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Brexit, «piano B» di Theresa May verso il fallimento

di Nicol Degli Innocenti


Brexit, dal referendum alla bocciatura - La timeline

3' di lettura

Una soluzione a Brexit sembra ancora lontana. Il «piano B» che Theresa May presenterà oggi in Parlamento è già stato respinto prima ancora di essere annunciato.

Dopo che l'accordo su Brexit da lei negoziato con l'Unione Europea era stato clamorosamente respinto la settimana scorsa a Westminster, la premier britannica ha avviato un dialogo diretto con deputati di tutti i partiti per trovare un compromesso accettabile dalla maggioranza dei deputati.

Domenica, al termine di un fine settimana di intense trattative, la May in una conference call con i suoi ministri ha spiegato che un piano alternativo è quello di negoziare un trattato bilaterale con la Repubblica d'Irlanda bypassando la Ue.

Secondo la premier un'intesa diretta tra Londra e Dublino su come mantenere aperto il confine tra le due Irlande risolverebbe il problema della ‘backstop' o polizza di assicurazione che è stata la parte più criticata dell'accordo bocciato la settimana scorsa ma che la Ue insiste essere conditio sine qua non dell'intesa. Questo, nelle intenzioni della May, le consentirebbe di ripresentare il suo accordo al Parlamento ma senza la parte più controversa e quindi in una versione accettabile anche agli oltranzisti dell'Irlanda del Nord e al fronte pro-Brexit del partito conservatore.

«Serve un compromesso sul backstop -, ha detto ieri il ministro del Commercio Estero Liam Fox -. Si tratta di raggiungere un accordo con l’Irlanda su un meccanismo alternativo che garantisca che non ci siano problemi al confine tra l'Irlanda del Nord e l'Irlanda». Dublino però non ha alcuna intenzione di rompere il fronte comune finora mantenuto con Bruxelles e gli altri Paesi membri e lanciarsi in negoziati bilaterali. «Non c'è alcuna speranza», secondo quanto hanno dichiarato fonti del Governo irlandese e ha ribadito il ministro degli Affari europei Helen McEntee.

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«Posso assicurarvi che l'impegno del Governo irlandese all'intero accordo è assoluto, compresa la backstop per garantire che, qualunque cosa succeda, il confine tra le due Irlande resti aperto e gli accordi di pace del Venerdì Santo siano tutelati», ha detto ieri il ministro degli Esteri Simon Coveney.

Secondo alcune fonti, la May sarebbe anche disposta a lasciare l'incarico in anticipo, già in maggio, in cambio del via libera dei deputati al suo accordo. Per la premier rendere Brexit realtà rispettando il risultato del referendum è diventato l'unico obiettivo e per questo intende ostacolare in ogni modo i tentativi del Parlamento di assumersi la gestione delle procedure.

Sono già pronti diversi emendamenti da presentare oggi. Uno, presentato dal conservatore Dominic Grieve, ex consigliere legale del Governo, vorrebbe sospendere l'articolo 50. Toglierebbe al Governo e concederebbe ai deputati il potere di decidere quale mozione dibattere, a patto che sia sostenuta da almeno 300 parlamentari di 5 partiti diversi (meno quindi della maggioranza). Se approvata, potrebbe portare a un voto per un secondo referendum.

Un altro emendamento, presentato da due ex ministri conservatori, Sir Oliver Letwin e Nick Boles, punta a bloccare un “no deal”, eliminando la possibilità che il 29 marzo la Gran Bretagna lasci la Ue senza un accordo. Questo emendamento ha anche il sostegno dei laburisti.

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La premier ieri si è detta «estremamente preoccupata» per queste manovre. «Ogni tentativo di sottrarre al Governo il potere di rispettare le condizioni legali per un'uscita ordinata in questo momento storico è estremamente preoccupante -, recita un comunicato di Downing Street diffuso ieri - . Questi sviluppi dovrebbero ricordare ai deputati che vogliono rispettare Brexit che devono votare a favore, altrimenti c'è il rischio che il Parlamento tenti di bloccare Brexit».

Fox è andato oltre, scagliandosi contro i deputati che vogliono «rubare Brexit» agli elettori che hanno votato a favore di lasciare la Ue, e ha minacciato «uno tsunami politico» se il loro complotto avrà successo.

Il ministro del Commercio Estero, un sostenitore di Brexit, dopo il referendum aveva promesso di negoziare in tempi rapidi tutti e 37 gli accordi commerciali che la Ue ha con vari Paesi nel mondo e che le nuove intese sarebbero state pronte «un secondo dopo» l'uscita dalla Ue. Ieri Fox è stato costretto ad ammettere che finora è stato firmato un solo accordo commerciale bilaterale e che realisticamente non più di 4 potranno essere siglati prima del 29 marzo.

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