ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL VOTO A WESTMINSTER

Brexit, il Parlamento dà il via libera all’accordo di Johnson

Il premier conservatore incassa il sì della Camera dei Comuni con 358 voti favorevoli contro 234 contrari. È un passo decisivo per l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, dopo i vari flop di Theresa May

di Nicol Degli Innocenti

Il giorno della Brexit, sperando sia fast

Il premier conservatore incassa il sì della Camera dei Comuni con 358 voti favorevoli contro 234 contrari. È un passo decisivo per l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, dopo i vari flop di Theresa May


3' di lettura

Boris Johnson è riuscito dove Theresa May aveva fallito per tre volte di seguito: il suo accordo di recesso dall'Unione Europea è stato approvato oggi pomeriggio dal Parlamento di Westminster.
I deputati hanno votato a favore dell'intesa in seconda lettura per 358 voti contro 234, una maggioranza di 124.

È un passo storico verso l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, tre anni e mezzo dopo il referendum e dopo un lungo periodo di polemiche e dissidi in Parlamento. La House of Commons di oggi è del tutto diversa da quella che aveva contrastato e poi bocciato l'intesa con la Ue. I ribelli Tory sono spariti, così come gran parte dei deputati contrari a Brexit.

Dopo le elezioni della settimana scorsa il partito conservatore del premier può contare su una maggioranza schiacciante a Westminster e sulla fedeltà assoluta di 365 deputati – uno per ogni giorno dell'anno.
Johnson ha messo in chiaro che è iniziata una nuova era. Secondo il premier si tratta di un “ritorno alla normalità” con il potere accentrato nelle mani del Governo a scapito del Parlamento.

Un testo diverso da quello di ottobre
Il testo dell'accordo approvato oggi è stato modificato in modo significativo rispetto alla versione presentata al Parlamento in ottobre. È stata aggiunta una clausola che esclude per legge una proroga del periodo di transizione oltre il 31 dicembre 2020, costringendo la Gran Bretagna a uscire indipendentemente dall'esito dei negoziati per raggiungere un accordo commerciale e definire i rapporti futuri tra Londra e i 27.
Altrettanto significative le clausole che sono state eliminate dall'accordo, che concedevano ai deputati il diritto di essere informati sull'andamento dei negoziati, il potere di approvare gli obiettivi delle trattative e il potere di votare a favore di una proroga del periodo di transizione.

Il messaggio è chiaro: nell'era Johnson il premier decide e il Parlamento accetta. L'approvazione dell'accordo oggi era scontata, dato che il partito conservatore del premier ha una maggioranza di 80 deputati. Il via libera finale da parte della House of Commons avverrà subito dopo la pausa natalizia, entro il 9 gennaio, per dare tempo alla House of Lords di discutere e approvare l'accordo che dovrà poi ottenere il sigillo reale entro il 31 gennaio, data prevista di Brexit.

La tabella di marcia: fuori dalla Ue entro il 31 gennaio
La tabella di marcia verrà rispettata, ha assicurato oggi Johnson in Parlamento: «Ce ne andremo il 31 gennaio e sarà finita», ha detto, invitando tutti i deputati a guardare al futuro e «rendere Brexit un grande successo» lasciandosi alle spalle le «divisioni ormai superate» tra eurofili e euroscettici. Jeremy Corbyn, leader laburista uscente, ha confermato che il suo partito avrebbe votato contro l'accordo che «ci spinge verso la deregolamentazione e un accordo tossico con Donald Trump che svenderà il nostro servizio sanitario nazionale e farà aumentare il prezzo delle medicine». I laburisti restano «convinti che ci sia un modo migliore e più equo di lasciare la Ue».

A far scattare il campanello d'allarme per i laburisti – e non solo – è stata la decisione del Governo di eliminare dal testo dell'accordo alcune concessioni che Johnson aveva fatto all'opposizione sul mantenimento dello status quo in materia di diritti dei lavoratori e dei consumatori e sulla tutela dell'ambiente. Il Governo ha insistito che intende approvare leggi autonome e parallele in materia ma che dato che la Gran Bretagna tornerà «Paese libero» non ha più bisogno di allinearsi alle regole Ue. Corbyn ha detto che non si fida delle promesse di Johnson. La verità è che il premier, forte della sua maggioranza, non ha più bisogno di corteggiare i voti dell'opposizione e intende procedere per la sua strada senza scendere a compromessi.

Per approfondire:
Johnson: Brexit al 31 gennaio e sistema a punti per i migranti
Johnson ha fretta e rimette sul tavolo la Hard Brexit
Il difficile negoziato tra Londra e Bruxelles

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti