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Brexit, il «no deal» è più vicino. Dalle tariffe al turismo: che cosa può accadere

Domenica 13 dicembre è l’ultimo giorno per i negoziati tra Londra e Bruxelles. Ecco le conseguenze se le parti non riusciranno a trovare un accordo

di Nicol Degli Innocenti

Brexit, Johnson avverte: "No-deal molto probabile"

5' di lettura

Sono passati quattro anni e mezzo dal referendum che, a sorpresa, nel giugno 2016 aveva sancito la decisione dei cittadini britannici di lasciare l'Unione Europea dopo 43 anni di appartenenza. Da allora i negoziati bilaterali per stabilire quali saranno i rapporti futuri sono continuati tra alti e bassi, con scadenze puntualmente non rispettate, ultimatum disattesi e inevitabili proroghe.

L'accordo di recesso della Gran Bretagna dalla Ue, faticosamente raggiunto, è stato ratificato nel gennaio 2020. I negoziati per arrivare a un accordo commerciale sono continuati fino a oggi. L'intesa è completa al 96-97%, secondo gli esperti, ma non è stata conclusa a causa delle divergenze su tre punti chiave: parità di condizioni, governance e pesca. Le questioni tecniche sono state in gran parte risolte. L'ultimo ostacolo sembra insormontabile perché per Londra non è più una questione pragmatica ma ideologica.

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Il premier Boris Johnson ha promesso ai suoi fedeli di riconquistare la sovranità perduta. Resta sempre la speranza di un compromesso e di un accordo in extremis. Oggi 13 dicembre è il giorno dell'ennesima scadenza stabilita. Se invece entrambe le parti si arrenderanno all'evidenza e dichiareranno “no deal”, le conseguenze saranno molteplici e profonde. Vediamone alcune.

Tariffe

Se non se non ci sarà un accordo, il primo gennaio 2021 la Gran Bretagna uscirà dall'unione doganale e dal mercato unico, quindi scatteranno subito controlli al confine e tariffe sulle merci in linea con le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc).

Si prevede che il 90% delle merci britanniche esportate nella Ue saranno soggette a tariffe Omc, che variano dall'11% in media per prodotti agricoli al 35% per latticini a oltre il 60% per alcuni tipi di carne. Per questo Tesco, la maggiore catena di supermercati britannica, prevede aumenti dei prezzi del 5% in caso di no deal. Le barriere non tariffarie – quote, controlli alla frontiera, verifiche fitosanitarie, sicurezza, dichiarazioni doganali – sono altrettanto onerose.

Controlli doganali

La previsione è di lunghe code alle frontiere per i controlli doganali. Lo stesso Governo britannico ha previsto code di 7mila camion a Dover e ha costruito enormi parcheggi nei dintorni. Già ieri 12 dicembre a Calais c'erano code di 17 chilometri con novemila camion bloccati a causa della corsa ad accumulare scorte in Gran Bretagna in vista non solo di Natale ma di un possibile “no deal”.

Per limitare i danni, Londra ha unilateralmente annunciato che per sei mesi non effettuerà controlli sulle merci in arrivo dalla Ue. Questo è cruciale soprattutto per prodotti alimentari deperibili, dato che la Gran Bretagna importa gran parte della frutta e verdura dalla Ue, ma il problema è solo rinviato. La Ue invece effettuerà controlli sulle merci in arrivo dalla Gran Bretagna immediatamente, a partire dalla mezzanotte del 31 dicembre. Si prevedono ritardi, aumenti dei prezzi e caos nelle supply chain.

Automotive

Tutti i settori saranno colpiti, soprattutto quelli che dipendono da sistemi di approvigionamento “just in time”. Il settore automobilistico sarà particolarmente penalizzato: il 60% dei componenti per le auto assemblate in Gran Bretagna arriva dalla Ue. Inoltre le regole Omc prevedono tariffe del 10% sulle auto.

Medicinali

Le medicine non sono soggette a tariffe ma le barriere non tariffarie possono portare a ritardi di settimane che sono problematici soprattutto durante una pandemia. Molte società farmaceutiche hanno accumulato scorte per prepararsi al peggio, ma possibili ritardi ai confini possono creare problemi gravi per prodotti come i vaccini che vanno tenuti a temperature controllate. Il Governo britannico si è detto pronto a usare aerei militari per trasportare il vaccino Pfizer, che viene prodotto in Belgio.

Misure di emergenza

I “contingency plan” illustrati nei giorni scorsi dalla Ue dovrebbero scattare il primo gennaio per evitare problemi immediati alla connettività aerea e stradale. “No deal” significa infatti anche la fine delle licenze aeree, che non sono soggette a regole Omc, quindi in teoria non potrebbero esserci più voli tra Europa e Gran Bretagna. Per prevenire il caos, Bruxelles ha proposto che per i primi sei mesi del 2021 i collegamenti aerei, stradali e marittimi continuino alle stesse condizioni attuali. Velivoli, treni, auto e camion potranno continuare a circolare regolarmente.

I piani di emergenza naturalmente possono funzionare solo se accettati da entrambe le parti, e per ora Londra non ha dato luce verde. Si prevede però che non ci saranno obiezioni perché le misure sono nell'interesse di tutti.

La pesca

Diversa invece la situazione per quanto riguarda la pesca. La Ue ha proposto che per 12 mesi o perlomeno fino al raggiungimento di un accordo specifico sia mantenuto lo status quo, cioè l'accesso reciproco alle acque territoriali per i pescatori europei e britannici. Londra ha però respinto l'idea, dichiarandola “inaccettabile per uno Stato costiero indipendente” che intende recuperare la “piena sovranità” sulle sue acque dal primo gennaio.

Per sottolineare che fa sul serio, Johnson ha fatto sapere che quattro navi della Marina militare, la Royal Navy, sono pronte a pattugliare le acque territoriali britanniche per intercettare eventuali pescherecci europei. Un annuncio bellicoso e provocatorio che è stato criticato anche da alcuni notabili del partito conservatore.

Cittadini

L'accordo sui cittadini è stato raggiunto da tempo. Sia la Ue che la Gran Bretagna si sono impegnate a tutelare i diritti di chi risiede e lavora da tempo in un altro Paese, concedendo la residenza permanente (anche se i cittadini britannici nella Ue avranno una carta d'identità per dimostrare il loro status, mentre Londra si rifiuta di concedere un documento cartaceo ai residenti europei).

Per tutti gli altri cittadini invece i cambiamenti saranno sostanziali. La Gran Bretagna ha messo in chiaro che intende “riprendersi il controllo dei confini” e che quindi finirà la libera circolazione delle persone. I cittadini europei avranno quindi bisogno di un visto per vivere e lavorare in Gran Bretagna e viceversa.

Turisti

Per quanto riguarda i turisti, gli europei non avranno bisogno di visto se si fermeranno in Gran Bretagna per un periodo massimo di sei mesi, mentre i turisti britannici potranno restare solo tre mesi in un Paese Ue. Gli italiani potranno usare la carta d'identità valida per l'espatrio fino al settembre 2021, ma dopo quella data sarà obbligatorio avere un passaporto biometrico. Per tutti i cittadini cesseranno dei vantaggi come l'assistenza sanitaria e il roaming gratuito quando si viaggia in un altro Paese. Per gli europei che visitano la Gran Bretagna e gli inglesi che si recano in Europa viaggiare sarà più complicato e più costoso.

Sicurezza e lotta al terrorismo

Con il “no deal” finisce la cooperazione sulla sicurezza e la lotta al terrorismo. La Gran Bretagna non farà più parte di Europol e non avrà accesso alle banche dati europee e all'agenzia europea per la cybersecurity.

Non parteciperà più al mandato di arresto europeo, studiato per armonizzare le procedure di estradizione, a cui ha fatto ampio ricorso negli ultimi anni di lotta al terrorismo islamico. Dovrà tornare ad affidarsi alla Convenzione del Consiglio d'Europa sull'estradizione del 1957, che però ha procedure più complesse e tempi molto più lunghi: due anni in media per ottenere l'estradizione richiesta di un terrorista o criminale, contro i 43 giorni del mandato di arresto europeo.

Dovranno cessare le indagini transfrontaliere congiunte, considerate essenziali per combattere organizzazioni terroristiche che non rispettano confini. La Gran Bretagna resta parte di Interpol, ma per continuare a cooperare con la Ue dovrà negoziare e firmare nuovi accordi bilaterali con i singoli Paesi europei e con Europol. Raggiungere un'intesa è nell'interesse di entrambe le parti, ma i tempi potrebbero essere lunghi. Ci sono voluti sette anni per negoziare l'accordo bilaterale tra Europol e Norevegia.


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