arte

Bruce Nauman alla Tate mette in mostra l’alienante incertezza delle nostre vite

L’esposizione, che dedica un’intera sala all’installazione “Double Steel Cage Piece”, è visitabile fino al 21 febbraio 2020

di Nicol Degli Innocenti

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One Hundred Live and Die 1984. Neon tubing with clear glass tubing on metal monolith, 299.7 x 335.9 x 53.3. Collection Benesse Holdings, Inc./Benesse House Museum, Naoshima (Bruce Nauman / ARS, NY and DACS, London 2020, Courtesy Sperone Westwater, New York)

L’esposizione, che dedica un’intera sala all’installazione “Double Steel Cage Piece”, è visitabile fino al 21 febbraio 2020


2' di lettura

Per una (felice) coincidenza, Tate Modern ha appena inaugurato la mostra ideale per quest'epoca di pandemia, incertezza e angoscia. E' stata una cosa casuale, dato che ci vogliono anni per organizzare una mostra, ma la tempistica della grande retrospettiva dedicata a Bruce Nauman sembra calcolata per avere il massimo impatto.

La prima opera dell'artista americano che si vede, ai piedi della scala mobile ancora prima di entrare nelle sale della mostra, è un video di mani che vengono ripetutamente, ossessivamente lavate. E' un messaggio che abbiamo tutti ricevuto dalle autorità negli ultimi mesi, ma l'opera, Washing Hands Normal, è del 1996.

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Una sala è dedicata a Double Steel Cage Piece, del 1974, un'installazione di due grandi gabbie di acciao, una dentro l'altra: l'unico modo di passare da una all'altra è attraverso un corridoio strettissimo, che amplifica il senso di claustrofobia e di oppressione (paradossalmente, a causa delle restrizioni dovute al Covid-19, non è possibile entrare nella gabbia e passare dalla strettoia come previsto dall'artista).Il senso di isolamento e di alienazione che tanti hanno provato durante il lockdown è palpabile anche in opere video estreme come Anthro/Socio, la testa rotante dell'uomo che urla richieste aggressive a voce sempre più alta o Clown Torture, che rende ancora più inquietante il personaggio del pagliaccio.

Alienazione

La cacofonia di suoni è parte integrale della volontà di Nauman di creare un senso di alienazione.Altri video degli anni Sessanta mostrano l'artista che fa semplici gesti ripetutamente e ossessivamente, in modo quasi maniacale, come una persona che ha passato troppo tempo da sola dentro quattro mura. In un video nell'ultima sala un uomo scivola su una buccia di banana e cade per terra al rallentatore, ripetutamente. Alzarsi è futile perchè poi si ricade, inesorabilmente.Nauman è dappertutto a Tate Modern, una full immersion oltre le sale della mostra. Si sente la sua voce sulle scale, una serie di frasi ripetute ossessivamente in una ripresa di Raw Materials, la sua commissione creata per la Turbine Hall nel 2004. Nel caffè del museo c'è il video Good boy, bad boy del 1985, un uomo e una donna che declinano verbi su sensazioni, comportamenti e preferenze. Io amo tu ami noi amiamo, Io non voglio morire, tu non vuoi morire, noi non vogliamo morire…Una conversazione ineludibile per chi entra in quello spazio.

All'ingresso c'è un'opera neon del 1967 che a colori vivaci dichiara sarcasticamente che “il vero artista aiuta il mondo rivelando verità mistiche”. Un altro video in un luogo di passaggio mostra Nauman impegnato per un'ora nel compito banale di costruire un recinto per il suo ranch in America.

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