Corbyn promette un secondo referendum

Brexit, Johnson lavora a un nuovo accordo sulle frontiere irlandesi

Secondo voci insistenti, Downing Street starebbe tornando all’idea di una “backstop” limitata alla sola Irlanda del Nord.

di Nicol Degli Innocenti


Westminster chiude, Bercow si dimette e attacca Johnson

3' di lettura

LONDRA - Boris Johnson dichiara che un accordo con l’Unione Europea è possibile mentre il leader laburista Jeremy Corbyn promette un secondo referendum su Brexit. Il premier britannico, reduce da sei sconfitte consecutive in Parlamento, oggi ha ostentato ottimismo affermando che «c'è ancora un modo» per trovare un compromesso con Bruxelles, ma ancora una volta non ha spiegato come.

Secondo voci insistenti, Downing Street starebbe tornando all’idea di una “backstop” limitata alla sola Irlanda del Nord. La polizza di assicurazione per impedire il ritorno a un confine interno tra le due Irlande è stata la parte più controversa dell’intesa con la Ue negoziata da Theresa May. Johnson ha insistito più volte che vuole eliminare del tutto la backstop perché costringerebbe la Gran Bretagna a restare “intrappolata” nella Ue e a rispettare le regole del mercato unico se non verrà siglata un'intesa commerciale post Brexit.

L'idea di limitare la backstop all'Irlanda del Nord, che risolverebbe il problema del confine, era stata accettata dalla Ue e da Dublino e inizialmente anche da Londra, prima che la May cambiasse idea perché non voleva rischiare l’ira del Dup, gli unionisti nordirlandesi dai quale il suo Governo dipendeva per avere la maggioranza in Parlamento.

Ora che il Governo Johnson non ha comunque la maggioranza, a causa dell'espulsione di oltre venti “ribelli” Tory e la decisione di altri di cambiare partito per protesta, il potere negoziale del Dup è notevolmente ridotto.

Ufficialmente però Downing Street nega di voler “staccare” l’Irlanda del Nord dal resto del Regno Unito e per rassicurare il partito oggi Johnson ha incontrato la leader Arlene Foster.

Il Dup ritiene inaccettabile che l’Irlanda del Nord abbia regole diverse dal resto del Regno Unito quando si tratta di Ue, ma di fatto il partito unionista e ultra-conservatore si è battuto per avere leggi diverse sul diritto all’aborto e i matrimoni gay.

Un'altra soluzione all'impasse su Brexit potrebbe essere un secondo referendum. Corbyn oggi ha promesso che se i laburisti vinceranno le prossime elezioni ci sarà una seconda consultazione popolare sull’appartenenza alla Ue.

Il secondo referendum avrà anche «una credibile opzione per lasciare la Ue», ha precisato il leader laburista, per dare a tutti gli elettori la possibilità di esprimere la loro opinione. Il partito non si schiererà però ufficialmente a favore di restare o di lasciare la Ue, anche se molti ministri-ombra hanno già dichiarato di preferire l’opzione di restare parte dell'Unione Europea. Corbyn ha dichiarato che in attesa delle elezioni, per le quali non c'è una data, la sua priorità assoluta è evitare un'uscita dalla Ue senza un accordo.

Intanto oggi tutto tace nel Parlamento britannico dopo il clamore notturno. Alle due del mattino, quando John Bercow, lo Speaker dimissionario, ha formalmente posto fine alla sessione parlamentare, numerosi deputati hanno cantato, urlato “Vergogna” e sventolato cartelli per protestare contro la chiusura forzata della House of Commons per cinque settimane da parte del Governo. I lavori riprenderanno con il tradizionale discorso della Regina il 14 ottobre, due settimane prima della data prevista di Brexit.

Pochi giorni dopo ci sarà il summit europeo, scadenza ultima per raggiungere un accordo in extremis su Brexit. Se non ci sarà un'intesa, la legge approvata questa settimana dal Parlamento in tempo record prevede che il 19 ottobre Johnson debba chiedere a Bruxelles un rinvio di Brexit di tre mesi, fino al 31 gennaio 2020. Il premier continua a insistere che la Gran Bretagna uscirà in ogni caso il 31 ottobre come previsto.

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