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Brexit con o senza accordo? L’immobiliare ne uscirà indenne

di Nicol Degli Innocenti


(Agf)

2' di lettura

Brexit sarà comunque positiva per il mercato immobiliare britannico: se ci sarà un accordo con l’Unione Europea la fine dell’incertezza porterà a un immediato rilancio delle compravendite, mentre un’eventuale uscita senza intesa porterebbe a un indebolimento della sterlina che farebbe da calamita per gli investitori. Questa l’opinione di Savills, che oggi a Londra ha presentato le previsioni per il 2019.

La data prevista di Brexit è il 29 marzo, quindi il primo trimestre dell'anno sarà tutto all’insegna dell’incertezza. «Il mercato sarà catatonico, con poche compravendite perché tutti staranno alla finestra – afferma Lucian Cook, responsabile della residential research di Savills –. Dopo l’accordo però ci aspettiamo un rimbalzo della fiducia e un rilancio del mercato. Il 2019 inizierà lentamente per poi recuperare velocità».

Un’uscita della Gran Bretagna dalla Ue senza un accordo, lo scenario “no deal” non andrebbe a vantaggio di nessuno, secondo Cook, quindi «il percorso per arrivarci potrebbe essere tortuoso, ma alla fine è lecito aspettarsi un'intesa ragionevole su Brexit».
Secondo Cook, però, il rimbalzo sarà di breve durata: superata la fase di euforia per l'eventuale esito positivo di Brexit, la domanda sarà frenata dalla prospettiva di un aumento dei tassi d’interesse dopo un decennio di tassi ultrabassi (attualmente lo 0,75%). Quanto ai prezzi, aumenteranno di più nelle città del nord dell’Inghilterra che non a Londra, che continuerà a restare ferma dopo un lungo periodo di ascesa.
Tra prezzi in stallo e un possibile ulteriore indebolimento della sterlina, la capitale britannica potrebbe quindi offrire qualche opportunità interessante per gli investitori stranieri.

Dato che in termini assoluti i prezzi immobiliari restano alti per la maggior parte dei residenti di Londra, Savills prevede un aumento della domanda di case in affitto e un rafforzamento del mercato.
Già negli ultimi anni si è verificata una crescente “istituzionalizzazione” di un mercato che prima era dominato da piccoli proprietari privati. Dal 2015 a oggi l'aumento nel numero di complessi di appartamenti costruiti da società apposta per affittarli è stato del 478%, dalle 6.600 unità del 2015 alle quasi 42mila di fine 2018.

«Il mercato build to rent offre grandi opportunità – spiega Cook – ma non è un settore facile. Bisogna avere le dimensioni giuste per poter gestire le complessità della pianificazione, della concessione di permessi, della costruzione, del marketing e poi della gestione operativa di migliaia di appartamenti. Per questo ora hanno fatto il loro ingresso grandi società specializzate come M&G, Delancey, Quintain e Grainger».

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