GUIDA SEMPLICE AL VOTO SUL PIANO B

Brexit, Theresa May vuole riaprire l’accordo con la Ue

di Alb.Ma.

I deputati laburisti ribelli chiedono un nuovo referendum Brexit

3' di lettura

Ci risiamo. I parlamentari britannici tornano alla Camera dei comuni oggi, il 29 gennaio, per discutere il Piano B di Theresa May: la versione aggiornata dell’accordo con l’Europa stroncato dall’aula il 15 gennaio, con uno scarto di 230 voti. Il portavoce del primo ministro britannico ha annunciato che Theresa May «vuole riaprire l'accordo con l'Ue e sta pianificando di parlare con i leader europei già oggi».

I parlamentari hanno avanzato una serie di emendamenti al testo, che saranno messi al voto dalle ore 20 italiane di oggi in poi. Poi sarà il turno del verdetto sul piano B in sé, in teoria verso le 21-21:30 (sempre italiane). Nessuna delle modifiche ha un valore immediatamente vincolante sulla premier, ma rappresentano un fattore di pressing politico su un esecutivo già traballante. Uno in particolare, firmato dalla laburista Yvette Cooper, costringerebbe di fatto May a tentare di dilazionare l’avvio della Brexit (oggi fissato al 29 marzo) per permettere l’approvazione di un nuovo accordo di divorzio tra Londra e la Ue.

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Come siamo arrivati fin qui?
Ricapitoliamo. Theresa May è riuscita a raggiungere un accordo per la Brexit con i partner europei, definitivamente approvato dal Consiglio europeo il 25 novembre 2018. Prima dell’ok finale, il testo deve passare per il via libera della Camera dei comuni. Il primo voto dei parlamentari era previsto a dicembre 2018, poi rinviato al 15 gennaio nella speranza di strappare il sì della maggioranza dei deputati. Non è andata esattamente così: l’accordo è stato bocciato con 230 voti di scarto, la peggiore débâcle nella storia parlamentare del Regno. May ha ottenuto il 16 di gennaio la fiducia dell’Aula e, come da accordi, ha presentato un “piano B” entro tre giorni lavorativi (il 21 gennaio). Oggi, 29 gennaio, l’aula discute sul nuovo testo e sulle modifiche (emendamenti) suggerite dai membri dell’aula.

Ma quindi, cosa si vota?
Oggi la Camera voterà sugli stessi emendamenti presentati dai parlamentari di maggioranza ed opposione dalle 20 (ora italiana) in poi, per poi esprimersi sul piano B di May nel suo complesso (in teoria verso le 21-21:30 ora italiana). Le modifiche proposte dai parlamentari rientrano, grosso modo, in due categorie: emendamenti alla controversia del backstop (il tema dei confini irlandesi, oggi tutelati appunto dalla “polizza” del backstop) ed emendamenti per evitare l’ipotesi del no-deal, un divorzio senza accordi diplomatici alle spalle.

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Il primo blocco è rappresentato soprattutto dall’emendamento formulato dal conservatore Graham Brady: in sostanza, si chiede a May di tornare a Bruxelles e trovare una formula alternativa per il backstop («accordo alternativo che evito un confine rigido»). La premier è talmente sotto scacco che ha accettato di sostenere questa ipotesi, invitando i parlamentari conservatori a votare in suo favore oggi. Nel dibattito in corso alla Camera dei Comuni, May ha difeso la sua linea e assicurato che riaprirà le trattative con i partner europei sulla questione del backstop. La premier ha fissato anche al 13 febbraio la scadenza per il ritorno in aula e un nuovo voto sul piano B, in teoria definitivo.

Il secondo blocco di emendamenti è quello che inquieta maggiormente May e la tenuta del suo progetto di Brexit. La modifica, sostenuta dalla laburista Yvette Cooper, prevede che May sia costretto a chiedere una dilazione dell’avvio alla Brexit (oltre la scadenza del 29 marzo) se il suo piano non viene approvato entro il 26 febbraio.

E poi che succede?
È tutto da vedere. Come già scritto, nessun emendamento ha un effetto vincolante nel senso tecnico del termine. Ma alcune modifiche, a partir da quella di Yvette Cooper, sarebbero destinate a trasformarsi in legge e influire sul corso della Brexit. In senso più generale, l’ennesimo stallo sul divorzio tra Londra e la Ue può sfociare in alcuni scenari già considerati: un secondo referendum (sempre che il parlamento britannico approvi), la riapertura dei negoziati (a patto che i partner Ue siano disposti a rimettere mano a 18 mesi di negoziati) , un voto di sfiducia su May e, infine, la temuta ipotesi di un divorzio no-deal. Senza accordi e senza tutele, né per Londra né per Bruxelles.

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