verso il voto

Brexit in tempi brevi e migliori servizi pubblici nel duello Johnson-Corbyn

Il premer conservatore e il leader dell’opposizione laburista si sono scontrati nell’ultimo dibattito televisivo prima delle elezioni. Ultima chance per convincere i molti elettori indecisi a pochi giorni dal voto del 12 dicembre Gran Bretagna.

di Nicol Degli Innocenti

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Reuters

Il premer conservatore e il leader dell’opposizione laburista si sono scontrati nell’ultimo dibattito televisivo prima delle elezioni. Ultima chance per convincere i molti elettori indecisi a pochi giorni dal voto del 12 dicembre Gran Bretagna.


3' di lettura

Ultima chance per convincere i molti elettori indecisi a pochi giorni dal voto del 12 dicembre Gran Bretagna. Il premer conservatore Boris Johnson e il leader dell’opposizione laburista Corbyn si sono scontrati nell’ultimo dibattito televisivo prima delle elezioni. Ultima chance per convincere i molti elettori indecisi a pochi giorni dal voto del 12 dicembre Gran Bretagna. Entrambi i leader hanno puntato sul loro messaggio principale: per Johnson la promessa di attuare Brexit in tempi brevi e voltare pagina, e per Corbyn l’impegno a migliorare i servizi pubblici, investendo soprattutto nel servizio sanitario nazionale e nel sistema scolastico.

«Realizziamo Brexit»

Johnson ha usato lo slogan «realizziamo Brexit» decine di volte, ribadendo che una volta lasciata la Ue il Governo potrà tornare a dedicarsi alle «cose che interessano davvero alla gente» come scuola, sanità e case.

Corbyn ha ribadito la sua posizione neutrale su Brexit e l’intenzione di indire un secondo referendum per far decidere i cittadini, ma ha riportato più volte l’attenzione sull’effetto devastante di dieci anni di austerità imposta dai conservatori, con livelli di povertà e ineguaglianza che sono i più alti dell’Europa occidentale. Johnson ha condotto una campagna elettorale all’insegna della cautela, evitando polemiche e anche interviste difficili, e nel dibattito ha seguito questa tattica senza esporsi troppo.

Popolarità
Nessuna cautela per i laburisti, invece, che hanno presentato un manifesto radicale che prevede un forte aumento della spesa pubblica e la ri-nazionalizzazione di energia, ferrovie, acqua, Poste e banda larga. Corbyn, osannato dai suoi sostenitori, è però molto impopolare tra gli elettori, con un tasso di popolarità del 22%, mentre Johnson è al 37%, entrambi al di sotto della media per un leader di partito.

Il dibattito in tv era quindi un’opportunità per Corbyn di dimostrare ai suoi detrattori che lo considerano un pericoloso estremista di sinistra di essere capace e degno di diventare premier. Ha parlato con serietà e dignità, ma non sembra avere fatto breccia tra l’elettorato.

Secondo un sondaggio a caldo fatto da YouGov subito dopo la conclusione del dibattito, il 52% degli interpellati ritiene che Johnson abbia vinto e il 48% ha scelto Corbyn. Il sondaggio rivela anche che il 48% ha fiducia in Corbyn ma solo il 38% si fida di Johnson, mentre il premier viene considerato uno statista più credibile del leader dell'opposizione con il 54% contro il 30% di Corbyn.

Gli ex premier
Poche ore prima del dibattito è uscita la notizia surreale che due ex premier, il laburista Tony Blair e il conservatore John Major, hanno invitato gli elettori a non votare per il loro rispettivo partito perché non ritengono l’attuale leader degno di essere eletto primo ministro. Nel fine settimana usciranno nuovi sondaggi di opinione che saranno importanti per avere un’indicazione più chiara delle intenzioni di voto dei cittadini britannici.

I sondaggi
All’inizio della campagna elettorale i Conservatori avevano un vantaggio a due cifre, che negli ultimi giorni si è ridotto al 9 per cento. Secondo le ultime rilevazioni i Tories sono al 42% e i laburisti al 33 per cento. Se i poll del fine settimana indicano che il Labour continua la sua ascesa, chiudendo ulteriormente il divario con i Tories, Johnson ha motivo di preoccuparsi. Secondo Sir John Curtice, il “guru” britannico dei sondaggi, un distacco di 7 punti o meno è pericoloso per il premier, perché potrebbe privarlo della maggioranza proprio a causa del grande numero di indecisi tra gli elettori. Se invece i sondaggi di opinione mostreranno che i Tories sono di nuovo in ascesa o perlomeno che la rimonta laburista si è arrestata, allora Johnson può essere fiducioso di ottenere la maggioranza in Parlamento di cui ha bisogno per governare senza impedimenti e realizzare il suo obiettivo principale di portare la Gran Bretagna fuori dalla Ue entro la data prevista del 31 gennaio 2020.

Le “sviste” del passato
I sondaggi nel recente passato hanno fatto alcuni errori clamorosi in Gran Bretagna: nel 2015 non avevano previsto che i conservatori guidati da David Cameron avrebbero ottenuto la maggioranza assoluta e nel 2017 non avevano previsto che Theresa May invece l’avrebbe persa. Anche nel 2016, prima del referendum sull’uscita dalla Ue, i sondaggi puntavano a una vittoria di Remain, mentre poi ha vinto Leave. Da allora però le società di sondaggi hanno fatto un mea culpa, hanno ricalibrato il tiro e ampliato i campioni di riferimento per renderli più rappresentativi e ritengono adesso di poter fare previsioni più attendibili. Le elezioni della settimana prossima sono però le più incerte da diversi decenni.

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