scuola e università

Brexit ed Erasmus, cosa succederà agli studenti? Ecco le risposte a tutti i quesiti

di Alessia Tripodi


Brexit, tutti i danni del no-deal sulle economie europee (e l’Italia)

2' di lettura

Cosa succederà agli studenti in Erasmus nel caso di una Brexit senza accordo? Un'uscita del Regno Unito dall’Europa senza “deal” avrà delle conseguenze per chi sta trascorrendo un periodo di mobilità in Inghilterra o per i giovani britannici che, per esempio, frequentano un tirocinio in un paese Ue? La risposta è contenuta nel Regolamento di emergenza Erasmus+ proposto dalla commissione europea il 30 gennaio 2019 proprio per evitare l'interruzione delle mobilità in caso di Brexit. E che oggi più che mai torna di attualità, visto che la questione della possibile uscita di Londra dall'Unione si fa sempre più complessa e dagli esiti decisamente incerti.  Per questo l’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire ha raccolto in un compendio on line le risposte alle Faq - ovvero alle domande più frequenti - su Brexit ed Erasmus.

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Le risposte ai quesiti
La proposta di Bruxelles, spiega Indire, riguarda tutta la “mobilità per l'apprendimento” prevista da Erasmus - vale a dire quella di studenti (anche della formazione professionale), apprendisti, docenti e personale scolastico, giovani volontari - e garantisce che non saranno interrotti i programmi di mobilità iniziati prima del 30 marzo 2019 - il giorno dopo la presunta data di uscita dell'Inghilterra dalla Ue, rinviata ora al termine momentaneo del 12 aprile - tenendo conto che le attività possono avere una durata massima di 12 mesi. Questo vale, per esempio - spiega Indire - per uno studente universitario francese che si trova a Londra per studiare con Erasmus, ma anche per uno studente britannico che partecipa a un tirocinio di formazione professionale a Budapest.

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Le misure, spiega ancora la guida, si applicano a tutti i paesi partecipano a Erasmus plus, ovvero: Stati membri dell'Ue più il Liechtenstein, la Norvegia, l'Islanda, la Turchia, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, la Serbia e il Regno Unito. Per gli scambi che inizieranno dopo Brexti, infine, la commissione ha proposto un Regolamento di emergenza trasversale con indicazioni sulle attività in partenza post Brexit, a determinate condizioni specifiche e in modo più restrittivo.

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