verso vertice ue il 27 ottobre

Brexit, trattative per accordo politico entro oggi

Proseguono a oltranza i negoziati tecnici sulla Brexit, con Londra che mira a un testo d'intesa almeno politico entro l'inizio del Consiglio europeo di stamani. “I fondamentali ci siano”, secondo Tusk. Il nodo ancora da sciogliere sembra essere la riscossione dell'iva nell'Irlanda del Nord. Possibile un vertice Ue straordinario il 27 ottobre


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3' di lettura

Proseguono a oltranza i negoziati tecnici sulla Brexit, con Londra che mira a un testo d'intesa almeno politico entro l'inizio del Consiglio europeo di stamani. “I fondamentali ci siano”, secondo Tusk. Il nodo ancora da sciogliere sembra essere la riscossione dell'iva nell'Irlanda del Nord. Possibile un vertice Ue straordinario il 27 ottobre.«Stiamo lavorando, stiamo lavorando» ha commentato sul fronte europeo Michel Barnier, caponegoziatore per la Ue sugli accordi di divorzio tra Londra e Bruxelles. Secondo alcune fonti, l’intesa sarebbe già stata raggiunta su quasi tutti i punti dell’accordo, con l’esclusione dell’Iva.

La notizia ridimensiona l’ottimismo che era trapelato in giornata. I due blocchi avevano, a detta dei leader europei, raggiunto le «basi» di un’intesa definitiva per il divorzio di Londra dal perimetro comunitario. «Le basi per un accordo sono pronte e in teoria domani (il 18 ottobre, ndr) potremmo approvare questo accordo con il Regno Unito» ha detto il presidente della Ue Donald Tusk ai giornalisti polacchi. Tusk ha poi spiegato che si attende di avere un «testo giuridico pronto» entro mezzanotte, anche se ha aggiunto che ci sarebbero «alcuni dubbi sul fronte britannico».

In effetti erano già arrivate le prime frenate da Bruxelles e, soprattutto, dalla Gran Bretagna. La Bbc, l’emittente nazionale britannica, ha appreso da «persone vicine al governo» che l’accordo non sarà comunque finalizzato entro il 16 ottobre. Fonti vicine alle istituzioni Ue sottolineano che potrebbe essere necessario un rinvio oltre la data prevista del 31 ottobre, mentre il partito unionista nordirlandese (Dup) ha negato di aver fatto marcia indietro sulla sua opposizione all’accordo : la sigla, rappresentata da 10 deputati a Westminster, ha ribadito di essere sfavorevole a un’intesa che preveda la costruzione di un confine fisico tra l’Isola e l’Irlanda.  Lo stesso premier britannico Boris Johnson ha precisato che c’è «la possibilità di un buon accordo, ma non ci siamo ancora arrivati».

Nel frattempo i negoziati procedono a ritmo serrato: la riunione dei 27 paesi Ue con Barnier è stata posticipata due volte ed è prevista attualmente per le ore 19 del 17 ottobre. Boris Johnson è atteso a Bruxelles per prendere parte al summit europeo, dopo aver parlato a un meeting di deputati conservatori a Londra.

Il flop dell’ultima maratona negoziale
Nella serata del 16 ottobre i team negoziali dell’Unione europea e dei britannici non avevano fatto progressi nei colloqui durante una frenetica sessione notturna conclusa all’1,30 di notte ma si continua a cercare un compromesso alla vigilia del cruciale vertice Ue.

Il vertice dei leader europei di giovedì 17 ottobre arriva appena due settimane prima della data di uscita del Regno Unito prevista il 31 ottobre. Il fatto che i colloqui «sembrano durare» denota «una situazione alquanto positiva», dice in tv il ministro francese degli esteri Jean-Yves Le Drian.

Da Londra però filtra il pessimismo di Boris Johnson e dei suoi ministri che non riescono a convincere il Dup, il partito degli unionisti nordirlandesi. Da Bruxelles indicano proprio nel confronto Johnson-Dup il «binario morto» della trattativa. Cerca di mostrare ottimismo invece il premier irlandese Leo Varadkar: «Lo spiraglio per un possibile accordo c'è, ma vi sono ancora molte questioni da risolvere».

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La difficile trattativa di Johnson con il Dup
Intanto il fronte interno britannico è quanto mai caldo. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha intrattenuto contatti con Arlene Foster, leader del Partito unionista democratico del’Irlanda del Nord (Dup) , su aiuti per la regione così da garantirsi il suo appoggio all’accordo che sta prendendo forma a Bruxelles. Una persona informata sui negoziati ha detto che il Dup chiede «miliardi e non milioni» per l’Irlanda del Nord. Johnson ha tenuto una serie di incontri con i deputati conservatori euroscettici e il Dup per convincerli ad accettare un accordo che imporrebbe controlli doganali sulle merci che entrano nell’Irlanda del Nord. I negoziatori britannici a Bruxelles erano in costante contatto con Downing Street per vedere fino a che punto potevano andare incontro alle richieste dell’Ue, con la crescente speranza che un accordo potesse essere concluso prima della riunione del Consiglio europeo di giovedì.

Il premier scozzese punta al referendum
Ancora più complesso, per Johnson, il tema dei rapporti con la Scozia. Lo Scottish National Party (Snp) ha infatti rilanciato la sua battaglia per l’indipendenza da Londra: il primo ministro Nicola Sturgeon, nel discorso al congresso del partito chiusosi martedì 15 ottobre ad Aberdeen, ha rimarcato ancora di più le distanze dal «populismo in stile Donald Trump» di Johnson, annunciando il proprio voto contrario alla Brexit e l’intenzione di proporre un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna. Restare nello spazio politico ed economico dell’Ue, per Strugeon, è quanto mai essenziale.

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