1998-2018, gli accordi del «venerdì santo»

Brexit mette a rischio 20 anni di pace nell’Irlanda del Nord

di Nicol Degli Innocenti

(AFP)

3' di lettura

I preparativi sono in corso da tempo e ora è tutto pronto: tra pochi giorni l’Irlanda celebrerà il 20° anniversario degli accordi del Venerdì Santo, siglati il 10 aprile 1998. Ospiti d’onore l’ex presidente Usa Bill Clinton e l’ex senatore George Mitchell, che avevano avuto un ruolo cruciale nel convincere cattolici e protestanti, repubblicani e unionisti, a siglare l’intesa che ha riportato la pace dopo decenni di violenza.

È un’occasione che merita di essere celebrata. I festeggiamenti, però, saranno funestati dall’ombra di Brexit che incombe sull’isola. La questione del confine irlandese è il problema più complesso dei negoziati tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea e resta irrisolto.

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Anche la situazione politica interna in Irlanda del Nord non si presta ai festeggiamenti. L’intesa di condivisione del potere tra cattolici e protestanti, alla base degli accordi del Venerdì Santo, si è sgretolata. Manca un Governo da oltre un anno – i negoziati più volte sospesi e riavviati sono risultati in un nulla di fatto. A dominare la scena non sono più i moderati di vent’anni fa, ma gli oltranzisti di Sinn Fein e del Democratic Unionist Party (Dup), più intransigenti e meno inclini al compromesso. Nel frattempo, il Dup ha conquistato un potere insperato grazie all’infelice idea della premier britannica Theresa May di indire elezioni anticipate lo scorso anno. La mossa, mirata a rafforzarla, è stata un boomerang che l’ha lasciata senza maggioranza in Parlamento e quindi costretta a dipendere dai voti dei dieci deputati del Dup a Westminster.

Arlene Foster, la battagliera leader del Dup, ha sfruttato questa leva, opponendosi a qualsiasi accordo su Brexit che metta a rischio la “britannicità” dell’Irlanda del Nord. È utile ricordare che la posizione del Dup non riflette l’opinione della maggioranza dei cittadini, che nel referendum aveva votato a favore di restare nella Ue.

All’apparenza Bruxelles, Londra e Dublino sono in totale accordo sul futuro dell’Irlanda. Nessuno vuole un ritorno a controlli di frontiera tra il nord e il sud, che sarebbero non solo difficili in pratica ma anche, e soprattutto, politicamente inaccettabili. Come è stato ribadito più volte negli ultimi mesi, il ritorno a un confine “vero” metterebbe a rischio gli accordi del Venerdì Santo e quindi la pace. Dietro questo obiettivo comune, però, si nascondono drastiche divergenze di opinione e di strategia. La Ue insiste che l’unico modo per evitare controlli alla frontiera - e quindi tensioni sociali e politiche – è che l’Irlanda del Nord continui a far parte dell'Unione doganale.

Questo risolverebbe il problema del confine tra le due Irlande, ma stringerebbe ulteriormente i legami tra l’Irlanda del nord e la Repubblica e allontanerebbe Belfast da Londa, soluzione del tutto inaccettabile per il Dup. Il Governo britannico infatti ha categoricamente escluso di restare nel mercato unico e nell’unione doganale dopo Brexit.

Nel frattempo Bruxelles e Londra hanno raggiunto un accordo temporaneo che non risolve il problema ma stabilisce che se non verranno trovate soluzioni alternative nei negoziati dei prossimi mesi, allora verrà mantenuto lo status quo – quindi l’Irlanda del Nord resterà nel mercato unico e nell’unione doganale.

La May ha assicurato il Dup e il fronte pro-Brexit del suo partito che non si arriverà mai a quel punto, perché una soluzione verrà trovata. I suoi ministri hanno parlato di possibili “soluzioni tecnologiche” che permetteranno di evitare i controlli alla frontiera interna, ma senza entrare in dettagli. Secondo gli esperti questo tentativo di far quadrare il cerchio è destinato a fallire.

Se una soluzione magica non salterà fuori a breve, quindi, ci sono solo due scenari possibili. O la Ue farà una clamorosa marcia indietro – violando un’esplicita promessa di solidarietà con Dublino – oppure sarà la May a dovere piegare la testa, con il rischio però che le accuse di avere “annacquato” Brexit segnino la fine della sua carriera politica. Nello scontro tra i due fronti, come sottolinea Colin Harvey, professore di legge alla Queen’s University di Belfast, «tragicamente, l’Irlanda del Nord rischia di essere ancora una volta considerata danno collaterale, con conseguenze imprevedibili».

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