brexit e la City

Brexit, Hsbc trasferisce a Parigi un quinto dei ricavi del trading

dal corrispondente Leonardo Maisano

(© Alistair Laming)

2' di lettura

LONDRA. Mentre Theresa May annunciava la minacciosa hard Brexit tracciata nel discorso di Lancaster Houe, a Davos Stuart Gulliver, ceo di Hsbc, dava i primi numeri sulle immediate conseguenze per una delle maggiori banche mondiali. Un quinto dei ricavi del trading generato nel Regno Unito sarà trasferito a Parigi nel giro dei prossimi due anni e nella capitale francese probabilmente finiranno i mille dipendenti che la banca, britannica di diritto ma asiatica di fatto, ha già annunciato porterà fuori da Londra.

Primi prevedibili lampi di quanto accadrà ora che Theresa May ha sciolto ogni riserva sulla sua Brexit, schierandosi sulle posizioni estreme dei falchi del partito. In realtà le attese sono molto più importanti di quanto i numeri di Hsbc possano dire. Lo smottamento del business finanziario fuori dal Miglio Quadrato resta potenzialmente molto significativo e tuttora imprevedibile. La cancellazione del passaporto europeo implicita con l’uscita dal mercato interno potrebbe essere teoricamente e solo in qualche misura aggirata da accordi ad hoc euro-britannici, quelli che Londra ha già chiesto all’Ue.

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Sul tema Michel Barnier, negoziatore Ue, non sembra affatto disponibile come ampiamente previsto e prevedibile anche se Londra ci proverà in tutti i modi. In realtà il piano B sarebbe già pronto. È un piano che cerca di tutelare l’interesse dell’industria finanziaria, la più esposta ai venti di uno strappo radicale euro-britannico. Se il passaporto non sarà “rinnovato”, l’obiettivo è rafforzare gli accordi di equivalenza che consentono ai gruppi regolati fuori dall’Ue di operare nell’Unione. Una reciprocità che non tutela tutti i servizi finanziari e che è esposta alle correzioni che i Ventisette potranno introdurre, costringendo Londra ad adeguarsi. Partita complessa quindi, ma la più ragionevole ora che il Regno Unito ha scelto lo strappo da tutto il complesso delle istituzioni europee. Partita che per questo ha bisogno di tempi lunghi di transizione. Theresa May si riferiva proprio ai servizi finanziari quando immaginava il passaggio al nuovo regime con tempi scanditi dalle diverse esigenze di tutte le parti.

Per la City saranno necessari almeno tre anni di transizione soprattutto per il gigantesco business del clearing dei derivati in euro che potrebbe essere trasferito nell’Eurozona con la cancellazione di 83mila posti di lavoro a Londra, secondo la stima di Ernest Young. Stima da molti remainers considerata conservativa. Per altri, infatti, l’esodo complessivo dalla City potrebbe essere molto più significativo. In realtà tutto resta appeso all’ultimo dettaglio di una trattativa che deve ancora cominciare.

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