Meccanica

Brovind, nuovo impianto a Cortemilia

di Carlo Andrea Finotto

 Un macchinario Brovind per la selezione di viti. Il meccanismo viene controllato da campi magnetici

3' di lettura

Avete presente i biscotti che mangiate a colazione, tutti belli impacchettati ordinati? Oppure gli inalatori per chi soffre di asma o di allergie? Ecco, ci vuole una tecnologia estremamente sofisticata per fare in modo che i biscotti si muovano in un certo modo, senza rompersi, e si posizionino affinché siano poi impacchettati. Allo stesso modo, serve qualcuno, o qualcosa, che indirizzi e orienti tutti i componenti degli inalatori in modo che poi un robot li possa assemblare.
Quel “qualcuno o qualcosa” si chiama Brovind, un’azienda meccanica di Cortemilia, in provincia di Cuneo e quella “tecnologia sofisticata” è rappresentata dai macchinari a vibrazione destinati ai più svariati settori: dall’agroalimentare all’automotive, dal farmaceutico all’elettromeccanico. Ognuno dei 2mila macchinari prodotti all’anno è studiato e costruito su misura per il cliente con costi che vanno da 2mila euro a 1,5 milioni.
Alla guida di questa realtà c’è una giovane donna, Paola Veglio, ingeniera elettronica che ha preso il testimone dal padre Giancarlo (che pure è ancora presente in azienda).
Brovind Vibratori nasce nel 1986 ed è tra le prime imprese meccaniche a sviluppare il mondo della vibratoristica industriale. Nel 2001 il controllo dell’azienda passa a Giancarlo Veglio e nel 2006 la figlia Paola entra dalla porta di servizio in sordina, in officina. La sua è una vera gavetta.
«Donna, 27 anni, con poca esperienza, in un ambiente metalmeccanico prettamente maschile. Devi quasi dimostrare il doppio per essere credibile» racconta Paola Veglio. «Ma se hai un obiettivo determinato, se ci credi, ti metti in gioco e hai le capacità allora quell’obiettivo lo raggiungi. Guadagnarsi il rispetto di chi lavora da 30 anni non è facile, ma con l’impegno i risultati si ottengono e oggi siamo una squadra che lavora molto bene. Le persone sono al centro».
Fino al 2007 Brovind si rivolge essenzialmente al settore automotive poi la crisi globale del 2008-2009 ha un impatto pesante che impone un ripensamento e una trasformazione che coincidono negli anni successivi con l’assunzione di incarichi dirigenziali da parte di Paola Veglio: nel 2011 diventa direttore generale, nel 2013 amministratore delegato.
«Ogni crisi può essere anche un’opportunità e noi decidiamo di attuare un cambiamento profondo – spiega la manager – passiamo da poche grandi commesse a molte ma più piccole, diversificando i settori di riferimento e quindi anche i rischi. Inoltre crediamo molto nel valore aggiunto delle persone. E i numeri ci danno ragione». Già: Brovind passa da 5 milioni di fatturato e 39 addetti a 17 milioni di fatturato in Italia e 18 milioni di fatturato aggregato con 150 dipendenti. Fino al 2019 la crescita è costante e vede aggiungersi una sede in Brasile alle due di Cortemilia e a quella di Torino. Una filiale commerciale negli Usa è ai nastri di partenza. L’internazionalizzazione è al centro dei progetti di crescita: se è vero che la vendita diretta all’estero dei macchinare pesa solo per il 15% è anche vero che oltre il 95% della produzione di Brovind finisce oltre confine.
Un anno fa arriva il Covid, la pandemia e il primo lockdown, ma nonostante la fermata forzata di un mese e mezzo, l’impatto del coronavirus sui mercati e la riorganizzazione interna del lavoro per ragioni di sicurezza, l’esercizio si avvia a chiudere intorno ai 14 milioni di fatturato. «Rispetto alle previsioni ci lecchiamo le dita – dice Paola Veglio –. Permane il clima di incertezza, l’orizzonte è limitato, ma il mondo va avanti e il lavoro arriva».
Paola Veglio è convinta non si debba avere paura delle difficoltà: non ne ha avuta quando è entrata come unica donna in officina e quando ha assunto la guida dell’azienda. Non ne ha avuta neppure nell’anno del coronavirus, quando con Brovind pianifica gli investimenti per la nuova sede: 2 milioni di euro per un nuovo immobile e 6 per la ristrutturazione che dal 2023 metterà a disposizione spazi quattro volte più grandi e consentirà di raggruppare le varie fasi della lavorazione. «In questo modo potremo migliorare i processi e sviluppare nuovi prodotti». Al reparto Ricerca e sviluppo viene destinato ogni anno circa il 4% del fatturato. «Ogni macchinario – sottolinea Paola Veglio – è diverso dall’altro e spesso ha alle spalle anni di studi e sperimentazioni. Ora siamo nel pieno della transizione di Meccanica 4.0 e il nostro obiettivo è sviluppare la manutenzione predittiva». Ispirata dalla filosofia di Ferrero anche Brovind guarda al territorio: in autunno con la distribuzione di buoni acquisto ai dipendenti legati alle convenzioni con 18 negozi di Cortemilia, ora con il progetto di un asilo nido in accordo con l’amministrazione comunale: la struttura sarà pronta per settembre, con l’avvio del prossimo anno scolastico. Oggi l’asilo più vicino è a 30 km di distanza.

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