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Brexit: intesa tra Ue e Regno Unito. Londra cede sulla pesca e lascia Erasmus

L’accordo regolamenterà i rapporti tra i due blocchi dal 1° gennaio 2021, quando la Gran Bretagna lascerà il mercato unico e l'unione doganale

dal nostro corrispondente Beda Romano

Assalto a supermercati Gb fra Covid e Brexit

4' di lettura

BRUXELLES – Dopo 10 mesi di accese trattative e una ultima sofferta tornata negoziale di oltre una settimana, il Regno Unito e l'Unione europea hanno trovato giovedì 24 dicembre uno storico accordo su un trattato di partenariato post-Brexit che regolamenterà i loro rapporti dal 1° gennaio, quando la Gran Bretagna lascerà il mercato unico e l'unione doganale. L'intesa, che dovrà ora essere fatta propria dai Ventisette e dal Parlamento europeo, evita un salto nel buio a cavallo dell'anno.

Von der Leyen: accordo buono ed equilibrato

“Abbiamo un trattato buono, equilibrato (…) e che difende gli interessi comunitari così come porrà fondamenta solide in vista di un nuovo rapporto con la Gran Bretagna”, ha spiegato qui a Bruxelles in una conferenza stampa, alla vigilia di Natale, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Quest'ultima ha precisato di avere sentimenti contrastanti: triste per la partenza della Gran Bretagna, ma soddisfatta per un compromesso che evita un no-deal.

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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen si appresta a parlare in conferenza stampa appena dopo l’accordo post Brexit. EPA/FRANCISCO SECO / POOL

Il nodo sulla pesca è stato il più difficile da sciogliere

Tre nodi hanno complicato il negoziato: l'accesso del Regno Unito al mercato unico, nel rispetto delle regole sugli aiuti di Stato; il meccanismo di soluzione delle controversie; e la regolamentazione della pesca nel Mare del Nord. Su quest'ultimo fronte, la questione si è rivelata particolarmente complessa, tenuto conto del desiderio inglese di riprendere possesso delle acque costiere. Cruciali in questi giorni sono i ripetuti contatti tra la signora von der Leyen e il premier inglese Boris Johnson.

Boris Johnson

Da Londra, quest'ultimo ha celebrato l'accordo con un tweet: “The deal is done”. Ha poi sottolineato che la Gran Bretagna “recupera il controllo del proprio denaro, delle proprie frontiere, delle proprie leggi, della propria politica commerciale e delle proprie acque marittime”. Nel giugno del 2016, il 52% dei britannici decise di voler uscire dall'Unione. Da allora, e prima dell'accordo trovato questa settimana, Bruxelles e Londra avevano già firmato l'anno scorso una intesa di divorzio.

In pillole, il nuovo accordo permetterà al Regno Unito di avere accesso al mercato unico senza quote e senza tariffe, ma con l'obbligo di evitare distorsioni alla concorrenza. “Regole precise entreranno in vigore e saranno possibili ritorsioni nel caso contrario”, ha detto la signora von der Leyen. Parlando alla stessa conferenza stampa, il capo-negoziatore europeo Michel Barnier ha voluto precisare: “L'intesa non può replicare gli stessi diritti e gli stessi vantaggi di cui godono i paesi membri”.

"Deal is done", l'accordo è fatto. Così Boris Johnson conferma l'intesa raggiunta con l'Ue sul dopo Brexit

Il notevole passo indietro della Gran Bretagna

Sul fronte politicamente delicato della regolamentazione della pesca nel Mare del Nord, Bruxelles ha spiegato che il pescato comunitario nelle acque costiere britanniche diminuirà del 25% su un periodo di 5 anni e mezzo (ossia fino al giugno 2026). Terminato il periodo di transizione, la discussione sarà annuale. In origine, il governo inglese avrebbe voluto una riduzione del 60% su tre anni. È evidente che la Gran Bretagna ha dovuto fare un notevole passo indietro.

Michel Barnier ha descritto i quattro pilastri si cui si basa l'intesa: l'accordo commerciale (diventerà “il modello per i prossimi trattati di libero scambio che l'Unione firmerà in futuro”); la collaborazione in campo economico e sociale (“Saremo vicini ai pescatori europei in questo passaggio cruciale”); la cooperazione nel settore della sicurezza (“In otto diversi campi”); e infine un particolare meccanismo di soluzione delle controversie. Ogni quattro anni, le parti valuteranno l'applicazione dell'accordo.

Londra esce dall’Erasmus

Come previsto il nuovo trattato non prende in conto il settore finanziario. Ciò detto, le parti hanno previsto di negoziare un memorandum di intesa per stabilire una nuova collaborazione regolamentare. Rimane poi in essere la possibilità per entrambe le parti di concedere riconoscimenti unilaterali (le cosiddette equivalenze). “La scelta è presa autonomamente”, ha ricordato un funzionario comunitario. Infine, Londra ha deciso di non partecipare al programma di scambio universitario Erasmus.

L’iter complesso che ci attende

A questo punto inizia un iter politico-giuridico piuttosto complesso. Prima di tutto, Bruxelles dovrà presentare ai Ventisette una proposta di intesa. Il Consiglio dovrà decidere se considerare il nuovo trattato misto o europeo (nel primo caso oltre all'approvazione del Parlamento europeo sarebbe necessaria anche la ratifica nazionale). Si presume che i Ventisette sceglieranno la seconda soluzione pur di non allungare ulteriormente i tempi.

I governi dovranno poi optare per una entrata in vigore provvisoria, fin dal 1° gennaio 2021, visti i tempi molto stretti per ottenere un benestare del Parlamento europeo da qui alla fine dell'anno. Se così avvenisse, i Ventisette dovranno decidere quando e come firmare il nuovo trattato. Successivamente, il testo andrebbe poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea. In questo caso, il voto parlamentare avrebbe luogo nelle prime settimane dell'anno prossimo.

L’emergenza Covid ha materializzato il rischio no-deal

Nei giorni scorsi, una recrudescenza dell'epidemia virale ha indotto i partner europei a chiudere le proprie frontiere con il Regno Unito, provocando incredibili code di camion nel Kent.

Agli occhi di molti osservatori, la situazione caotica si è rivelata un campanello d'allarme su quanto sarebbe potuto succedere in caso dir no-deal. Le prime voci di una intesa sono state salutate fin dai giorni scorsi sui mercati finanziari con un apprezzamento della sterlina.

Le reazioni

Da Roma, il premier Giuseppe Conte ha definito l'accordo “positivo per cittadini e per le imprese italiane e britanniche”. Sono stati “difesi i nostri interessi; protetti i prodotti, rispettato il level playing field”, in altre parole la parità di condizioni nell'accesso al mercato. Parole di apprezzamento sono giunte dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron. L'Unione esporta verso il Regno Unito l'8% del proprio export; la Gran Bretagna vende in Europa il 47% del suo export.


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