scontro con westminster

Brexit, Johnson avverte i conservatori ribelli e minaccia il voto anticipato

Un sì al tentativo di sottrarre il controllo del calendario al governo per approvare una legge favorevole a un rinvio della Brexit equivarrebbe a «un voto di sfiducia», avverte Downing Street, facendo balenare elezioni anticipate

di Nicol Degli Innocenti


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(Afp)

3' di lettura

LONDRA - Dopo il colpo di mano, il pugno di ferro. Il premier britannico Boris Johnson ha tentato di imporre disciplina al partito conservatore, ha ribadito che intende attuare Brexit entro il 31 ottobre «a qualsiasi costo» e ha dichiarato che non accetterà mai un ulteriore rinvio dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea.

Parlando a Downing Street subito dopo una riunione di emergenza del Governo, il premier ha lanciato un appello ai deputati conservatori a restare uniti e non schierarsi con l’opposizione per impedire un “no deal”. Johnson ha affermato di essere «incoraggiato dai progressi» che i negoziatori stanno facendo per raggiungere una nuova intesa con la Ue, ma che tutti gli sforzi verrebbero vanificati dalla “spada di Damocle” di una ribellione contro il suo Governo.

In una settimana decisiva per Westminster, il Parlamento riapre martedì dopo la pausa estiva. I partiti di opposizione, guidati dal leader laburista Jeremy Corbyn, intendono approvare una legge in tempo record per rinviare Brexit prima della controversa chiusura forzata del Parlamento decisa da Johnson.

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Il disegno di legge, reso noto lunedì pomeriggio, stabilisce che non può esserci un “no deal” senza il consenso del Parlamento, concede tempo per raggiungere un nuovo accordo con la Ue al summit di ottobre ma, in caso di mancata intesa, costringe il premier a chiedere a Bruxelles un'estensione di tre mesi dell'articolo 50 fino al 31 gennaio 2020.
Decine di deputati conservatori intendono votare a favore della legge e contro il Governo. Per dissuaderli, il premier ha avvertito i ribelli che saranno sospesi dal partito e non potranno presentarsi come candidati del partito conservatore alle prossime elezioni.

«Se i deputati voteranno con Corbyn per un altro inutile rinvio, taglieranno le gambe ai nostri negoziati con la Ue -, ha detto Johnson -. Dobbiamo far vedere alla Ue che siamo uniti. Io non chiederò mai alla Ue un rinvio, non accetterò mai alcun tentativo di rimandare ulteriormente Brexit».

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Il premier lascia intendere che potrebbe rifiutarsi di rispettare la legge approvata dal Parlamento, consigliando alla Regina di non concedere l’approvazione reale alla nuova norma, cosa che di solito è un atto dovuto.
Il premier sfida quindi non solo l’opposizione e i ribelli Tory ma anche le tradizioni e le convenzioni della politica britannica. Il suo obiettivo dichiarato è imporre disciplina e coesione a un partito troppo diviso e attuare Brexit “a ogni costo, senza se e senza ma” entro la data prevista del 31 ottobre.

Johnson ha detto oggi che non vuole andare a elezioni anticipate e che i cittadini non vogliono andare di nuovo alle urne per la terza volta in cinque anni. Molti ritengono però che il suo vero obiettivo sia andare al voto. E infatti una fonte governativa ha detto allo Spectator, citando quanto espresso dallo stesso premier stasera ai deputati del suo partito, che se il governo britannico andrà sotto ai Comuni sulla proposta di legge anti-no deal promossa dalle opposizioni e da alcuni dissidenti Tory, Boris Johnson presenterà una mozione di scioglimento del Parlamento per indire elezioni anticipate il 14 ottobre. La mozione di scioglimento richiede il sì di due terzi della Camera, ma l’opposizione laburista difficilmente potrà votare contro. Corbyn ha ribadito oggi di volere andare al voto perché è «l'opzione democratica», ignorando il monito di Tony Blair. L'ex premier lo ha avvertito di non cadere nella «trappola per elefanti» che gli ha teso Johnson e di evitare elezioni che il partito laburista è destinato a perdere.

Secondo i sondaggi il partito conservatore ha guadagnato terreno da quando Johnson è premier e ha consensi oltre il 30%, con una decina di punti di vantaggio sull'opposizione laburista. Johnson potrebbe quindi rafforzare la maggioranza ora molto esigua che ha in Parlamento e consolidare la sua posizione.
I mercati hanno reagito con preoccupazione alla prospettiva di ulteriore incertezza politica e la sterlina ha perso ancora terreno sull'euro e sul dollaro, scendendo sotto quota €1,10 e $1,21.

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