CONSIGLIO EUROPEO

Brexit, i leader Ue fanno quadrato. May torna a mani vuote

di Beda Romano


Brexit, la Ue non prende impegni con Theresa May

2' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – È finito per ora con un nulla di fatto il tentativo della premier Theresa May di ottenere dai suoi partner una qualche forma vincolante di rassicurazione sul futuro della frontiera irlandese una volta che il Regno Unito sarà uscito dall'Unione. La discussione giovedì sera, nella prima giornata di una due-giorni di vertice europeo, è stata accesa. Mentre la signora May insisteva per nuove dichiarazioni vincolanti, i Ventisette hanno fatto quadrato per difendere l'accordo di recesso.

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Giunta qui a Bruxelles per partecipare alla prima giornata del summit europeo, la stessa signora May ha spiegato che il suo governo vorrebbe rassicurazioni sul fatto che la soluzione-ponte per evitare il ritorno di un confine tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord venga utilizzata per un massimo di un anno. Il paracadute prevede che il Regno Unito entri a far parte temporaneamente dell'unione doganale, una soluzione che non piace ai brexiteers più pugnaci.

La soluzione-ponte, chiamata ormai backstop nel gergo comunitario, sarebbe usata solo nei casi di emergenza, ultima ratio nel caso il 31 dicembre 2020, quando verrà a scadere il periodo di transizione, se nel frattempo non sia stato concluso un accordo di partenariato che risolva anche la questione irlandese. I Ventisette si sono rifiutati di rimettere mano all'accordo di recesso. Non vogliono creare nuovi dubbi interpretativi su una sofferta intesa lunga quasi 600 pagine.

In brevi conclusioni del vertice a 27, pubblicate nella notte qui a Bruxelles, i partner della Gran Bretagna si sono quindi limitati a spiegare che la soluzione-ponte verrebbe usata solo «in via temporanea». I Ventisette hanno anche sottolineato che faranno «ogni sforzo per negoziare e concludere un accordo ulteriore che sostituirebbe il cosiddetto backstop» in modo che questa soluzione-ponte sia nel caso usata solo «il tempo strettamente necessario».

Di più i Ventisette non hanno voluto fare, per ora, bocciando l'idea di un backstop a tempo. Non si può escludere che i paesi membri vengano ulteriormente incontro a Londra a ridosso dell'uscita del paese dall'Unione, fissata per il 29 marzo del 2019. Più in generale, l'impressione è che la premier britannica voglia temporeggiare, in modo da porre i parlamentari britannici le spalle contro il muro e costringerli ad approvare l'accordo di recesso pur di evitare un hard brexit, che nessuno vuole.

Secondo alcuni diplomatici nazionali ed esponenti comunitari la discussione di ieri tra i Ventisette e la signora May è stata ricca di incomprensioni. In una breve conferenza stampa nella notte, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha affermato: «Il dibattito è in alcuni casi nebuloso e impreciso. Quanto alla relazione futura tra Londra e l'Unione europea, i nostri amici inglesi devono decidere cosa vogliono, anziché chiederci cosa noi vogliamo».

Come detto, i Ventisette sono cauti all'idea di precisare ulteriormente i termini dell'accordo di recesso per paura di offrire il fianco a nuove pericolose interpretazioni sull'intesa di divorzio. Si rendono conto delle difficoltà della signora May, alla ricerca di una sofferta maggioranza a Westminster a favore di un accordo controverso, ma molti esponenti dell'establishment comunitario sono stanchi di trattare con un paese ormai ritenuto dalle idee confuse e dalla politica incerta.

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