il voto in parlamento

Brexit, rivincita May: sì alla modifica dell’accordo con l’Ue. Tusk: no a riaperture

di Nicol Degli Innocenti

Manifestanti pro e anti-Brexit fuori dal Parlamento a Londra

3' di lettura

La drastica inversione di rotta di Theresa May ha funzionato. Grande rivincita per la premier britannica, che martedì sera 29 gennaio ha ottenuto il sostegno del Parlamento per tornare a Bruxelles, riaprire i negoziati e ottenere cambiamenti vincolanti all'accordo con l'Unione Europea. I deputati hanno votato l'emendamento sostenuto dalla May con 317 voti a favore e 301 contro.

Bisogna «inviare un chiaro messaggio» alla Ue, aveva detto la May in Parlamento. La premier, che fino al 28 gennaio aveva difeso l'intesa da lei negoziata come «l'unica possibile» ha cambiato idea nel tentativo di tenere unito il partito conservatore. La May si è schierata infatti a favore dell'emendamento proposto da Sir Graham Brady, perché sia i Tories moderati che gli oltranzisti pro-Brexit e il Dup nordirlandese si sono detti disposti a votarlo.

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L'emendamento Brady approvato chiede che la backstop, la polizza di assicurazione che punta a evitare il ritorno di un confine tra le due Irlande, sia sostituita da “accordi alternativi” non ben specificati. La backstop è la parte più controversa dell'accordo raggiunto dalla May con la Ue e la ragione principale per cui due settimane fa era stato sconfitto in Parlamento con un margine di 230 voti contrari.

La May aveva ordinato ai deputati conservatori di votare a favore dell'emendamento Brady per ottenere «il mandato di cui ho bisogno per negoziare con Bruxelles un accordo che abbia il sostegno della maggioranza in Parlamento, non un ulteriore scambio di lettere ma un cambiamento significativo e legalmente vincolante all'accordo». Dopo il voto ha ammesso che a Bruxelles l'interesse per riaprire i negoziati è «limitato», ma si è detta convinta di riuscire a ottenere quello che vuole perché ora la Ue sa cosa vuole il Parlamento britannico.

Bruxelles non ha perso tempo. Pochi minuti dopo il voto a Westminster la Ue ha diffuso un comunicato di Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, che ribadisce che «la backstop fa parte dell'accordo concordato e l'accordo non sarà riaperto o modificato». La Ue «chiede al Governo britannico di chiarire le sue intenzioni su quali siano i prossimi passi» e si dice disposta a concedere un rinvio della data di uscita per motivi «ragionevoli».

La laburista Yvette Cooper ieri ha definito “una caccia agli unicorni” la nuova strategia del Governo su Brexit. La Cooper aveva proposto un altro emendamento, sostenuto da deputati di diversi partiti, che chiedeva un rinvio di Brexit di qualche mese se il Governo non avesse trovato una soluzione concordata entro fine febbraio. L'emendamento era l'unico potenzialmente vincolante perchè prevedeva una legge ad hoc per evitare un “no deal”, ma è stato bocciato con 321 voti contrari e 298 voti a favore.

Lo Speaker del Parlamento John Bercow aveva scelto 7 emendamenti da votare sui 15 proposti. A parte Brady, è stato approvato solo quello presentato dalla deputata Tory Caroline Spelman, che chiedeva di escludere un no deal, passato con 318 voti favorevoli e 310 contrari. La Ue ieri sera si è detta lieta e incoraggiata dal voto contro un'uscita senza accordo.

Tutti gli altri emendamenti invece sono stati bocciati: quello ufficiale del partito laburista che chiedeva un rinvio di Brexit e l'esclusione di no deal (327 contro 327); quello presentato da Dominic Grieve, ex esperto legale del Governo, che chiedeva un voto del Parlamento su tutte le opzioni possibili (321 contro 301); quello dello Scottish National Party e del gallese Plaid Cymru, che chiedeva di prorogare l'articolo 50 ed escludere no deal (327 contro 39); e quello della deputata laburista Rachel Reeves che chiedeva un'estensione di due anni dell'articolo 50 (322 contro 290).

Lo Speaker aveva invece respinto i vari emendamenti che chiedevano un secondo referendum, la revoca dell'articolo 50 tout court, la creazione di “assemblee dei cittadini” per sbloccare l'impasse e una scadenza temporale alla backstop – proposta già esclusa da Bruxelles.

Con l'approvazione di Brady viene ora alla ribalta il cosiddetto “compromesso Malthouse”, dal nome del deputato che lo ha proposto ieri con un gruppo di conservatori pro e anti-Ue. La proposta prevede due opzioni. La prima è rinegoziare la backstop sostituendola con un accordo commerciale bilaterale ancora da negoziare. La seconda, in caso di mancata intesa, è uscire con un no deal a fine 2021, allungando quindi di un anno il periodo di transizione in cambio di un impegno britannico a continuare a versare contributi finanziari a Bruxelles e a tutelare i diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito.

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