ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla mossa di Johnson

Brexit: perché la regina non poteva evitare la sospensione del Parlamento

Claudio Martinelli, docente di diritto pubblico comparato dell’Università Bicocca di Milano, chiarisce il valore dell’atto di Elisabetta II

di Francesca Milano

3' di lettura

«La sospensione straordinaria del Parlamento? La regina non poteva fare diversamente. E non perché c’è una norma costituzionale, ma più banalmente per una tradizione». Claudio Martinelli, docente di diritto pubblico comparato dell’Università Bicocca di Milano, chiarisce il valore dell’atto della regina Elisabetta II, che dalla Scozia, dove è in vacanza, ha autorizzato la sospensione delle attività del Parlamento. «Non si tratta di una scelta - sottolinea Martinelli - ma di un atto formale. In sostanza, quando il primo ministro inglese propone un “advice”, la regina è tenuta ad accoglierlo, nel rispetto delle consuetudini su cui si basa il diritto britannico, dove non c’è una carta costituzionale».

Di fronte alla richiesta di Boris Johnson, dunque, non c’erano altre strade, e quindi le attività parlamentari riprenderanno il 14 ottobre, data fissata per il discorso annuale della regina di presentazione del programma di Governo (programma che viene scritto proprio dal primo ministro).

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Brexit, Johnson chiede alla regina di sospendere il Parlamento

«Johnson ha utilizzato l’arma della “prorogation” - spiega Martinelli - per evitare che il parlamento legiferasse contro il no deal». L’accordo, infatti, - finora - non è stato trovato: il parlamento ha bocciato 3 volte il withdrawal agreement, e il tempo per trovare un nuovo accordo sta per scadere. Il termine - già prorogato due volte - è fissato per il 31 ottobre. Oltre quella data scatterebbe la “Brexit no deal”.

Bloccare l’attività del parlamento ha anche un altro obiettivo, per Johnson: evitare che la Gran Bretagna cambi idea sulla Brexit. Cosa ancora possibile, visto che una sentenza della Corte di giustizia Ue del dicembre 2018 ha stabilito che, finché non sono passati i due anni dalla ratifica della decisione, lo Stato membro che ha invocato l’articolo 50 del trattato di Lisbona ha un diritto soggettivo a “revocare l’invocazione” , ossia può tornare sui suoi passi e ritirare la richiesta di uscita dall’Unione europea. «Per farlo - spiega Martinelli - avrebbe però bisogno di approvare una legge». Ecco che, quindi, il blocco delle attività parlamentari torna “utile” ai brexiters come Johnson.

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Intanto, c ontinuano le proteste di piazza e la corsa a sottoscrivere la petizione online contro la sospensione del parlamento (ormai vicina a 1,5 milioni di adesioni). E sono arrivate anche le sfide legali al colpo di mano del governo. In queste ore sono stati infatti depositati 3 ricorsi urgenti contro la sospensione del Parlamento. A Belfast, in particolare, il giudice dell’alta corte Declan Norman ha interrotto oggi le sue vacanze per ascoltare in via preliminare il ricorso presentato dall’attivista Raymong McCord secondo cui un’uscita no-deal andrebbe in diretta violazione dell’accordo del Venerdì Santo sui confini fra le due Irlande. McCord, il cui figlio fu ucciso nel 1997 dai paramilitari lealisti, chiede un’immediata ingiunzione per bloccare la sospensione del Parlamento. Il giudice ha disposto che le parti si ripresentino domani per esporre nel dettaglio le loro tesi.

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O ffensive legali analoghe sono state avviate in Scozia dalla portavoce dello Scottish National Party, Joanna Cherry, e in Inghilterra dall’attivista Gina Miller. In Scozia il ricorso presentato presso la Court of Session di Edimburgo ha il sostegno di circa 70 parlamentari che avevano già sottoscritto nelle scorse settimane una petizione per impedire proprio quello che è poi successo, visto che delle intenzioni di Johnson si vociferava da tempo. A Londra invece le speranze degli oppositori di Johnson sono aggrappate a Gina Miller che già due anni fa, nel 2017, è riuscita a mettere i bastoni nelle ruote al governo allorché ha sfidato in corte il potere di Downing Street di attivare il Brexit senza passare per il parlamento.

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