febbre da fusioni

Bristol-Myers Squibb, il raider Icahn entra e spinge per una cessione

di Marco Valsania

(REUTERS)

2' di lettura

NEW YORK - Bristol-Myers Squibb è nel mirino di potenziali acquirenti. Di questo è almeno convinto il raider Carl Icahn, oggi anche consigliere informale del presidente Donald Trump, che ha fatto il suo ingresso nella casa farmaceutica per spingerla verso una potenziale cessione.

Icahn, che a 81 anni non ha perso il vizio della finanza più aggressiva, ha lasciato filtrare di aver preso una quota significativa in Bristol, pur tenendo segrete le dimensioni esatte del suo investimento. La scommessa è che la pipeline di futuri prodotti del gruppo dovrebbe renderla una preda attraente nonostante recenti delusioni nello sviluppo di nuove terapie contro il cancro. Tanto più davanti a una valutazione di Borsa che è precipitata nel corso degli ultimi sei mesi.

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Bristol, guidata dagli italiani Giovanni Caforio quale amministratore delegato e Lamberto Andreotti come presidente, ha visto il titolo perdere circa il 30% dallo scorso luglio, dopo aver subito battute d'arresto nell'approvazione da parte delle autorità di un trattamento per il tumore ai polmoni. La market cap è scesa a 90 miliardi di dollari. Icahn, che è solito intervenire dove vede rapide opportunità di guadagno, è oltretutto una vecchia conoscenza di Bristol: nove anni or sono era socio di ImClone e aiutò quell'azienda a respingere le offerte da 4,7 miliardi proprio di Bristol, alle quali preferì le avance più generose, 6,5 miliardi, della rivale Eli Lilly. Nel 2012 facilitò invece la vendita di un'altra società del settore, la Amylin Pharmaceuticals, a Bristol per 5,3 miliardi, non prima però di aver orchestrato un'asta per far alzare il prezzo rispetto alle proposte iniziali.

Nè Icahn è oggi il solo a voler scuotere Bristol e le sue quotazioni, che un acquirente si materializzi o meno all'orizzonte. Il fondo attivista Jana Partners lo ha preceduto e ha appena raggiunto un accordo con i vertici del gruppo, che vedrà l'ingresso immediato di tre nuovi esponenti nel board, portato temporaneamente a 14 da 11 membri fino alle prossime elezioni, e un buyback da due miliardi di dollari a sostegno del titolo.

Sono però le prospettive di fusioni a essere tornate di prepotenza alla ribalta dopo un periodo di relativa calma in numerosi settori. Negli ultimi giorni Kraft Heinz, nel clima propizio generato dai generali rialzi sul mercato azionario, aveva offerto 143 miliardi di dollari per la rivale Unilever nel largo consumo, anche se ha poi ritirato le avance davanti al rifiuto opposto dal gruppo anglo-olandese.

Come nel caso di Bristol, a muovere le pedine dietro le quinte è stato un ultra-ottuagenario grande finanziere dal provato fiuto, Warren Buffett, assieme ai partner del private equity brasiliano 3G Capital specializzato in riorganizzazioni aziendali. Le scommesse di Buffett, tradizionalmente meno speculative rispetto a quelle d Icahn, sono su aziende di qualità che tuttavia considera sottovalutate e spera possano invece diventare semmai sopravvalutate una volta rimesse in carreggiata da ristrutturazioni e tagli dei costi. In attesa di trovare nuove prede, 3G Capital ha intanto stimolato il proprio appetito mettendo a punto l'acquisto della catena di fast food Popeyes Louisiana Kitchen per 1,8 miliardi, pari a un premio del 19%, attraverso la controllata Restaurant Brands International, nata dalla combinazione di Burger King e di Tim Horton.

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