Letture: i consigli del cacciatore di libri

Brexit, Jonathan Coe: «Il mio Paese spaccato e ferito»

di Alessandra Tedesco


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3' di lettura

A volte i romanzi anticipano la realtà, a volte la spiegano e lo fanno in un modo che coinvolge le emozioni dei lettori più di quanto non faccia un saggio. È il caso dei libri dell’inglese Jonathan Coe che racconta spesso la società britannica, con i suoi problemi economici e politici, usando un certo tono umoristico che piace molto ai lettori. L’aveva fatto con La banda dei brocchi che parlava dell’Inghilterra anni 70 (le questioni sindacali e il razzismo), poi con La famiglia Winshow, ambientato negli anni 80 (il potere dell'economia), poi ancora con Circolo Chiuso scritto nel 2004 e che parlava della società britannica negli anni Duemila.

Ora Jonathan Coe è in libreria con Middle England pubblicato in Italia come gli altri da Feltrinelli (traduzione di Mariagiulia Castagnone). È un romanzo che abbraccia l'arco temporale 2010-2018 e che, attraverso personaggi di fiction, cerca di spiegare come si è arrivati in Gran Bretagna a votare in favore di Brexit. «Mi piace scrivere romanzi e non articoli accademici o giornalistici perché spesso le ragioni dei fenomeni sociali sono tante e articolate –ci spiega Jonathan Coe -. La fiction mi permette di dar voce a un coro di persone, a tanti punti di vista diversi. Solo così posso cercare di spiegare la complessità».

Per fare questo in Middle England lo scrittore inglese sceglie di riprendere i protagonisti di La banda dei brocchi e Circolo chiuso che, ovviamente, nel frattempo sono invecchiati. Al centro c'è sempre la famiglia Trotter e soprattutto Benjamin, una sorta di alter ego dello scrittore, e sua sorella Lois. Ma c'è anche la figlia di Lois, Sophie alle prese con un matrimonio in crisi anche a causa delle divergenze politiche. C'è sempre Colin Trotter, padre di Ben e Lois, appena rimasto vedovo, che è disorientato dal mondo che lo circonda e dalle nuove generazioni, tanto che è uno dei 17,4 milioni di cittadini che ha votato in favore di Brexit.

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«Colin si sente spaesato, non si sente a suo agio nella nuova realtà –dice Coe-. Lui si ricorda dei giorni in cui la Gran Bretagna era una potenza industriale, si ricorda di quando la fabbrica di automobili dove lavorava era una forza importante nella comunità. Il suo voto nasce dalla nostalgia e da questa incapacità di comprendere il mondo che lo circonda».

In Italia in molti fanno fatica a comprendere la scelta degli inglesi e si pensa che tanti ora possano essere pentiti della scelta fatta. Ma è realmente così? «C’è un piccolo numero di persone che vorrebbe tornare indietro. Ma c'è un numero ancora più grande che ora si sta impuntando: sono più determinati che mai a uscire dall'Unione europea. Anche perché, vista la complessità dei negoziati, una certa stampa ripete spesso che l'Unione europea ci sta bullizzando e schiavizzando. Chi già era antieuropeista ora lo è ancora di più».

Dal romanzo emerge anche la sensazione che per molti si sia trattato di un voto “di pancia”, che i britannici non abbiano ben capito le conseguenze di Brexit. «Chi fa affari con i paesi dell'Unione europea ha capito ed è preoccupato, non riesce a fare piani per il futuro –dice Coe-. Ma il cittadino britannico medio non sa molto, non gli è stato spiegato bene quali possano essere le conseguenze.
La cosa triste per me è che la società britannica è più spaccata e polarizzata che mai e questa ferita sembra non rimarginarsi affatto».

(Alessandra Tedesco, conduce su Radio 24 “Il Cacciatore di libri” in onda ogni sabato alle 6,30 e alla 21,30).

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