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Brexit, vademecum economico per il premier: basta incertezze

di Nicol Degli Innocenti


Brexit: polemica per esclusione Gb da riunione Ue su G5

3' di lettura

Strada tutta in salita per il nuovo premier britannico, che verrà nominato oggi. Sul fronte politico e diplomatico il leader, eletto dai 160mila membri del partito conservatore, dovrà affrontare l’ostacolo Brexit, la crisi con l’Iran e un esodo di pezzi grossi dal Governo.

Il cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond ha dichiarato che darà le dimissioni se, come sembra probabile, vincerà Boris Johnson. Il ministro della Giustizia David Gauke farà altrettanto, così come il ministro del Business Greg Clark e un’altra decina tra sottosegretari e ministri. Il sottosegretario al Foreign Office, Sir Alan Duncan, ha lasciato l’incarico già ieri per evitare di incrociare anche per un attimo il suo ex capo. Il veterano Tory aveva definito un incubo lavorare con Johnson quando era ministro degli Esteri e se ne è andato esprimendo il suo rammarico per la «nuvola nera di Brexit» che incombe sulla Gran Bretagna.

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La situazione per il nuovo premier non si profila più facile dal punto di vista economico. L’occupazione è a livelli record ma non ha fatto scattare un aumento della produttività, mentre le incertezze su Brexit hanno frenato la crescita e hanno portato a uno stallo degli investimenti e a un indebolimento della sterlina.

La Gran Bretagna è già sull’orlo di una recessione, ha avvertito ieri l’autorevole National Institute of Economic and Social Research (Niesr), che prevede un -0,1% del Pil nel secondo trimestre 2019 e crescita negativa anche nel terzo. L’economia potrebbe cadere in una spirale negativa in caso di uscita dall’Unione Europea senza un accordo, quel “no deal” che Johnson si è rifiutato di escludere promettendo un’uscita il 31 ottobre «a qualsiasi costo».

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Anche nell’ipotesi più positiva e meno realistica di una Brexit con un accordo raggiunto in tempo record, la crescita del Pil sarebbe limitata all’1% quest’anno e il prossimo, secondo le stime del Niesr.

«Le prospettive di breve termine per l’economia britannica sono molto fosche, con il serio rischio di una grave recessione entro i prossimi sei mesi», secondo il Niesr. In caso di “no deal”, anche se “gestito”, la crescita scenderebbe a zero e l’inflazione salirebbe al 4,1% in seguito a un crollo previsto del 10% della sterlina.

In caso di una hard Brexit «non ci sarebbe crescita per diversi anni - ha detto ieri il professor Jagjit Chadha, direttore del Niesr -. Da qualsiasi punto di vista si voglia esaminare la cosa, non ci sono vantaggi economici di alcun tipo in una Brexit senza accordo».

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L’effetto sarebbe un calo del Pil del 5% sul lungo termine. Se Brexit ha buttato sabbia nel motore dell’economia britannica, un no deal getterebbe cemento nelle ruote del commercio con la Ue proprio in un momento in cui l’economia è particolarmente vulnerabile, ha detto Chadha.

I rimedi che scatterebbero immediatamente avrebbero l’effetto desiderato di mitigare le conseguenze negative di no deal, ha sottolineato Chadha. La riduzione dei tassi d’interesse allo 0,25%, una politica fiscale espansiva, misure di emergenza e un aumento della spesa pubblica riuscirebbero a mantenere la crescita a zero evitando la recessione. Per quanto riuscita l’operazione di contenimento danni a breve, però, sarebbe impossibile evitare l’impatto devastante di no deal sul lungo termine, ha avvertito Chadha.

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Pochi hanno avvertito dei rischi di una hard Brexit con puntuale regolarità come la Cbi. La Confindustria britannica ieri ha presentato il Business Manifesto, una serie di consigli al nuovo premier su come rilanciare l’economia e ripristinare la reputazione del Regno Unito nei suoi primi 100 giorni a Downing Street.

«Il nuovo premier deve agire rapidamente per rimettere in carreggiata l’economia - ha detto Carolyn Fairbairn, direttore generale della Cbi -. La crescita inciampa e la fiducia è debole. Bisogna investire per creare un’economia produttiva, aperta e sostenibile». Secondo la Cbi il nuovo Governo deve investire in infrastrutture e tecnologia, sostenere il business, aprire i confini all’immigrazione qualificata e raggiungere un accordo commerciale con la Ue.

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