BRUXELLES

Brexit, il Parlamento europeo vota sì al divorzio da Londra

Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Bruxelles, dà l’ok al «withdrawal agreement» con 621 sì, 49 no e 13 astensioni

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Il Parlamento europeo riunito in plenaria a Bruxelles (Afp)

Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Bruxelles, dà l’ok al «withdrawal agreement» con 621 sì, 49 no e 13 astensioni


2' di lettura

Il Parlamento europeo vota sì all’accordo di Brexit con 621 voti favorevoli, 49 contrari e 13 astensioni. L’Eurocamera, riunita in plenaria nella sua sede di Bruxelles, ha dato l’ok al cosiddetto «wihtdrawal agreement», l’accordo di recesso che sancisce la separazione di Londra dalla Ue. Il via libera dell’Eurocamera, decisivo perché l’accordo entrasse in vigore, spiana la strada allo strappo di Londra dal perimetro comunitario. Ora spetterà al Consiglio europeo adottare l’atto il 30 gennaio, un passaggio formale prima di un addio atteso nell’arco delle 24 ore successive.

La Brexit inizierà ufficialmente il 31 gennaio 2020, dando il via a un periodo di circa un anno di negoziati bilaterali per definire i rapporti commerciali e giuridici tra il Regno Unito e gli ex partner europei. Il primo ministro britannico Boris Johnson sembra intenzionato a chiudere la partita entro la scadenza del 31 dicembre 2020, senza accettare le offerte di rinvio proposte da Bruxelles per diluire il dialogo in tempi più lunghi.

Gentiloni: ripercussioni soprattutto per il Regno Unito
Tra le prime conseguenze dirette ci sarà l’addio all’Eurocamera dei 73 deputati eletti alle Europee del maggio 2019, portando il totale di scranni a ridursi da 751 a 705 (46 saranno «congelati» in attesa di nuovi stati membri e altri 27 ridistribuiti a paesi sotto-rappresentati, inclusi tre seggi destinati all’Italia).

L’ex primo ministro italiano Paolo Gentiloni, attuale commissario all’Economia nell’esecutivo von der Leyen, pensa che le ripercussioni più grave di un mancato accordo si scaricheranno soprattutto su Londra.

« Dobbiamo lavorare per avere degli accordi che impediscano qualsiasi ripercussione economica negativa - ha detto - consapevoli del fatto che, se ci saranno difficoltà, le ripercussioni negative saranno alla fine purtroppo più negative per il Regno Unito che per l'insieme dell'Ue».

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha cercato di stemperare le tensioni in vista del tavolo negoziale: «Abbiamo il compito di ricercare una soluzione migliore per i britannici e i nostri concittadini, noi cercheremo il meglio per gli agricoltori e le imprese, per i giovani studenti britannici e dell'Unione e ricercheremo il meglio anche per gli scienziati e gli esperti».

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