la regina autorizza lo stop

Brexit, Johnson chiude il parlamento fino al 14 ottobre. La regina autorizza lo stop

Colpo di mano di Boris Johnson: il premier britannico intende sospendere il Parlamento per impedire ai deputati di bloccare un’uscita dall'Unione Europea senza un accordo

di Nicol Degli Innocenti


Perché si può chiudere il Parlamento inglese

3' di lettura

LONDRA - Boris Johnson forza la mano ai suoi oppositori e fa la scommessa più ardita della sua carriera politica. Il premier britannico intende sospendere il Parlamento per impedire ai deputati di bloccare un’uscita dall’Unione Europea senza un accordo.
Jacob Rees-Mogg, grande sostenitore di Brexit, ieri è stato inviato da Johnson in Scozia, dove la Regina è in vacanza nella sua tenuta di Balmoral, e ha chiesto e ottenuto da Elisabetta II l’autorizzazione a una sospensione straordinaria del Parlamento, la prima dal 1948.

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I deputati rientreranno il 3 settembre dalla pausa estiva e Johnson punta a spiazzare i suoi avversari sospendendo le attività parlamentari dal 10 settembre per riprenderle il 14 ottobre, data fissata per il discorso annuale della Regina di presentazione del programma di Governo.
La chiusura del Parlamento per cinque settimane significa che i deputati avranno poco tempo prima del 31 ottobre – la scadenza ufficiale di Brexit – per impedire un “no deal”. Il piano di Johnson è stato criticato dai partiti di opposizione e da numerosi deputati conservatori, che lo hanno definito «un oltraggio alla democrazia» e minacciano un voto di sfiducia al Governo.

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Johnson si è impegnato a portare la Gran Bretagna fuori dalla Ue prima del 31 ottobre «a quasiasi costo», anche senza un accordo, e ora ha trovato l’escamotage legale per arginare i tentativi del Parlamento di bloccarlo.
Il premier ha presentato la sua decisione come motivata dalla necessità di «proporre un nuovo programma legislativo per il Paese» e ha negato che riguardi Brexit o sia mirata a limitare l’attività del Parlamento.
In una lettera inviata ieri a tutti i deputati, il premier ha spiegato che potranno esprimere la loro opinione «sul discorso della Regina e sul programma di Governo prima del Consiglio europeo del 17 ottobre e poi votare il 21 e 22 ottobre una volta noto l’esito del summit».

La Regina, che ha un ruolo super partes e non vuole essere coinvolta in questioni politiche, non ha potuto opporsi alla richiesta formalmente legale del Governo. I leader dell’opposizione si sono schierati contro lo “scacco alla Regina”, scrivendo a Elisabetta II per chiedere un incontro urgente per frenare questa «deriva anti-democratica» contraria alla tradizione britannica di sovranità del Parlamento.

La strategia del premier
La strategia del premier sembra essere quella di lasciare aperto uno spiraglio per trovare un nuovo accordo con la Ue prima del 31 ottobre, ma al tempo stesso di mettere in chiaro che se Bruxelles non andrà incontro a Londra la Gran Bretagna uscirà senza un accordo e il Parlamento non potrà intervenire.
Il suo messaggio, che è quasi un ultimatum, sembra essere rivolto a Bruxelles oltre che a Westminster. «Se raggiungerò un accordo con la Ue, il Parlamento avrà l’opportunità di approvarlo e ratificarlo prima della scadenza del 31 ottobre», ha detto Johnson.
La sfida del premier non sembra ben vista dai cittadini. Un sondaggio a caldo di YouGov ha rivelato che solo il 27% degli interpellati è a favore di sospendere il Parlamento, mentre il 47% è contrario. Inoltre una petizione online per bloccare la decisione di Johnson è stata firmata in poche ore da oltre un milione di persone e migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare a Londra e nelle maggiori città inglesi.

Gli scenari possibili
Lo Speaker del Parlamento, John Bercow, ha dichiarato ieri che «in qualsiasi modo vogliano presentarlo, è del tutto evidente che lo scopo di una sospensione è impedire al Parlamento di discutere di Brexit» e ha promesso battaglia la settimana prossima contro questo «oltraggio costituzionale».
La settimana prossima sarà cruciale. I deputati possono seguire due strade quando il Parlamento riprenderà i lavori il 3 settembre: passare una legge contro no deal in tempi record, dato che le regole prevedono che qualsiasi legge non approvata decada al momento della sospensione il 10 settembre.
L’alternativa è votare una mozione di sfiducia al Governo che potrebbe portare a elezioni anticipate. Il ricorso al voto potrebbe anche essere il vero obiettivo di Johnson per legittimare la sua posizione di premier non eletto ma nominato dai membri del partito e per rafforzare la sua esile maggioranza in Parlamento.
Il cancelliere Sajid Javid ha anticipato alla settimana prossima la sua “spending review” e si prevede che dopo oltre dieci anni di austerità Tory annunci un forte aumento della spesa pubblica per scuole, Sanità e polizia per corteggiare gli elettori in vista di un voto anticipato.

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