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Brexit, la patente britannica non vale più in Europa: nuovi esami obbligatori

Stop alla conversione «automatica» delle patenti britanniche: dal 1° gennaio non sono più considerate licenze di guida comunitarie. Fino a nuovi accordi

di Maurizio Caprino

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(Afp)

Stop alla conversione «automatica» delle patenti britanniche: dal 1° gennaio non sono più considerate licenze di guida comunitarie. Fino a nuovi accordi


2' di lettura

La Brexit pesa anche sulle patenti. Se n’è accorto chi ha una licenza di guida britannica ed, essendosi trasferito in Italia, deve convertirla in italiana: d’ora in poi verrà trattato come un qualsiasi cittadino extracomunitario e quindi dovrà rifare gli esami. Ma può salvarsi se aveva ottenuto l’abilitazione nel Regno Unito per conversione di una precedente patente italiana. Per il resto, bisognerà attendere gli sviluppi delle trattative diplomatiche e tecniche fra la Ue e la Gran Bretagna.

Il principio generale e le eccezioni

Normalmente, chiunque si stabilisca in uno Stato per oltre un anno deve prendere una patente di quello Stato: la circolazione “turistica” in un Paese diverso da quello di residenza è consentita al massimo per un anno consecutivo. E la regola generale è che per prendere una licenza di guida bisogna sottoporsi agli esami, come neopatentati qualsiasi. Ma ci sono eccezioni:

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- in ambito Ue, dal 2014 si può mantenere la propria patente e comunque, per prendere la patente del nuovo Stato (cosa che rende più facile il rinnovo alla scadenza ed è obbligatoria entro due anni se la scadenza estera è superiore al massimo italiano o addirittura non esiste) non occorre rifare gli esami, ma basta chiedere la conversione, che non è altro che una pratica amministrativa di sostituzione del documento;

- in ambito extra-Ue, ci sono accordi bilaterali di reciprocità, con cui di volta in volta due Stati stabiliscono che le patenti dell’uno sono convertibili in licenze dell’altro e viceversa.

In passato (prima del 2013), anche in ambito Ue era necessario cambiare la patente in caso di trasferimento definitivo, per cui la conversione era obbligatoria. Poteva essere sostituita dal semplice riconoscimento della patente estera, i cui estremi venivano così annotati negli archivi del Paese di nuova residenza, cosa che facilitava il rinnovo alla scadenza e l’applicazione delle sanzioni accessorie sulla patente in caso di infrazione stradale.

Il caso Brexit

L’8 gennaio la Motorizzazione (circolare n. 504) ha avvertito che non è più possibile convertire le patenti del Regno Unito con semplici pratiche amministrative come fossero comunitarie (a meno che la domanda sia stata presentata prima di quest’anno). Occorre quindi rifare gli esami.

Molti sono rimasti spiazzati, nonostante sia chiaro che dal 1° gennaio le patenti del Regno Unito siano extracomunitarie a tutti gli effetti e che non ci sia ancora un accordo di reciprocità fra i due Stati (ci si sta comunque lavorando, per cui in futuro si dovrebbe tornare a un regime è possibile la semplice conversione).

Chi può ancora evitare gli esami

Così, di fronte a quesiti e proteste, il 29 gennaio la Motorizzazione ha emanato un’altra circolare (la 3401) in cui ricorda che è possibile ottenere la conversione senza esami se la patente britannica era stata rilasciata convertendo una precedente licenza italiana.

Il nuovo documento italiano autorizzerà a guidare veicoli delle stesse categorie cui abilitava la prima patente italiana.

Una procedura prevista dal 2000 per tutte le patenti extracomunitarie di cui si presenti una traduzione e un’attestazione di autenticità. Queste ultime ora non sono richieste nel caso del Regno Unito, data la particolarità della situazione creata dalla Brexit.

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