dopo 88 anni chiuderà il quartier generale di londra

Brexit, perché Unilever ha scelto Rotterdam

di Gianluca Di Donfrancesco

(REUTERS)

3' di lettura

Il terzo gruppo del Ftse 100, per capitalizzazione di mercato, vota contro la Brexit: Unilever ha deciso di chiudere la base operativa di Londra e consolidare a Rotterdam il proprio quartier generale, che era rimasto diviso per 88 anni, da quando cioè la multinazionale era nata dalla fusione dell’olandese Margarine Unie con la britannica Lever Brothers, nel 1930.

I protagonisti della vicenda minimizzano e negano che la decisione abbia a che fare con il complesso divorzio del Paese dall’Unione Europea. L’effetto ottico resta quello di uno schiaffo all’ambizione della premier Theresa May di creare un’economia post-Brexit più aperta alla globalizzazione di quanto il Regno Unito non fosse nei confini della Ue.

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Unilever, che opera in 190 Paesi, ha spiegato che la decisione di mettere fine a quasi un secolo di doppia nazionalità è stata presa per facilitare future operazioni di fusione e acquisizione, che sono ritenute vitali in un settore maturo e a bassa crescita come quello dei beni al consumo. La mossa, ha detto il chief financial officer, Graeme Pitkethly, «ci darà maggiore flessibilità», aggiungendo però che il gruppo non ha in vista operazioni su ampia scala. Piuttosto, il diritto societario olandese offre una maggior protezione nei confronti delle scalate ostili rispetto alle leggi britanniche e l’anno scorso Unilever ha dovuto resistere all’attacco lanciato da Kraft Heinz, che aveva messo sul tavolo 143 miliardi di dollari. Il premier olandese, Mark Rutte, ha un passato da manager in Unilever, mentre l’attuale amministratore delegato, Paul Polman, è olandese.

Ieri il ministro delle Finanze britannico, Philip Hammond, ha affermato che il conglomerato continuerà a pagare lo stesso ammontare di tasse di prima in Gran Bretagna e che il numero di posti di lavoro interessati dal trasferimento è «relativamente piccolo». In effetti, Unilever ha fatto sapere che la gran parte dei 7.300 dipendenti nel Regno Unito e dei 3.100 in Olanda non si muoverà dal suo posto. La società spera di poter rimanere quotata sia a Londra che ad Amsterdam (oltre che negli Usa), ma resta da chiarire se potrà davvero ancora far parte dell’Ftse.

Il ministro alla Brexit, David Davis, ha invece messo l’accento sulla decisione di Unilever di «stabilire nel Regno Unito due rami d’azienda in rapida espansione (cura della persona e cura della casa, ndr), mettendo al sicuro 7.300 posti di lavoro e un miliardo di sterline l’anno in investimenti». Davis ha anche parlato dei negoziati con la Ue sulla Brexit, affermando che «in linea di principio, entrambe le parti vogliono un accordo di libero scambio con zero dazi su tutti i settori». Lunedì incontrerà a Bruxelles il negoziatore Ue, Michel Barnier. I trattati sul “divorzio” e sul periodo di transazione «sono alla portata» in tempi brevi, ha aggiunto Davis.

Il consolidamento del quartier generale di Unilever a Rotterdam diverrà operativo alla fine dell’anno ed è soggetto all’approvazione degli azionisti. La divisione olandese oggi rappresenta circa il 55% del capitale azionario combinato.

Il gruppo si muove in controtendenza rispetto alla scelta fatta di recente da Relx: anche questa società aveva una base a Londra e una in Olanda, ma ha scelto di consolidarsi nella capitale britannica. Se molte banche e la società Euroclearing hanno annunciato il trasloco nei centri finanziari Ue, per non restare fuori dal mercato unico dopo la Brexit, gruppi come Airbus e Toyota hanno invece ribadito la propria attenzione per il Regno Unito.

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