DIBATTITO A ROMA

Brexit, Pezzulli (British Chamber of Commerce for Italy) : grande opportunità per l’Italia

Alcuni flussi si sono riorientati sulla piazza milanese. Nel 2018, l’Italia si è posizionata all’ottavo posto tra i paesi fornitori del Regno Unito, mentre rappresenta il nono mercato di sbocco per le esportazioni britanniche

di Andrea Carli


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4' di lettura

La domanda suona un po’ “controcorrente”. E per questo, probabilmente, ha tutte le potenzialità per aprire un dibattito su uno dei dossier più complessi che la cronaca di questi giorni suggerisce: e se Brexit alla fine fosse, più che un rischio, un’opportunità per l’Italia?

L’interrogativo è “rimbalzato” durante un dibattito “a porte chiuse” organizzato mercoledì 6 novembre dalla società di comunicazione e consulenza strategica Comin&Partners, a Roma. All’incontro hanno partecipato il consigliere diplomatico del ministro per gli Affari europei Pierluigi D’Elia, il consigliere della British Chamber of Commerce for Italy Bepi Pezzulli, l’ex ambasciatore italiano a Londra Giancarlo Aragona e Marco Gubitosi, London Managing Partner di Legance Avvocati.

Italia all’ottavo posto tra i paesi fornitori del Regno Unito
Nel 2018, l’Italia si è posizionata all’ottavo posto tra i paesi fornitori del Regno Unito, mentre rappresenta il nono mercato di sbocco per le esportazioni britanniche. Viceversa, sul fronte nazionale, questo paese rappresenta per le esportazioni italiane il quinto mercato e il decimo per le importazioni. Nel Regno Unito risiedono 327mila italiani, sesta comunità all’estero dopo Argentina, Germania, Svizzera, Brasile e Francia; più di quelli che risiedono negli Usa (fonte Rapporto Italiani nel mondo 2019 della Fondazione Migrantes).

«Alcuni flussi finanziari si sono “reinventati”»
A lanciare il sasso sull’ipotesi opportunità, Pezzulli. «La mia sensazione - ha confidato - è che la Brexit per l’Italia sia una grande opportunità. Ma bisogna comprenderla per poterla capitalizzare. Degli effetti benefici si sono già manifestati. Sono due in particolare. Il primo: alcuni flussi finanziari si sono “reinventati”. Ad esempio - ha continuato - un dato molto importante è quello relativo al regolamento dell'Interest Rate Swap. Questo è un mercato che prima dell’ipotesi Brexit era quasi al 100% della piazza finanziaria di Londra. Adesso alcuni flussi si sono riorientati sulla piazza milanese. Milano ha raggiunto un volume di clearing di 14 miliardi al giorno; nel 2016 aveva un clearing di circa nove miliardi al giorno. Un incremento di oltre il 50% dei flussi».

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Gli effetti sul mercato finanziario
Il secondo effetto benefico per Pezzulli è dato dal fatto che «il gruppo Lse (London Stock Exchange), che controlla al 100% la Borsa di Milano, ha rimpatriato MTS, che è la piattaforma sulla quale girano i titoli sovrani di 12 Paesi europei. Questo significa - ha spiegato Pezzulli - che la piazza finanziaria di Milano gestisce flussi pari a 20 miliardi al giorno. Tutto questo ha un effetto incredibile sull’economia nazionale, da due punti di vista: il mercato finanziario italiano, in particolare quello interbancario, era molto debole, avevano problemi di liquidità, di funding. Adesso con venti miliardi di liquidità giornaliera migliora molto la tenuta del sistema bancario. La seconda implicazione, di cui nessuno parla, è che di fatto Brexit la parola fine a qualunque ipotesi di uscita dell'Italia dall'euro: nel momento in cui sulla tua piazza finanziaria gira il debito pubblico sovrano denominato in euro di 12 Paesi europei la valuta unica non è più un fattore di svantaggio competitivo ma di vantaggio, soprattutto dal punto di vista della capacità di generare Pil nel settore ad alto valore aggiunto dei servizi finanziari. Poi - ha concluso il rappresentante del British Chamber of Commerce for Italy - è chiaro che questi processi vanno capiti: se poi non vengono accompagnati da politiche lungimiranti è un’opportunità che poi si perde».

L’altra posizione: Brexit lose lose
Non la pensa così Pierluigi D’Elia, Consigliere diplomatico del Ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola. «La Brexit - ha messo in evidenza - é un processo in perdita per tutti. Le opportunitá saranno per pochi. I cambiamenti che accadranno nel breve periodo vedranno tutti sconfitti. Abbiamo lavorato - ha sottolineato - per un recesso e un’uscita ordinata». Sulla stessa linea di D’Elia, l’ex ambasciatore italiano a Londra Giancarlo Aragona. «Vedo poche opportunitá - ha confidato -. Allo stato il risultato del referendum britannico apre una prospettiva negativa per Uk. Ad oggi il Pil britanico registra un meno 2,9% rispetto a una situazione in cui non ci fosse questa incertezza data da Brexit».

Italia spettatrice non “disinteressata”
«Tutto il processo e le conseguenze “finali” di questo processo restano un enorme punto interrogativo - ha ammesso Marco Gubitosi, London Managing Partner di Legance Avvocati -. Ad oggi stiamo andando verso elezioni a dicembre dalle quali potrà dipendere ancora l'effettivo corso del processo di Brexit. Non c'è dunque solo la difficile chiusura di questa prima parte, ovvero l'accordo per l’uscita del Regno Unito dall'Unione europea, se accordo ci sarà, ma ancor di più, dopo, il problema sarà quello di concordare quello che sarà invece il Free trade agreement, ovvero l’intesa sul futuro dei rapporti con la Gran Bretagna e l’Unione europea». Una sfida nella sfida, quella dell’intesa finale tra Londra e Bruxelles, a cui assistiamo non proprio da spettatori: «Per l’Italia l’intescambio con il Regno Unito è un interscambio importante - ha ricordato Gubitosi - , quindi la partita che si giocherà nei prossimi giorni è una partita per noi strategica. Abbiamo un export importante di componentistica e alimentare sul Regno Unito». Il dibattito continua, in attesa di capire come il primo ministro Boris Johnson supererà l’impasse. Il giallo, prima o poi, verrà svelato. E il colpevole potrebbe essere più di uno.

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