Crisi aziendali

Brioni presenta il piano industriale 2021-2025 e una drastica riduzione dell’organico

Lo storico marchio di abbigliamento sartoriale maschile prevede di passare da mille a 680 dipendenti e lavora con il Mise e i sindacati per ridurre l’impatto sociale

di Giulia Crivelli

4' di lettura

Non solo Corneliani, è l’intero comparto dell’abbigliamento maschile “formale” ad attraversare un periodo difficile: vale per le singole aziende e per l’intero comparto, in difficoltà per i cambiamenti in corso da anni nel modo di vestire degli uomini (e non solo, ovviamente). Lo spostamento dal formale al casualwear e poi allo sportswear e streetwear è stato accelerato dall’anno di pandemia: la necessità di restare chiusi in casa e la mancanza di occasioni di socialità hanno ridotto gli acquisti di abbigliamento e accessori e praticamente azzerato quelli di abiti e calzature formali o indicate per alcuni ambienti lavorativi. Nel caso di Corneliani, storica azienda con sede a Mantova, si è raggiunto un accordo tra ministero dello Sviluppo economico, Invitalia, socio di maggioranza e sindacati, per Brioni il percorso è appena iniziato (nella foto in alto, Brad Pitt con un look della capsule BP Signature per Brioni, disegnata dall’attore per la maison e presentata settimana scorsa a livello globale).

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La presentazione del piano al Mise

Il piano industriale di Brioni è stato presentato ieri al ministero dello Sviluppo economico, alla presenza dei rappresentati del ministero del Lavoro, della Regione Abruzzo, della Regione Lombardia e delle segreterie nazionali e territoriali delle sigle sindacali rappresentate in azienda. Brioni è uno dei marchi storici italiani: fondato a Roma nel 1945, è presente con una importante sede produttiva a Penne, in Abruzzo, dal 1959; dal 2012 è in portafoglio al colosso francese Kering, che non è però finora riuscito a rilanciarlo. Al Mise i vertici di Brioni hanno presentato le linee guida strategiche e le attività operative alla base del nuovo piano industriale per il periodo 2021-2025.

Le linee strategiche

Il piano punta su uno sviluppo del brand negli accessori e in nuove categorie di prodotto, con focus nel leisurewear high-end per allargare la base clienti e le occasioni di consumo, mantenendo il forte posizionamento nell’eccellenza produttiva 100% italiana e nell’esclusività – si legge in una nota diffusa dall’azienda – , in linea con il dna di Brioni, icona del made in Italy nel mondo.Il piano prevede, inoltre, un’ottimizzazione degli investimenti in comunicazione e dei canali distributivi, una razionalizzazione dei costi di struttura e una riorganizzazione della matrice produttiva per riportare Brioni a livelli di efficienza e redditività sostenibili nel lungo periodo.

L’impatto sull’occupazione

Lo scenario negativo del quale abbiamo accennato all’inizio, «determina per tutti i player del settore il permanere di un eccesso di capacità produttiva e un insostenibile squilibrio nei costi industriali», ha spiegato l’azienda. Brioni si trova costretta ad intraprendere un duraturo e improrogabile percorso di interventi di razionalizzazione dei costi e di ridimensionamento dei siti produttivi di Penne (Pescara), Montebello di Bertona (Pescara) e Civitella Casanova (Pescara) – si legge ancora nella nota ufficiale – che attualmente possono contare su un organico di oltre 1.000 lavoratori, con l’obiettivo di mettere in atto tutte le azioni necessarie per il rilancio e lo sviluppo del brand.

Gli interventi per ridurre l’impatto sociale

Brioni intende naturalmente mettere a disposizione delle risorse coinvolte, attualmente stimate fino ad un massimo di circa 320 lavoratori tra diretti ed indiretti di produzione, ogni più opportuno strumento per ridurre, quanto più possibile, il conseguente impatto sociale, comprese misure per il reimpiego. Si passerebbe quindi da circa mille a 680 dipendenti. «Brioni conferma la propria ferma intenzione di non voler procedere in via unilaterale, ma anzi in una logica di confronto costruttivo e di dialogo con le organizzazioni sindacali e con tutte le parti, al fine di poter mettere in atto tutte le azioni necessarie per la difesa e il rafforzamento del marchio che rappresenta e deve continuare a rappresentare un vanto dell’expertise italiana nel mondo».

Brad Pitt, da testimonial a designer

A confermare la volontà di Kering di rilanciare il marchio, che in portafoglio non ha brand simili e punta quindi a presidiare la fascia dell’alta gamma maschile “tradizionale”, c’è l’iniziativa presentata settimana scorsa, che vede un maggior coinvolgimento di Brad Pitt: da “semplice” testimonial (lo è dal 2019), l’attore diventa designer per la capsule BP signature. Si tratta in realtà di un guardaroba completo: i sette pezzi della collezione includono un abito a due bottoni, una polo in cashmere a maniche lunghe dal peso piuma, una giacca sportiva in cashmere double, un cappotto sfoderato e ultraleggero e una giacca da sera in velluto abbinata a pantaloni in lana e a una camicia da sera in pregiato cotone.
I capi da sera di BP Signature sono ispirati all’outfit indossato da Pitt durante la 92esima cerimonia degli Academy Awards in cui ha vinto l’Oscar per il suo ruolo in Once Upon a Time in... Hollywood di Quentin Tarantino.

La reazione dei sindacati

«È necessario e strategico valutare il piano industriale Brioni nella sua complessità, cercando soluzioni alternative alla riduzione di personale e alla dispersione delle professionalità – indicano in una nota congiunta le segreterie nazionali Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil –. Ad esempio attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali disponibili, la riqualificazione del personale e utilizzando anche il fondo nuove competenze e il sostegno delle istituzioni regionali, in una logica di condivisione con l’azienda per evitare azioni unilaterali di parte datoriale». Non manca una nota critica: «Abbiamo presto atto delle difficoltà che sta attraversando l’azienda – prosegue la nota – anche a causa della pandemia che ha portato a riduzioni di volumi e di fatturato. Le iniziative intraprese dal 2015 ad oggi non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati, e l’azienda ha conseguentemente annunciato un reale cambio di passo, dichiarando una serie di interventi tra i quali l’ottimizzazione degli investimenti, la razionalizzazione dei costi di struttura e la riorganizzazione produttiva». Indicato anche il passo successivo: «Nei prossimi giorni si attiveranno tavoli di confronto territoriali per valutare dettagliatamente il piano industriale vagliando e cercando le possibili soluzioni ottimali per tutelare i lavoratori e gestire il momento di difficoltà che l’azienda sta attraversando. Gli interventi che verranno messi in campo – concludono Filctem, Femca, Uiltec – saranno costantemente monitorati dalle parti coinvolte, con il sostegno dei ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, per verificarne l’efficacia».


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