le reazioni alla mossa di johnson

Brexit, dalla sfiducia al Governo alle elezioni anticipate: ecco gli scenari dopo lo stop al Parlamento

La Gran Bretagna è in tumulto. La decisione del premier Boris Johnson di sospendere il Parlamento per cinque settimane ha provocato reazioni e polemiche in tutto il Paese

di Nicol Degli Innocenti


Perché si può chiudere il Parlamento inglese

5' di lettura

LONDRA - La Gran Bretagna è in tumulto. La decisione del premier Boris Johnson di sospendere il Parlamento per cinque settimane ha provocato reazioni e polemiche in tutto il Paese. Esperti legali e costituzionalisti hanno espresso le loro perplessità sul colpo di mano del premier, mentre politici di tutti i partiti hanno aspramente criticato quello che è stato definito “un oltraggio” al Parlamento. Vediamo come sono schierate le parti e quali sono gli scenari possibili.

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La posizione del Governo
Il Governo insiste che la decisione è del tutto legale e legittima e quindi incontestabile. Johnson ha consultato il procuratore generale Geoffrey Cox e il suo machiavellico consigliere Dominic Cummings, l'architetto della campagna pro-Brexit vincente nel referendum del 2016. La mossa rispetta la lettera anche se non lo spirito delle norme.

La posizione ufficiale del Governo è che la decisione di sospendere il Parlamento per cinque settimane non ha nulla a che fare con Brexit ma intende solo chiudere una lunga sessione parlamentare per riaprirne una nuova con il discorso della Regina e la presentazione del programma del nuovo Governo.

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Jacob Rees-Mogg, leader del Parlamento e grande sostenitore di Brexit, che ieri era andato in Scozia per chiedere e ottenere il consenso della Regina alla sospensione, oggi ha definito «zucchero filato» la rabbia dei critici del Governo, che esprimono «un oltraggio fittizio montato ad arte». L'unico fatto incostituzionale avvenuto ieri, ha dichiarato Rees-Mogg, è il fatto che lo Speaker del Parlamento John Bercow, che dovrebbe essere imparziale, si è schierato contro la decisione del Governo .

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Secondo Rees-Mogg e alleati il Parlamento ha avuto quasi tre anni per dibattere di Brexit e trovare un'intesa, invece non ha mai raggiunto un consenso e ha votato per tre volte contro la proposta di accordo di recesso concordata da Theresa May e dall'Unione Europea e quindi non si può lamentare se ora il Governo agisce con decisione per attuare Brexit in linea con la volontà popolare espressa nel referendum del 2016.

Il partito conservatore perde i pezzi
La leader del partito conservatore in Scozia, Ruth Davidson, ha dato le dimissioni stamattina dopo otto anni durante i quali ha rilanciato il partito ottenendo insperati successi elettorali. La Davidson, un'avversaria politica di Johnson, ha detto che lascia l'incarico in parte per ragioni personali (ha un bambino di pochi mesi) e in parte per ragioni politiche e ha parlato del “conflitto su Brexit”. L'uscita di scena della Davidson, notoriamente contraria a un “no deal”, è un colpo per Johnson perché il partito perde una leader capace e carismatica in Scozia, rafforzando il dominio dell'Snp al Governo a Edimburgo.

Stamani ha dato le dimissioni anche Lord Young, capo dei conservatori nella Camera dei Lord, spiegando in una lettera che «i tempi e la lunghezza della sospensione rischiano di minare il ruolo fondamentale del Parlamento».

Potrebbero esserci altre dimissioni nelle prossime ore. Johnson ha imposto il silenzio ai suoi ministri, ma diversi di loro durante la campagna elettorale avevano categoricamente escluso la possibilità di una sospensione del Parlamento e quindi si trovano ora a disagio. Le loro affermazioni di qualche settimana fa vengono rilanciate in queste ore su twitter per metterli in difficoltà. Il ministro della Sanità Matt Hancock, ad esempio, aveva invitato i colleghi a firmare una lettera per escludere una sospensione, scrivendo che «una tale decisione significherebbe la fine del partito conservatore come un partito serio al Governo».

Numerosi ex ministri e deputati conservatori hanno criticato apertamente la mossa di Johnson. L'ex cancelliere Philip Hammond, l'ex procuratore generale Dominic Grieve, l'ex vicepremier David Lidlington si sono detti pronti ad agire assieme ad altri deputati per bloccare la sospensione. L'ex premier John Major intende fare causa al Governo per impedire no deal.

Gli scenari possibili
Sono già iniziate e continueranno nei prossimi giorni le intense trattative tra deputati di tutti i partiti contrari alla sospensione e contrari a un'uscita dalla Ue senza un accordo. Deve essere decisa una strategia comune e realistica prima di martedi 3 settembre, giorno in cui il Parlamento riprende i lavori dopo la pausa estiva.

Una possibilità è quella di approvare una legge per rinviare Brexit, ma il problema è che ci sono solo quattro giorni a disposizione per introdurre la mozione necessaria, dibatterla e legiferare. Qualsiasi legge non approvata decade automaticamente durante il periodo di sospensione.

La possibilità più realistica è una mozione di sfiducia contro il Governo, che raccolga i voti contrari non solo dell'opposizione ma anche dei numerosi deputati conservatori che ritengono inaccettabili le tattiche di Johnson. Se il Parlamento dovesse sfiduciare il Governo si aprirebbe una crisi che porterebbe a elezioni anticipate.

Il problema è che le regole prevedono che sia il leader dell'opposizione a chiedere la mozione di fiducia. Il laburista Jeremy Corbyn si è detto disposto a chiederla se diventerà premier di un Governo di transizione in attesa di andare alle urne. Questa ipotesi è inaccettabile per i deputati conservatori e liberaldemocratici, che per quanto contrari a Johnson non possono contemplare l'idea di un estremista di sinistra come Corbyn al Governo, anche se per un breve periodo.

L'unica soluzione sarebbe un Governo di transizione guidato da un personaggio politico credibile e rispettato e non da Corbyn. E' stato fatto il nome di Ken Clarke, il conservatore “padre del Parlamento” (deputato di maggiore anzianità a Westminster) ed ex ministro del Tesoro e della Giustizia. Corbyn dovrebbe fare un passo indietro per il bene del Paese, ma non sono molti a credere che il leader laburista sia disposto a farlo.

Proseguono intanto anche i tentativi di bloccare la sospensione per vie legali. Oggi pomeriggio a Londra si terrà una prima udienza, mentre simili tentativi sono in corso a Belfast e a Edimburgo.

La reazione popolare
Non sono solo i politici ad avere reagito alla decisione di Johnson. Robert Kerslake, ex capo dell'Amministrazione Pubblica britannica, votata a essere imparziale e a servire qualsiasi Governo in carica, stamani ha invitato i funzionari pubblici a non obbedire al Governo. “Siamo arrivati a questo punto”, ha detto, dichiarando che se fosse ancora capo darebbe le dimissioni.

A Londra e in numerose città inglesi la gente è scesa in piazza con cartelloni e striscioni per protestare contro il Governo e altre manifestazioni sono in programma per il fine settimana. Una petizione online per bloccare la sospensione del Parlamento ha avuto un milione e 400mila firme in meno di 24 ore. Secondo un sondaggio a caldo di YouGov solo il 27% degli interpellati è favorevole all'intervento di Johnson e il 47% è nettamente contrario.

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