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Brexit, l’Ue punta al rinvio flessibile: Uk fuori a fine anno o a marzo 2020

di Beda Romano

May da Macron: non contrari rinvio Brexit, ma non più di un anno

3' di lettura

Per la seconda volta in poche settimane i Ventisette saranno chiamati mercoledì 10 aprile a decidere se concedere alla Gran Bretagna di rinviare l’uscita dall’Unione europea, attualmente prevista per il 12 aprile, dopo una prima proroga già concessa nelle scorse settimane per evitare una «hard Brexit» il 29 marzo. Una riunione diplomatica terminata a tarda ora martedì sera qui a Bruxelles ha preparato una bozza di conclusioni che verrà discussa dai leader in un vertice che inizierà alle 18. Il canovaccio di comunicato di appena due pagine è semplice nei suoi contenuti.

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Le condizioni di Bruxelles
I Ventisette sono pronti a concedere un nuovo rinvio flessibile, che verrebbe meno se il governo britannico riuscirà a fare approvare l’intesa di recesso negoziata negli ultimi due anni e bocciata già a tre riprese da Westminster. Le conclusioni non contengono data, ancora da decidere. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, nei fatti due sono le scadenze in discussione: il 31 dicembre 2019 o il 31 marzo 2020. Secondo il canovaccio di conclusioni, i Ventisette concederanno la proroga al Regno Unito solo a certe condizioni, che la premier Theresa May dovrà accettare nel vertice di mercoledì sera. In particolare l’accordo di divorzio non è negoziabile, a differenza della dichiarazione politica, che riguarda il futuro partenariato tra Bruxelles e Londra. Il Regno Unito dovrà organizzare elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e dovrà garantire «sincera cooperazione» nei lavori comunitari, ex articolo 4/3 dei Trattati.

No a ingerenze Uk sul bilancio comunitario
I Ventisette vogliono evitare un drammatico hard Brexit, ma vogliono altresì evitare che la permanenza del Regno Unito nell’Unione, con un piede dentro e un piede fuori, inquini i lavori europei. Lo sguardo corre alle trattative per il prossimo bilancio comunitario 2021-2027. «La Gran Bretagna – si legge nel testo - deve facilitare il perseguimento dei compiti dell’Unione ed evitare qualsiasi gesto che possa mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione». Diplomatici qui a Bruxelles fanno notare che molte delle decisioni che dovranno essere prese nei prossimi mesi richiedono la maggioranza qualificata, comprese le tante nomine istituzionali in scadenza a fine anno (dalla Commissione alla Banca centrale europea). Il solo importante dossier che richiede l’unanimità è il bilancio settennale. Ciò detto, le conclusioni prevedono che i Ventisette possano incontrarsi con la Commissione europea per discutere senza Londra del futuro dell’Unione.

Due date: 31 dicembre 2019 e 31 marzo 2020
Come detto, i Ventisette stanno riflettendo principalmente su due nuove scadenze: il 31 dicembre 2019 o il 31 marzo 2020. La prima piace ai paesi che vogliono girare pagina il più velocemente possibile e sperano che nel frattempo Londra si sarà chiarita le idee. La seconda rassicura chi teme che a fine anno la nuova Commissione non si sarà ancora insediata e vorrebbe chiudere l’attuale ciclo istituzionale prima di affrontare Brexit, soft o hard che sia. Altre possibili date non sono ritenute appropriate, in particolare quella richiesta dal Regno Unito (30 giugno) perché sarebbe a cavallo tra le elezioni europee e la sessione inaugurale del Parlamento europeo e creerebbe deleterie incertezze legali. C’è sempre la possibilità che il Regno Unito approvi l’intesa di divorzio prima del voto europeo (previsto per il 23-26 maggio) e a quel punto una Brexit regolata potrebbe avvenire il 22 maggio. L’obiettivo dei Ventisette nel concedere una proroga flessibile è di dare certezze a cittadini e imprese e difendere i propri interessi, in un contesto nel quale una soluzione rapida alla confusione politica in Inghilterra appare remota. A parole Parigi si è voluta combattiva in questi giorni contro un rinvio troppo generoso. Nella riunione diplomatica di martedì sera, è sembrata assumere toni più morbidi. «I leader – spiega un negoziatore – stanno riflettendo sul da farsi».

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