L’ANNUNCIO

Brexit, lo speaker Bercow fa un passo indietro: dimissioni il 31 ottobre

Lo speaker della Camera dei Comuni, diventato famoso in tutto il mondo per i suoi «ordeeeer!» durante i dibattiti più concitati, ha annunciato che si dimetterà dal suo ruolo alla fine del mese prossimo. In caso di elezioni anticipate, il suo mandato potrebbe scadere oggi

di Nicol Degli Innocenti


Il meglio di John Bercow, lo speaker della Camera dei Comuni che governa il caos-Brexit

4' di lettura

LONDRA - Oggi è la giornata più lunga all’inizio della settimana più breve del Parlamento britannico. Si prevede una lunga sessione della House of Commons, che potrebbe votare ancora una volta contro la mozione del Governo a favore di elezioni anticipate il 15 ottobre. Subito dopo, per volere del premier Boris Johnson, il Parlamento sarà sospeso e riprenderà i lavori solo due settimane prima del 31 ottobre, data prevista di Brexit.

A sorpresa lo Speaker del Parlamento, John Bercow, ha annunciato l’intenzione di lasciare l’incarico il 31 ottobre in qualsiasi caso dopo dieci anni come “arbitro” della House of Commons.
Nel suo discorso Bercow ha lanciato un monito all’attuale Governo avvertendo che «degradare il Parlamento ha conseguenze pericolose» e ha definito la House of Commons «un posto meraviglioso pieno per la maggior parte di persone motivate dall’interesse nazionale e dal bene pubblico».
Considerato da alcuni il paladino del Parlamento e il difensore della democrazia e da altri troppo parziale e anti-Brexit, Bercow è diventato una celebrità negli ultimi tre anni di psicodramma nazionale sull’uscita dalla Ue. I partiti di opposizione gli hanno tributato un’ovazione in piedi al termine dell’annuncio della sua uscita di scena, mentre i deputati Tory sono rimasti in silenzio.

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Bercow ha accolto la richiesta avanzata oggi in una mozione da Dominic Grieve che mira a ottenere la pubblicazione di tutta la corrispondenza pubblica e privata di Boris Johnson relativamente alla sospensione del parlamento, alla Brexit no-deal e all’operazione “zigolo giallo”. Quest’ultima riguarda le preparazioni per l’uscita no-deal del Regno Unito dalla Ue al 31 di ottobre. Bercow ha concesso due ore ai parlamentari per dibattere la questione.

I partiti di opposizione hanno confermato l’intenzione di votare contro o astenersi durante il voto sulle elezioni anticipate richieste dal Governo. Come la settimana scorsa, la mozione avrà quindi molti voti ma non l’approvazione dei due terzi dei deputati come prevedono le regole.
Johnson ha criticato il leader laburista Jeremy Corbyn, chiamandolo “un coniglio” perché da mesi chiede di andare alle urne ma ora sembra tirarsi indietro per paura di perdere.

Secondo l’ultimo sondaggio YouGov, Johnson è popolare tra gli elettori e il partito conservatore ha il 35% delle intenzioni di voti, un vantaggio di ben 14 punti sui laburisti.
Per il premier è importante andare al voto perché spera di ottenere una maggioranza in Parlamento che gli permetta di attuare il suo programma senza avere le mani legate dall’opposizione e dai ribelli conservatori.
Il leader dell’opposizione ha però ignorato gli scherni e ha mantenuto l’alleanza con gli altri partiti per bloccare il voto e per impedire al premier di cambiare la data delle elezioni una volta passata la mozione. Corbyn insiste di volere andare alle urne al più presto ma solo quando il rischio “no deal” sarà stato neutralizzato.
L’opposizione a sua volta ha criticato il Governo che oggi ha confermato l’intenzione di sospendere il Parlamento per cinque settimane, congelando ogni attività. Corbyn ha dichiarato che la decisione è “vergognosa” perché «il Parlamento dovrebbe scrutinare le attività del Governo, mentre il primo ministro rifugge ogni domanda».

La legge per rinviare Brexit e impedire un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza un accordo , approvato la scorsa settimana in tempo record, oggi ha ricevuto il necessario sigillo reale ed entra quindi ufficialmente in vigore.
La legge prevede che, in mancanza di un assenso del Parlamento al “no deal” o di un nuovo accordo con la Ue al summit di metà ottobre, il premier chieda a Bruxelles un rinvio di Brexit di tre mesi fino al 31 gennaio 2020.
Johnson, il cui grido di battaglia negli ultimi mesi è stato «usciremo il 31 ottobre a qualsiasi costo, senza se e senza ma», ha ribadito che non chiederà mai un rinvio. Si crea quindi una situazione paradossale in cui il capo del Governo potrebbe rifiutarsi di obbedire a una legge del Regno e – teoricamente – potrebbe anche finire in carcere per vilipendio.

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Gli esperti legali stanno quindi cercando un escamotage per risolvere l’inaudita e potenzialmente critica situazione. Secondo alcune voci, Johnson spera che sia la Ue a risolvergli il problema, rifiutandosi di concedere un rinvio alla Gran Bretagna.
Nel fine settimana Amber Rudd, ministro del Lavoro, considerata una moderata, aveva dato le dimissioni criticando il Governo per la decisione di espellere dal partito oltre 20 deputati, tra i quali ex ministri, che avevano votato a favore della legge contro il no deal. La Rudd ha anche dichiarato di avere chiesto numerose volte dettagli sulle trattative con Bruxelles, che secondo Johnson stanno facendo progressi, ma invano.
Oggi altri moderati Tory hanno chiesto al premier di chiarire quale sia la strategia del Governo. Johnson insiste che un accordo è ancora possibile e anche oggi ha detto che uscire con un “no deal” sarebbe “un fallimento”, ma non ha ancora fatto alcuna proposta concreta che possa sbloccare la situazione.
Nessun passo avanti è stato fatto oggi nell’incontro a Dublino tra Johnson e il premier irlandese Leo Varadkar. I due leader hanno avuto una discussione “costruttiva” ma hanno ammesso che le loro posizioni restano lontane.

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