhs, «vendendo» il Servizio sanitario nazionale a multinazionali farmaceutiche americane in cambio di un accordo commerciale bilaterale con gli Usa. Il premier ha respinto le accuse e ha promesso che «l'Nhs non sarà mai in vendita».

Niente di nuovo sotto il cielo di Londra
Non ci sono state sorprese, rivelazioni o faux-pas. Nulla che possa cambiare le prospettive. I sondaggi variano, ma tutti mettono i Conservatori in netto vantaggio sui laburisti con percentuali tra il 41% e il 45%, mentre l'opposizione resta limitata al 28-33 per cento.

I Tories hanno guadagnato consensi da quando Johnson è stato eletto leader perché il premier è molto popolare con i membri del partito, anche se è odiato in ugual misura da circa metà degli elettori. Secondo gli ultimi dati Ipsos/Mori il 37% dei cittadini ha un'opinione favorevole del premier, mentre il 44% lo detesta.

Corbyn invece è impopolare all'interno del suo stesso partito, al di fuori della cerchia di fedelissimi che lo sostiene. Secondo il sondaggio il 62% degli interpellati ha una pessima opinione del leader laburista e solo il 22% lo apprezza.

Ma il futuro Tory è più roseo
Lo scenario più probabile, secondo Tony Travers, professore della London School of Economics, è che il partito conservatore otterrà la maggioranza dei seggi in Parlamento e potrà quindi governare senza dover fare patti con altri partiti (adesso invece i conservatori governano con l’appoggio decisivo degli unionisti nordirlandesi che non hanno appoggiato il piano di uscita dalla Ue di Johnson ndr).

«Allo stato ci sono due terzi di possibilità di una maggioranza Tory e un terzo di possibilità di un Parlamento ‘impiccato' e un governo di minoranza Tory, ma non ci sono chance di una vittoria laburista», ha detto ieri Travers, che ha avvertito però che la campagna elettorale è ancora lunga e la situazione potrebbe cambiare.

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