IL DISCORSO AL PARLAMENTO

Brexit, May: non ho il sostegno per un terzo voto, ma l’accordo non cambia

di Alb.Ma.

Theresa May (Epa)

2' di lettura

Al momento «non c’è supporto» per un altro voto sull’accordo di Brexit, ma la speranza è di «portarlo di nuovo in quest’aula». Il primo ministro Theresa May affronta per l’ennesima volta la Camera dei Comuni, confermando la sua linea sul sempre più caotico divorzio fra Londra e la Ue. Da un lato la premier ammette di non avere «abbastanza sostegno» per riportare al voto della Camera suo accordo con la Ue, già bocciato due volte dai parlamentari con 230 e 149 voti di scarto. Dall’altro sembra ostinata a «costruire consenso» sul suo piano, guardando con freddezza ai tentativi del Parlamento di prendere in mano le redini delle trattative.

Nella serata di oggi i deputati si esprimeranno infatti su una serie di emendamenti, per dare il via libera all’esame di un pacchetto di «voti indicativi»: opzioni alternative al divorzio tra Londra e la Ue voluto da May, avanzate ed (eventualmente) approvate dai deputati senza il via libera del governo. L’equivalente di un passaggio di poteri dall’esecutivo al Parlamento che rappresenterebbe l’ennesimo schiaffo alla premier, già umiliata dalle varie stroncature della Camera al suo accordo. May si è detta «scettica» sul fatto che i «voti indicativi» possano produrre alcuna decisione, sottolineando che una presa di potere del parlamento creerebbe un «precedente non benvenuto» nei rapporti già burrascosi fra Londra e Bruxelles.

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Corbyn: l’approccio di questo governo è imbarazzante
Nella mattinata, May aveva incontrato il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn per un «franco scambio di pareri» sul divorzio dalla Ue. Corbyn ha respinto la proposta della premier di un nuovo compromesso, consistente nel dividere il voto sulla Brexit in due mozioni diverse: una sull’accordo di ritiro dalla Ue in sé, che i laburisti non respingono in blocco; uno sulla «dichiarazione politica» di May per il dopo Brexit, fino ad oggi accorpata all’intesa di divorzio e osteggiata dalla sinistra nel parlamento britannico. Il leader laburista non ne ha voluto sapere, e ora liquida come «imbarazzante» la strategia annunciata da May. La premier, incalzata da richieste di dimissioni che arrivano soprattutto dal suo partito, resta stretta nel bivio fra un (difficile) via libera della Camera al suo accordo di divorzio e lo spettro di una Brexit no-deal, giudicato «sempre più probabile» anche dai leader europei. Le opzioni sul tavolo sono due: se May riesce a incassare l’ok al suo accordo entro la settimana, Londra uscirà dalla Ue il 22 maggio; in caso contrario, ci sarà tempo fino al 12 aprile per annunciare le proprie intenzioni o avviarsi a un’uscita no-deal. La premier sostiene di non poter lasciare carta bianca al Parlamento e punta a riportare al voto l’accordo entro questo giovedì, apportando le «modifiche sostanziali» richieste dallo speaker John Bercow per consentire un terzo esame della Camera sullo stesso testo.

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