Parlamento contro governo

Brexit, al voto la mozione contro il no-deal. Johnson spinge per nuove elezioni

Il governo Tory di Boris Johnson è stato battuto ai Comuni nel primo, cruciale voto sulla legge anti-no deal sottoposta dagli oppositori per cercare di obbligare il premier britannico a chiedere all'Ue un nuovo rinvio della Brexit, in mancanza d'accordo, oltre il 31 ottobre. Johnson annuncia una mozione per il voto anticipato

di Nicol Degli Innocenti


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Phillip Lee, il deputato passato dai Tories ai LibDem che ha fatto perdere la maggioranza a Johnson (Reuters)

4' di lettura

LONDRA - Parlamento contro Governo. I deputati di Westminster hanno approvato il 3 settembre con 328 voti a favore e 301 voti contrari la richiesta dell'opposizione laburista di votare una legge per impedire un'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea senza un accordo. Nella notte di ieri, la Camera dei Lord ha accettato di dibattere e votare a sua volta la mozione entro venerdì 6 settembre, con l’obiettivo di approvare (o respingere) il testo prima della sospensione del Parlamento voluta dal premier.

La maggioranza di 27 dimostra che numerosi deputati conservatori si sono schierati con i partiti di opposizione contro il Governo. Si tratta di una bruciante sconfitta per il premier Boris Johnson, che aveva inutilmente minacciato di sospendere dal partito i deputati ribelli impedendo loro di presentarsi come candidati alle prossime elezioni.

Dopo l'annuncio del voto ieri sera Johnson ha dichiarato che se la legge verrà approvata, “se i deputati voteranno per un altro inutile rinvio, saranno i cittadini a scegliere”. Si andrà quindi a elezioni anticipate.

L'intenzione del premier è di votare il 15 ottobre (non il 14 che è una festa religiosa per gli ebrei), subito prima del summit europeo e due settimane prima della scadenza prevista di Brexit. Le regole prevedono però che due terzi dei deputati approvino la decisione di andare alle urne e quindi il Governo ha bisogno dei voti dell'opposizione.

Il leader laburista Jeremy Corbyn chiede da tempo elezioni anticipate, ma ieri dopo il voto ha precisato che non intende fare il gioco di Johnson. “La la legge contro no deal deve essere approvata prima di andare al voto,” ha dichiarato.

I laburisti temono che Johnson fissi la data del 15 ottobre per avere il via libera dell'opposizione al voto e che poi cambi la data, rinviando il voto a dopo il 31 ottobre per rendere un no deal Brexit un fatto compiuto.

Johnson sembra avere spaccato il partito, arrivando allo scontro aperto con i deputati conservatori moderati contrari a un “no deal”. Le posizioni prese dal premier, dal rifiuto di escludere un “no deal” alla decisione di sospendere il Parlamento per cinque settimane, gli hanno messo contro non solo l'opposizione ma anche molti deputati conservatori che lo considerano un leader irresponsabile che gioca alla politica senza curarsi delle conseguenze per l'economia.

Si è invece rafforzata l'alleanza tra partiti di opposizione – laburisti, liberaldemocratici, Verdi, nazionalisti scozzesi e gallesi - che compatti oggi intendono avviare la procedura di approvazione della legge contro una hard Brexit.

Il Parlamento voterà stasera la proposta di legge, che stabilisce che non può esserci un “no deal” senza il consenso del Parlamento, concede tempo per raggiungere un nuovo accordo con la Ue al summit di ottobre ma, in caso di mancata intesa, costringe il premier a chiedere a Bruxelles un'estensione di tre mesi dell'articolo 50 fino al 31 gennaio 2020.

Secondo la procedura accelerata messa a punto dall'opposizione la legge dovrebbe essere votata tre volte di seguito oggi in Parlamento per superare tutti gli stadi necessari e poi passare alla Camera dei Lord dove dovrà essere votata entro venerdì. La mozione prevede che, se approvata sia dalla House of Commons che dalla House of Lords, la legge dovrà ricevere il necessario sigillo della Regina prima della sospensione del Parlamento decisa da Johnson.

In una giornata del tutto negativa per Johnson ieri il Governo ha anche perso la maggioranza in Parlamento in seguito alla defezione di Phillip Lee, un parlamentare Tory passato al partito liberaldemocratico proprio nel momento in cui ogni singolo voto potrebbe essere cruciale.

Lee ha spiegato in una lettera di avere deciso di lasciare dopo 27 anni perché “il partito conservatore è stato contagiato dal nazionalismo inglese e dal populismo” e ha protestato per “la mancanza di principi con cui il Governo sta optando per una Brexit dannosa per il Paese e per i cittadini”.

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha dichiarato che “il Governo non ha mandato, non ha morale e da oggi non ha neanche la maggioranza”. Johnson ha ora 319 deputati contro i 320 dell'opposizione.

Johnson è deciso a lasciare la Ue entro il 31 ottobre a qualsiasi costo e ha dichiarato che non chiederà mai a Bruxelles un altro rinvio della scadenza. Nel suo intervento in Parlamento ieri il premier è tornato a insistere sulla concreta possibilità di una nuova intesa con Bruxelles, che dovrebbe essere siglata al summit europeo di metà ottobre.

Secondo Johnson l'approvazione di una legge che esclude no deal priverebbe il Governo di un'arma negoziale e “distruggerebbe ogni possibilità di raggiungere un accordo”. Passare quella che definisce “la legge di Corbyn” significherebbe “arrendersi e alzare bandiera bianca”, ha affermato. Il leader laburista ha criticato la retorica del premier, affermando che “non ci arrendiamo perché non siamo in guerra contro l'Europa. Sono i nostri alleati”.

Fonti di Bruxelles hanno espresso sorpresa per l'ottimismo del premier sui negoziati, dato che Londra non ha ancora presentato quelle proposte alternative promesse da Johnson al recente summit del G7. Anche all'interno del partito conservatore molti non credono alle affermazioni del premier su una svolta positiva imminente nelle trattative con la Ue e ritengono che il suo reale obiettivo sia uscire senza un'intesa.

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