ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùACCELERAZIONE NEI NEGOZIATI

Brexit, l’accordo con l’Europa è a un passo. Ore decisive a Bruxelles

Le parti hanno discusso di una alternativa la quale prevede nei fatti che l'Irlanda del Nord rimanga nel territorio doganale britannico, ma applicando nel contempo le norme doganali comunitarie

di Beda Romano


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Il capo negoziatore europeo per la Brexit Michel Barnier (Ap)

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Si stanno moltiplicando i segnali di ottimismo su un accordo tra Londra e Bruxelles che possa finalmente sbloccare dopo due anni e mezzo i negoziati in vista dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea.

I negoziati tecnici sono in corso e la speranza è che possano chiudersi entro domani, 16 ottobre, se non addirittura oggi (15 ottobre) a ridosso del vertice europeo che si terrà qui a Bruxelles giovedì 17 e venerdì 18 ottobre. L'obiettivo delle parti è di evitare una hard Brexit il 31 ottobre.

Il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier ha incontrato i Ventisette in Lussemburgo per informarli sull'andamento delle trattative. «Il negoziato è difficile, ma credo che l’intesa sia ancora possibile», ha spiegato su Twitter. Da Parigi, l'Eliseo ha parlato di «slancio positivo». Ha detto un consigliere del presidente Emmanuel Macron, secondo l'Afp: «Speriamo in un accordo, ma non sappiamo se e come (…) Lo speriamo per questa sera».

Le discussioni hanno subito una improvvisa accelerazione la settimana scorsa dopo un incontro a sorpresa tra il premier inglese Boris Johnson e la sua controparte irlandese Leo Varadkar. Nodo del contendere sempre il backstop, la soluzione ideata ai tempi del governo May per evitare il ritorno di una frontiera fisica tra le due Irlande, ma respinta da Boris Johnson perché prevedeva la partecipazione del Regno Unito all'unione doganale, e quindi la perdita di autononia commerciale da parte di Londra.

In questi ultimi giorni, le parti hanno discusso di una alternativa la quale prevede nei fatti che l'Irlanda del Nord rimanga nel territorio doganale britannico, ma applicando nel contempo le norme doganali comunitarie. A garantire l'applicazione del codice doganale europeo nell'Ulster sarebbero i doganieri britannici, e comunque lontano dal confine. In passato, questa possibilità non aveva trovato sostegno, tra le altre cose per paura di una segmentazione del Regno Unito.

A permettere una intesa potrebbero essere ammorbidimenti da entrambe le parti. Da un lato, il premier Johnson ha accettato che l'Irlanda del Nord si allinei alle normative del mercato unico. Dall'altro, Bruxelles sarebbe pronta ad accettare che il controllo doganale sia affidato a un paese terzo e che non avvenga al confine. Inoltre, i Ventisette sarebbero disposti ad accettare che il nuovo backstop decada, se così volessero entrambe le comunità locali sui due lati della frontiera.

«Nei fatti bisogna ridurre i rischi per l'integrità del mercato unico in modo considerevole», spiega un diplomatico europeo. Proprio l'integrità del mercato unito è stata una condizione sine qua non europea per accettare qualsiasi accordo di recesso. Oltre a considerazioni politiche, a convincere i Ventisette ad ammorbidire la loro posizione potrebbero essere stati anche i limitati flussi commerciali tra le due Irlande e l'esperienza di altri confini controversi, tra l'Ucraina e la Polonia o tra la Moldavia e la Romania.

Non mancano le difficoltà tecniche: tra le altre, l'accesso del Regno Unito alle banche dati comunitarie e il timore di contrabbando in una regione segnata da gruppi paramilitari. I negoziati stanno prendendo come base le circa 600 pagine di accordo di divorzio negoziato tra il marzo 2017 e il novembre 2018. Il backstop deve servire dopo la fase di transizione, che scade il 31 dicembre 2020, e prima dell'entrata in vigore di un accordo di partenariato che deve risolvere la questione in modo permanente.

Perché la partita sembra essersi sbloccata? Perché per entrambe le parti un accordo è preferibile a un non accordo. In Irlanda del Nord, crescono le paure per un hard Brexit. A Bruxelles, c'è il timore che le prossime elezioni britanniche non faranno che peggiorare il quadro e rendere la situazione ancora più incerta. Il capo-negoziatore inglese Steve Barclay ha detto martedì 15 ottobre che una intesa è «ancora altamente possibile», nonostante i tempi ormai strettissimi.

Una legge approvata da Westminster ai primi di settembre prevede che entro il 19 ottobre il premier Johnson debba chiedere un rinvio di Brexit in caso di mancato accordo. I Ventisette non vogliono negoziare alcunché durante il vertice europeo di giovedì 17 e venerdi 18 ottobre. Nel caso di intesa tra Londra e Bruxelles, una proroga di Brexit di alcuni giorni potrebbe essere comunque necessario per far approvare l'accordo a livello parlamentare.

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