londra nel caos

Brexit, Ue: le proposte del Regno Unito non bastano per un accordo

I negoziatori tecnici della Ue e del Regno Unito si incontreranno di nuovo lunedì dopo il nulla di fatto di venerdì sera: al momento le proposte del governo britannico non bastano a porre le basi per un nuovo accordo sulla Brexit. Il governo britannico pronto a chiedere una proroga in caso di No deal


default onloading pic
(Ap)

2' di lettura

La riunione degli ambasciatori dei 27 paesi Ue (Coreper) con il capo negoziatore della Ue Michel Barnier, venerdì sera, si è chiusa con un nulla di fatto sulla Brexit: gli Stati membri hanno infatti «concordato che le proposte del Regno Unito non forniscono le basi per concludere un accordo». Una nota ufficiale della Commissione europea aggiunge che i negoziatori tecnici dell’Unione europea e del Regno Unito «si incontreranno di nuovo lunedì per dare» a Londra «un’altra opportunità di presentare la propria proposta nel dettaglio».

D’altro canto, i documenti legali presentati dal governo di Boris Johnson nell’ambito della causa dibattuta venerdì presso la massima corte civile della Scozia indicano che il governo britannico chiederà una proroga della Brexit se non si riuscirà a ottenere un nuovo accordo con la Ue e approvato dal Parlamento entro il 19 di ottobre come richiesto dal Benn Act. Quanto affermato nei documenti legali smentisce dunque ciò che Boris Johnson va dicendo da settimane, ovvero che il Regno Unito uscirà dalla Ue a qualsiasi costo il 31 di ottobre.

LEGGI ANCHE: Brexit, la nuova proposta di Johnson in 5 punti. Juncker: ancora problemi aperti

L'azione legale è stata avviata presso la Court of Sessions di Edimburgo, la massima corte civile del paese, dall'uomo d'affari Vince Dale, dalla deputata dello Scottish National party, Joanna Cherry, e da rappresentanti del Good Law Project. Il giudice della corte, Lord Pentland dovrebbe emettere il suo verdetto già nella giornata di lunedì.

La deputata dello Scottish National Party Joanna Cherry, una delle promotrici del ricorso di urgenza alla corte, ha chiesto nondimeno al giudice di imporre «un obbligo formale» per assicurare che il primo ministro rispetti davvero l'impegno manifestato nei documenti legali. «Boris Johnson ha detto alla Corte tramite i suoi avvocati una cosa diversa da quella che ha detto ieri in Parlamento - ha detto la Cherry - Con un primo ministro del genere non serve nulla di meno di un obbligo formale».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...