i leader europei a bruxelles

Brexit, la Ue affila le armi: priorità ai diritti dei cittadini

di Beda Romano

(AFP)

3' di lettura

BRUXELLES – – I Ventisette hanno approvato questo pomeriggio qui a Bruxelles le linee-guida da utilizzare nelle trattative con il Regno Unito in vista dell’uscita del Paese dall’Unione. Prima dei lavori, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha messo l’accento sulla necessità di dare garanzie ai cittadini che sono coinvolti in prima persona da Brexit: i britannici che vivono sul continente e gli europei che risiedono nel Regno Unito. In difesa in particolare dei cittadini italiani in Gran Bretagna si è espresso il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

«Tutti vogliamo una futura relazione con la Gran Bretagna che sia vicina e forte», ha detto in una dichiarazione alla stampa l’ex premier polacco prima dell'inizio dei lavori. «Prima, tuttavia, è necessario risolvere il passato, con genuina attenzione, ma anche con equità. È l’unico modo possibile per affrontare la questione». In questo contesto, secondo il presidente Tusk, è essenziale dare assicurazioni ai cittadini sui loro diritti: «È la nostra principale priorità».

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La priorità dell’Italia nei negoziati su Brexit sarà la difesa dei diritti acqusiti dei circa 500mila cittadini che risiedono nel Regno Unito

Su questo aspetto è intervenuto anche il presidente Gentiloni in arrivo a Bruxelles: la priorità dell’Italia nei negoziati – ha detto – sarà la «difesa dei diritti acquisiti dei circa 500mila cittadini che risiedono nel Regno Unito». Il premier ha precisato: «Senza un accordo su questo non possono esserci accordi seri». Questo punto è stato sottolineato anche dal premier spagnolo Mariano Rajoy e dal premier lussemburghese Xavier Bettel, oltre che dai dirigenti dell’Est Europa.

Le linee guida europee per la trattativa sull'uscita del Regno Unito dall'Ue

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«La Commissione europea – aveva detto ancora Tusk – ha già preparato una lista di diritti dei cittadini» che sarà alla base del negoziato con la Gran Bretagna. La trattativa tra Londra e Bruxelles dovrebbe iniziare in giugno. Nel frattempo, i capi di Stato e di governo dei Ventisette approveranno oggi le linee-guida. Successivamente, l’esecutivo comunitario presenterà mercoledì 3 maggio precise direttive negoziali che dovrebbero essere approvate a livello ministeriale il 22 maggio.

L’ex premier polacco, che presiederà i lavori, ha esortato i Ventisette a rimanere «uniti». Ha aggiunto: «La nostra unità è nell’interesse anche del Regno Unito». Le linee-guida prevedono negoziati in due tappe. La prima fase sarà dedicata a un accordo sui futuri diritti dei cittadini europei e sugli impegni finanziari del Regno Unito nei confronti dell’Unione. Solo in una seconda fase i Ventisette sono pronti a negoziare con Londra un futuro accordo di partenariato.

Le trattative non saranno facili. Da un lato, alcuni Paesi membri vorrebbero passare il più rapidamente possibili alla seconda fase, per paura di creare un vuoto giuridico nelle loro relazioni commerciali con il Regno Unito. Dall’altro, la stessa Gran Bretagna preferirebbe discutere dei vari temi allo stesso tempo e non in modo successivo. Sul fronte finanziario, poi, sono probabili tensioni. Corre voce che il conto britannico possa salire fino a 60 miliardi di euro.

Infine, il governo irlandese vorrebbe allegare alle linee-guida negoziali una dichiarazione nella quale si riprendono i concetti dell’accordo di pace del 1998 tra protestanti britannici e cattolici irlandesi nell’Ulster e si precisa che nel caso di una unificazione tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord il nuovo Paese apparterrebbe ipso facto all’Unione. Agli occhi dell’establishment irlandese, si applicherebbe nel caso il modello dell’unificazione tedesca del 1990.
La “puntualizzazione”, come l’ha definita un diplomatico di un Paese terzo, è per molti versi un’assicurazione sul futuro. Giunge però in una fase delicata della vita politica britannica, mentre la Scozia sta valutando se lasciare il Regno Unito. La dichiarazione irlandese potrebbe quindi accendere gli animi in Gran Bretagna.

Infine, i leader discuteranno oggi anche del ricollocamento di due agenzie con sede a Londra. Milano si è candidata a ospitare l’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Secondo alcuni diplomatici, i leader si limiteranno a discutere dei criteri con cui adottare una decisione finale che si prevede entro la fine dell’anno, possibilmente nel vertice europeo di autunno. Oltre all’Agenzia europea per i medicinali, in gioco c’è anche il futuro dell’Autorità bancaria europea. Candidata in prima linea ad ospitare l’EBA è in questo caso Francoforte. Quanto all’EMA, Milano deve affrontare una concorrenza nutrita, da Copenhagen ad Amsterdam, da Stoccolma a Dublino, da Bruxelles a Vienna.

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