VISTO DA LONDRA

Brexit, Londra «non cede» e indurisce i toni

Un’intesa non sarebbe impossibile ma pesa il desiderio del governo e della maggioranza di sottolineare la “sovranità” britannica. Verso un nuovo strappo dall’intesa sul recesso

di Nicol degli Innocenti

(AFPAFP)

3' di lettura

La settimana cruciale per Brexit è iniziata nel peggiore dei modi. I negoziati tra Londra e Bruxelles si sono arenati e il lungo colloquio telefonico di ieri tra il premier britannico Boris Johnson e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen non ha sbloccato la situazione.

Le trattative però continuano, con un incontro previsto oggi a Bruxelles tra i due negoziatori-capo Michael Barnier e Lord Frost. Le aspettative sono minime, almeno da parte della Ue. Barnier, aggiornando stamani gli ambasciatori dei 27 Paesi Ue, ha detto che restano “serie divergenze” tra le parti.

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Il Governo britannico ostenta più ottimismo e ha ribadito lunedì mattina che «c'è ancora tempo di arrivare a un accordo». Johnson e von der Leyen faranno di nuovo il punto della situazione in serata, ma senza una mossa decisiva da una parte o dall'altra non sarà possibile colmare il divario che resta.

Le due squadre di negoziatori hanno indicato che tutto il lavoro preparatorio e tecnico è stato fatto e le basi per un'intesa ci sono sui tre punti di contrasto: parità di condizioni, governance e pesca. Serve ora la volontà politica di fare l’ultimo, decisivo passo. Allo stato sembra che Johnson non abbia intenzione di farlo.

Da Downing Street si continua a dire che il problema è che Bruxelles non vuole accettare il fatto che la Gran Bretagna sarà «Paese pienamente sovrano» e vuole mantenerla nella sua orbita. Il potente fronte pro-Brexit del partito conservatore esulta e incoraggia il premier a “non cedere” di fronte a tali pressioni.

Un segnale negativo è che oggi tornerà in Parlamento l'Internal Market Bill, il controverso disegno di legge per tutelare l'integrità del mercato interno britannico post-Brexit, alcune clausole del quale però violano apertamente e volutamente l'accordo di recesso firmato da Johnson pochi mesi fa. La Ue era stata costretta ad aprire una vertenza legale contro Londra per violazione di un trattato internazionale.

Il mese scorso la Camera dei Lord a grande maggioranza (con 433 voti contro 165) aveva eliminato le clausole controverse dal ddl, che darebbero a Londra il diritto di violare l'accordo di recesso. L'aspettativa era che il Governo britannico avrebbe “parcheggiato” il Bill per qualche mese come gesto di buona volontà per permettere il raggiungimento di un accordo con la Ue, che avrebbe comunque neutralizzato le clausole problematiche.

Johnson ha invece promesso che le clausole eliminate dai Lord verranno reintegrate nel testo del ddl, che verrà quindi approvato nella sua versione originale dato che i conservatori hanno una maggioranza schiacciante in Parlamento. Il via libera a un testo così controverso, inaccettabile alla Ue, in un momento così delicato dei negoziati, sembra un segnale alquanto bellicoso da parte del premier britannico.Tra poco più di tre settimane finirà il periodo di transizione e, se sarà “no deal”, scatteranno tariffe e controlli alla frontiera, con lunghe code e ritardi previsti ai confini.

Michael Gove, vicepremier responsabile di Brexit, è a Bruxelles lunedì per un incontro con il vicepresidente della Commissione, Maros Sefcovic, mirato a trovare accordi pratici su come gestire il confine interno irlandese. Le associazioni che rappresentano le imprese e gli agricoltori in Irlanda del Nord hanno chiesto un periodo di transizione di un anno per evitare il caos, ma Londra non sembra disponibile a rinvii.

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