la SENTENZA

Brexit, schiaffo della Corte Suprema a Johnson: «Illegale la sospensione del Parlamento»

La decisione è stata presa all’unanimità dagli 11 giudici, che hanno precisato di avere la piena giurisdizione su questa materia.

di Nicol Degli Innocenti


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4' di lettura

LONDRA - La Corte Suprema si è pronunciata: la decisione di Boris Johnson di sospendere il Parlamento è «illegale» ed è stata motivata dalla volontà di impedire ai deputati di svolgere il loro legittimo ruolo di scrutinio delle attività dell'Esecutivo.

Gli undici giudici hanno raggiunto all'unanimità un verdetto devastante per il premier britannico (qui il testo della sentenza). Il Governo non ha presentato «alcuna giustificazione plausibile o ragionevole» per la sua decisione di bloccare i lavori della House of Commons per cinque settimane, ha dichiarato stamani Lady Hale, presidente della Corte Suprema.

Una chiusura così lunga «non è una sospensione normale», ha detto, ricordando che la sovranità del Parlamento è «al cuore della nostra democrazia».

Parlamento verso riapertura immediata
La sentenza della Corte Suprema è finale e significa, ha precisato Lady Hale, che «la sospensione del Parlamento britannico non è mai avvenuta perché la decisione del Governo è nulla e invalida».
Sta al Parlamento ora decidere quando riprendere i lavori ma, «per quanto ci riguarda», ha detto la presidente della Corte Suprema, «può riaprire subito», come ha confermato lo speaker dei Comuni John Bercow, che ha convocato l’Aula mercoledì alle 12.30.

Il premier britannico a sorpresa aveva annunciato la chiusura forzata di Westminster per cinque settimane, dal 10 settembre al 14 ottobre. L'opposizione e il fronte anti-Brexit lo avevano subito accusato di un colpo di mano illecito mirato a silenziare il Parlamento per forzare un'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea senza un accordo.

La riapertura del Parlamento solo tre giorni prima del summit europeo e con solo due settimane di tempo prima della data prevista di Brexit non avrebbe dato ai deputati il tempo necessario per scrutinare l'attività del Governo in un momento cruciale della storia britannica.

Johnson, che non ha una maggioranza in Parlamento, si è impegnato ad attuare Brexit entro il 31 ottobre «a qualsiasi costo», mentre gran parte dei deputati vuole evitare un “no deal” che ritiene devastante per l'economia britannica.

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Gli undici giudici la settimana scorsa avevano ascoltato i pareri pro e contro degli esperti costituzionalisti e degli avvocati del Governo e dei due fronti contrari. In Inghilterra un gruppo di attivisti, guidati da Gina Miller e sostenuti dall'ex premier conservatore John Major, e in Scozia un gruppo di deputati di diversi partiti guidati da Joanna Cherry.

Tribunali divisi
Il verdetto della Corte Suprema è stato reso più difficile dal fatto che il tribunale scozzese e quello inglese avevano pronunciato due verdetti diversi in prima istanza. Secondo la Corte scozzese la decisione del Governo è illegittima perché «motivata dallo scopo improprio di ostacolare il Parlamento». Secondo la Corte inglese, invece, la questione se sospendere il Parlamento o meno è del tutto politica e non di competenza dei giudici.

Due interpretazioni diverse delle regole non scritte della Costituzione, quindi, che la Corte Suprema ha dovuto esaminare prima di prendere la sua decisione finale schierandosi nettamente dalla parte dei giudici scozzesi.
La questione è stata inoltre complicata dal fatto che per sospendere il Parlamento Johnson ha chiesto e ottenuto il via libera della Regina. Secondo gli oppositori del Governo, il premier ha volutamente fuorviato Elisabetta II, che deve restare sempre neutrale e super partes, trascinandola in una manovra politica illegittima. Johnson ha negato di avere “usato” la Regina.

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La Corte Suprema ha però annunciato che «la decisione di chiedere a Sua Maestà di sospendere il Parlamento è stata illegale».
Johnson ha insistito che la decisione di sospendere il Parlamento non ha nulla a che fare con Brexit ma è stata presa per permettere la presentazione del nuovo programma di Governo. Si tratta di una prerogativa legittima dell'Esecutivo, secondo il premier, di mettere fine alla sessione parlamentare più lunghe da 400 anni – dura dal giugno 2017 - e aprirne una nuova.

Il premier rifiuta le dimissioni
Johnson ha assunto un atteggiamento di sfida. Il premier, a New York per il summit Onu, ha dichiarato che non intende rassegnare le dimissioni e non ha escluso la possibilità di sospendere di nuovo il Parlamento.
«Le ragioni per volere un Discorso della Regina restano estremamente valide», ha detto Johnson. Il discorso di Elisabetta II ai deputati segna la riapertura formale della House of Commons e l'inizio della nuova sessione parlamentare.

Le opinioni diverse tra giudici hanno rispecchiato le profonde divisioni nel Paese su Brexit in ogni gruppo e a ogni livello. Da giorni fuori dalla Corte Suprema si radunano manifestanti pro e contro la sospensione del Parlamento, mentre uno dei contendenti ha ricevuto minacce di morte.
Alcuni giornali hanno citato una «fonte di Downing Street» che criticava il presunto schieramento anti-Brexit dei giudici. Il presidente dell'Associazione degli avvocati, Richard Atkins QC, è intervenuto per criticare «una anonima fonte che minaccia i giudici e li accusa di essere di parte» e ha dichiarato: «Il rispetto della legge e l'indipendenza dei giudici sono pilastri fondamentali della nostra democrazia. I giudici non si schierano come sostiene la fonte di Downing Street, ma rispettano la legge senza timore o favore».

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