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Brexit, prepariamoci al no deal: Johnson alza il tiro con le richieste alla Ue

Negoziati commerciali finiti per Londra se Bruxelles non accetta compromessi seri. L’Unione europea lascia aperta la porta. Merkel: un accordo è ancora possibile

di Nicol Degli Innocenti

Ue, Michel: su Brexit cerchiamo accordo ma non a quasiasi prezzo

Negoziati commerciali finiti per Londra se Bruxelles non accetta compromessi seri. L’Unione europea lascia aperta la porta. Merkel: un accordo è ancora possibile


3' di lettura

Boris Johnson invita la Gran Bretagna a prepararsi a una Brexit senza accordo e scarica la colpa del fallimento dei negoziati sull’Unione Europea. L’atteso responso del premier britannico al summit europeo è stato bellicoso e provocatorio, ma ha evitato la rottura formale delle trattative. «Serve un cambiamento fondamentale nell’atteggiamento della Ue, che negli ultimi mesi si è rifiutata di negoziare seriamente», ha detto Johnson in diretta televisiva. «Quindi a cuor leggero e con assoluta fiducia ci prepariamo all’alternativa, un futuro di grande prosperità come nazione indipendente libera di fare accordi commerciali, di controllare i nostri confini e acque territoriali e di promulgare le nostre leggi».

La «fiducia» di Bruxelles

La Ue ha fatto buon viso a cattivo gioco, dichiarando che i negoziati non solo riprenderanno lunedì, ma saranno «intensificati». Downing Street poi ha alzato la posta, dichiarando che è inutile che Michel Barnier, il negoziatore capo Ue, venga a Londra lunedì a meno che non sia disposto a fare compromessi sostanziali. «La prima cosa da dire è che i negoziati commerciali sono finiti», ha dichiarato il portavoce del premier. «La Ue ha di fatto concluso le trattative dichiarando che non vogliono cambiare la loro posizione negoziale. I negoziati non hanno senso se la Ue non cambierà posizione». Il Governo britannico ha avuto da obiettare in particolare sul comunicato rilasciato dai leader Ue giovedì, nel quale hanno invitato «la Gran Bretagna a fare i passi necessari per rendere possibile un accordo». È evidente che «questa non può essere la base per un negoziato», ha detto il portavoce.

«Volevamo il modello Canada, avremo l’Australia»

La posizione britannica è stata chiara fin dall’inizio, ha precisato Johnson: «Non volevamo nulla di più complicato di un accordo come quello con il Canada basato sull’amicizia e il libero scambio, ma il summit ha messo in chiaro che dopo 45 anni di appartenenza alla Ue non sono disposti a offrire a questo Paese gli stessi termini che hanno offerto al Canada». Il Ceta, l’accordo che la Ue ha firmato con il Canada nel 2016, ha eliminato il 98% delle tariffe sulle merci e armonizzato gran parte delle regole. A Londra piace perchè non prevede allineamento alle regole Ue o contributi finanziari a Bruxelles. Dato che la Ue ha respinto l’ipotesi Canada, Londra opta per il «modello Australia», ha detto Johnson. La «soluzione australiana» si basa sulle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio e comporta quindi tariffe sulle merci. È un altro modo di dire «no deal», anche se il riferimento all’Australia è fuorviante perché Canberra sta negoziando con la Ue per arrivare a un accordo commerciale.

Merkel: «Pronti a fare compromessi»

L’annuncio che Londra accelera i preparativi per un’uscita senza accordo dalla Ue il primo gennaio 2021 è stato interpretato da alcuni come l’ennesima mossa negoziale di Johnson. Fonti Ue hanno sottolineato che l’importante è che il premier non abbia chiuso del tutto la porta ai negoziati e che quindi un’intesa in extremis è ancora possibile. «Dobbiamo essere pronti a fare compromessi», ha esortato la cancelliera tedesca Angela Merkel. «Entrambe le parti devono muoversi, ognuno ha i suoi principi ma un accordo è ancora possibile». I punti più dolenti sono la parità di condizioni, l’accesso alle acque territoriali britanniche da parte dei pescherecci europei e il meccanismo di risoluzione delle dispute. «Non è nostro compito rendere felice il premier britannico e gli ostacoli sono molti», ha detto ieri il presidente francese Emmanuel Macron, accennando però alla possibilità di un’apertura sulla pesca con richieste «meno ambiziose» da parte della Ue.

Aspettando nuove concessioni

«Un accordo è ancora possibile se Londra darà garanzie sugli aiuti di Stato e la Ue farà concessioni sulla pesca», ha commentato Anand Menon, direttore del think tank Uk in a Changing Europe. «In ogni caso però sarà un accordo minimalista. Mi dispiace soprattutto per le imprese che da oltre quattro anni chiedono solo chiarezza e certezza e che ora, alla vigilia della scadenza finale, ancora non sanno cosa fare». Le imprese sono stremate dall’emergenza Covid e non possono permettersi un deleterio «no deal», ha detto Carolyn Fairbairn, direttore generale della Cbi, la Confindustria britannica: «Dopo quattro anni di negoziati, non è questo il momento di arrendersi». La sterlina ha vissuto una giornata di alti e bassi. La valuta britannica, che era in ascesa sull’euro prima del discorso di Johnson, è poi calata dopo le parole del premier per risalire dopo il responso possibilista della Ue e poi cadere di nuovo dopo la precisazione negativa di Downing Street.

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