IL DIVORZIO

Brexit, al voto la legge che viola l’accordo con la Ue

Partenza in salita per il provvedimento che ritocca il Withdrawal agreement, a partire dalle clausole sull’Irlanda del Nord. Johnson: Bruxelles minaccia dazi interni a Gb

di Alb.Ma.

Caos Brexit, Johnson sfida l'Ue e la fronda Tory

Partenza in salita per il provvedimento che ritocca il Withdrawal agreement, a partire dalle clausole sull’Irlanda del Nord. Johnson: Bruxelles minaccia dazi interni a Gb


3' di lettura

L’ultimo a sfilarsi è stato David Cameron, sia pure con una certa ambiguità: «Ho dei dubbi». Cameron, artefice del referendum sulla Brexit del 2016, è il quinto ex primo ministro britannico a schierarsi contro l’Internal market bill: la proposta di legge del governo di Boris Johnson che va a ritoccare l’accordo di recesso già raggiunto da Londra e Bruxelles in vista della Brexit, costituendo una violazione - esplicita - del diritto internazionale. Il no del vecchio inquilino di Downing street si somma a quello di altri quattro ex primi ministri (i conservatori Theresa May e John May accanto ai laburisti Tony Blair e Gordon Brown) e di una fronda sempre più robusta fra le file dei Tory.

La proposta sarà discussa il 14 settembre alla Camera dei comuni, la camera bassa britannica, con un voto atteso per le 22 locali. Il governo potrebbe incassare un primo via libera, ma l’iter del provvedimento sembra comunque tortuoso. L’ex ministro Bob Neill ha annunciato un emendamento che sottoporrebbe al veto della Camera tutti i passaggi della legge incompatibili con il diritto internazionale, disinnescando (o ridimensionando) l’impatto della proposta nei rapporti con i partner internazionali.

Cos’è l’Internal market bill e perché incrina i rapporti con la Ue

La legge, annunciata in occasione dell’ultimo round di negoziati, fa scalpore perché rimetterebbe mano al Withdrawal agreement: l’accordo di divorzio siglato il 24 gennaio 2020 tra il governo di Johnson e la Ue, dopo mesi di negoziati (e diverse bocciature di una prima versione del testo ai tempi della premiership di Theresa May). Nel dettaglio l’esecutivo si attribuirebbe il diritto di modificare o istituire ex novo regolamenti diversi da quelli già concordati nell’intesa con la Ue, a partire da uno dei nodi più controversi: le clausole sui confini fra Irlanda e Irlanda del Nord (Northern Ireland Protocol), aprendo al ritorno di un confine fisico fra i due paesi.

Bruxelles, come era prevedibile, non ha gradito un cambio di rotta che «mina la fiducia» fra i due partner dopo un braccio di ferro durato mesi. Dopo il vertice di emergenza fra il vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič e il responsabile britannico della Brexit, Michael Gove, la Ue ha minacciato sanzioni contro il Regno Unito e ribadito la sua inamovibilità sul rispetto del Withdrawal agreement. «L’accordo di recesso è alla base ed è la cornice» per le relazioni bilaterali, ha detto una portavoce della Commissione, liquidando come un «dibattito interno al Regno Unito» la discussione della legge avviata alla Camera.

L’iter della proposta di legge

Il percorso della legge fra le due Camere testimonierà quanto la linea di Johnson abbia fatto breccia, anche rispetto ai malumori in crescita sulla sponda Tory. L’iter prevede un primo voto alla Camera dei Comuni il 14 settembre, dove il governo gode di una maggioranza solida (circa 90 seggi) e attende una vittoria senza troppi ostacoli. Sarà più difficile far passare il testo indenne dalle richieste di emendamento, al voto la settimana prossima, e soprattutto alla Camera dei Lord.

Il governo difende il testo, definendolo una «polizza assicurativa» di fronte all’ipotesi più temuta: uno strappo no-deal, un divorzio senza accordi diplomatici dopo la data di termine del periodo di transizione (31 dicembre 2020). Secondo la linea di Johnson, il provvedimento dovrebbe tutelare gli interessi e la coesione del Regno Unito in caso di un divorzio al buio con la Ue, dando comunque per scontato il raggiungimento di un’intesa entro il periodo di transizione.

I critici lo vedono, più che altro, come una forzatura. L’ex procuratore generale Geoffrey Cox ha dichiarato che il testo «danneggerebbe» la reputazione internazionale del Regno Unito, creando un precedente pericoloso per un’economia appena uscita dal perimetro comunitario e alla ricerca di una nuova rete di accordi bilaterali. Una linea simile a quella dell’opposizione interna ai Tory, ostile a un atto che complicherebbe le relazioni con Bruxelles e l’affidabilità diplomatica dell’Isola. Il governo irlandese, chiamato in causa per la revisione delle clausole, ha accusato Downing Street di mettere a rischio il processo di pacificazione fra i due paesi.

Johnson: la Ue minaccia dazi interni al Regno Unito

Il premier, nel frattempo, non si smuove dalla sua linea. La legge serve a «togliere dal tavolo la pistola» che l'Ue potrebbe usare contro il Regno in caso di fallimento dei negoziati, ha detto Johnson a Westminster, accusando Bruxelles di interpretare in modo «estremo» il protocollo sull'Irlanda del Nord contenuto nell'accordo di divorzio. L’approccio Ue potrebbe condurre, ha proseguito Johnson, fino al «blocco del trasporto di prodotti alimentari e agricoli all'interno del nostro Paese» e alla pretesa di «dazi» al confine interno britannico fra Ulster e resto del Regno Unito.

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