il ministro: il governo resta contrario

Brexit, Hammond: Parlamento di Londra verso un nuovo referendum

di Alberto Magnani


Brexit, accordo fra Ue e Londra sulla proroga al 31 ottobre

2' di lettura

Il ministro delle finanze britannico Philip Hammond ha dichiarato che «è molto probabile» che il Parlamento consideri l’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit. Lo ha detto il ministro inglese, parlando da Washington al convegno del Fondo monetario internazionale. Hammond ha però aggiunto che si aspetta un’intesa tra il governo e l’opposizione laburista nell’arco dei «prossimi due mesi», sottolineando che l’esecutivo di Londra resta contrario a una seconda consultazione sulla Brexit.

Il Regno Unito ha appena ottenuto del Consiglio europeo, riunito in un vertice di emergenza fra il 10 e l’11 aprile, un’ulteriore proroga della data ufficiale di avvio del divorzio: dal 12 aprile al 31 ottobre, il termine ultimo per incassare il via libera della Camera dei Comuni al deal (accordo) siglato a novembre 2018 da May con i partner europei. La premier sperava di strappare un rinvio più breve, al 30 giugno, con l’obiettivo di aumentare il pressing sull’opposizione (e le fronde interne al suo partito) in vista di un voto favorevole al suo accordo. May è impegnata in un dialogo con il leader dei laburisti Jeremy Corbyn, nel tentativo di trovare un compromesso per incassare il sostegno della sinistra in occasione della ratifica del patto.

Hammond: «Buone chance di un’intesa»
May, dopo mesi di tensioni con i laburisti, ha deciso di aprire al compromesso con il suo rivale Corbyn per sbloccare un’impassa che ha condotto l’isola sull’orlo di una Brexit no-deal: un divorzio senza tutele diplomatiche, con ricadute - potenzialmente - disastrose per l’economia del Regno Unito e dei partner europei. I primi round negoziali sono stati definiti «positivi» da entrambe le parti al tavolo. Ora Hammond sostiene che May e Corbyn siano già arrivati a una convergenza «sui fondamentali», salvo incagliarsi ancora su qualche dissenso sui contenuti del patto di separazione di Londra dall’eurozona. La stessa premier aveva lasciato intendere giovedì che un possibile compromesso sarebbe stato quello di mantenere Londra nella unione doganale con la Ue, opzione scartata in precedenza con il proposito di avviare la Gran Bretagna su una politica commerciale autonoma. La speranza è comunque di incassare la ratifica del Parlamento prima del 22 maggio, data di scadenza per evitare una partecipazione al voto delle Europee in cantiere dal 23 al 26 maggio. L’inclusione della Gran Bretagna alle elezioni provocherebbe un cambio di rotta abbastanza brusco per gli equilibri dell’Eurocamera, ad esempio rinsaldando i consensi di Socialisti e democratici e Conservatori e riformisti a svantaggio delle forze più a destra. May, per ora, continua a ribadire che non ha alcuna intenzione di arrivare a fine maggio senza il via libera della Camera dei comuni al suo accordo.

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